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Cuba, arrivati 500mila euro di aiuti umanitari dall’Italia: anche forniture mediche. Beni anche dal Brasile

Sul volo oltre 100 attivisti parlamentari europei e rappresentanti di organizzazioni sociali, sindacali e politiche di diversi Paesi. L'iniziativa, sostenuta da più di 50 associazioni, punta a "rendere visibile il rifiuto del blocco economico" contro l'isola
Cuba, arrivati 500mila euro di aiuti umanitari dall’Italia: anche forniture mediche. Beni anche dal Brasile
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È arrivato giovedì 19 marzo all’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana un convoglio umanitario proveniente dall’Italia: circa cinque tonnellate di aiuti, tra cui forniture mediche, per un valore totale stimato di 500mila euro, secondo quanto riportato dalla televisione statale cubana. Il convoglio era partito mercoledì da Fiumicino con a bordo anche Mimmo Lucano e Ilaria Salis.

Il carico, parte del Convoglio Nuestra América, mobilitazione internazionale progressista nata per venire in soccorso dell’isola, ora in una fase di grave crisi economica ed energetica, è giunto nella notte con il volo NO230 della compagnia Neos nell’ambito del progetto “Let Cuba Breathe”. Le istituzioni sanitarie, secondo fonti ufficiali cubane, saranno coinvolte nella distribuzione degli aiuti umanitari, che comprendono anche pannelli solari e sistemi fotovoltaici destinati agli ospedali.

“Non si tratta solo di sostegno materiale, ma di un segnale di solidarietà internazionale“, ha affermato Rodrigo Zarza, dell’Istituto cubano di amicizia con i popoli, evidenziando anche “la crescente consapevolezza sulla situazione energetica del Paese”. Sul volo erano presenti oltre 100 attivisti parlamentari europei e rappresentanti di organizzazioni sociali, sindacali e politiche di diversi Paesi. L’iniziativa, sostenuta da più di 50 associazioni, punta a “rendere visibile il rifiuto del blocco economico” contro Cuba. La delegazione resterà sull’isola fino al 24 marzo, partecipando alle attività del convoglio internazionale e supporterà le operazioni legate all’arrivo via mare di nuovi carichi nei prossimi giorni. “È una missione di solidarietà con un popolo sotto pressione”, hanno dichiarato Sofia Buttarelli e Maurizio Coppola di Potere al Popolo ai microfoni della tv statale cubana subito dopo l’arrivo.

Altri convogli arrivano anche da altri Paesi. Come il Brasile che ha annunciato l’invio a Cuba di 20mila tonnellate di riso, altri alimenti e medicinali per far fronte alla grave crisi. Il carico alimentare, già in viaggio, sarà distribuito attraverso il Programma alimentare mondiale (Pam), mentre una prima fornitura di farmaci è arrivata per via aerea nei giorni scorsi. Secondo il ministero degli Esteri di Brasilia, gli aiuti includono riso grezzo e raffinato, fagioli neri e latte in polvere, destinati a rafforzare la sicurezza alimentare della popolazione. “La gente sta soffrendo e per questo stiamo effettuando donazioni”, ha dichiarato la segretaria per America Latina e Caraibi, Gisela Padovan. Una seconda spedizione è in preparazione e sarà inviata via mare.

L’Avana ha invece mostrato tutto il suo risentimento nei confronti di un altro Paese latino che, invece, ha deciso di rimanere fedele alle imposizioni americane: il Costa Rica. Il ministero degli Esteri cubano ha criticato la decisione di San Josè di limitare le relazioni bilaterali al solo ambito consolare, accusando il Paese centroamericano di cedere alle influenze degli Stati Uniti con una decisione arbitraria. Cuba sostiene che il Costa Rica ha notificato “la decisione unilaterale di chiudere l’ambasciata a Cuba”, un’azione avvenuta tramite nota diplomatica e “senza offrire alcun argomento”. Inoltre, invocando una “presunta e infondata reciprocità”, il Costa Rica ha chiesto all’Avana di ritirare il proprio personale diplomatico entro il primo aprile, mantenendo in funzione unicamente le cariche consolari e amministrative. Il governo cubano ha definito la mossa un atto di subordinazione che “si aggiunge ancora una volta all’offensiva del governo statunitense nei suoi rinnovati tentativi di isolare il nostro Paese”. La dichiarazione ministeriale si conclude ribadendo che questo sforzo non avrà successo: “Come sessant’anni fa, fallirà nell’impresa. Nulla potrà distanziare i popoli di Cuba e del Costa Rica”.

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