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In vigore il decreto carburanti con il taglio temporaneo delle accise (a carico dei ministeri). Il “meccanismo antispeculazione” ha le armi spuntate

Le coperture dalla riduzione degli stanziamenti dei ministeri: 127,5 milioni tagliati al Mef, 96,5 al ministero delle Infrastrutture, 86 alla Salute. Sanzione dello 0,1% del fatturato giornaliero non per chi specula ma per le compagnie che non rispettano le procedure di comunicazione dei prezzi. Opposizioni: "Troppo poco e troppo tardi"
In vigore il decreto carburanti con il taglio temporaneo delle accise (a carico dei ministeri). Il “meccanismo antispeculazione” ha le armi spuntate
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È in vigore da oggi il decreto carburanti approvato mercoledì sera dal consiglio dei ministri e subito pubblicato in Gazzetta Ufficiale dopo la firma di Sergio Mattarella. Scatta quindi da subito – mentre in Medio Oriente gli attacchi incrociati alle infrastrutture energetiche hanno fatto schizzare ancora una volta le quotazioni del barile – il taglio di 20 centesimi al litro per 20 giorni delle accise su benzina e diesel. Considerando l’Iva, lo sconto per gli automobilisti sarà di circa 24,4 centesimi al litro. Caute le associazioni consumatori. “In deroga all’allineamento voluto dall’Unione europea, sarebbe stato molto meglio tagliare di 25 cent il gasolio e di 15 cent la benzina”, sostiene Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Il gasolio “in modalità self service in autostrada scenderà da 2,190 di oggi a 1,946 euro, un importo ancora troppo elevato, con un risparmio per un pieno di 50 litri pari a 12,20 euro. La benzina in autostrada diminuirà da 1,967 a 1,723, mentre con 15 cent sarebbe stata pari a 1,784, un valore comunque accettabile”. Federconsumatori parla di interventi positivi ma insufficienti.

L’intervento arriva senza che sia stato attivato il meccanismo dell’accisa mobile, che prevede l’utilizzo del maggior gettito Iva per finanziare la riduzione delle accise. Le coperture vengono invece dalla riduzione degli stanziamenti di competenza e cassa dei ministeri: 127,5 a carico del Mef, 96,5 del ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini, 86 verranno tagliati alla Salute, 30 al Viminale, giù giù fino ai 25 milioni in meno per l’Università e ai 16,6 in meno per il Lavoro.

Oltre al taglio temporaneo delle accise e alle misure settoriali per autotrasporto e imprese ittiche, all’articolo 1 – “Prevenzione e contrasto alle manovre speculative sui carburanti” – è prevista una stretta sui controlli. Giorgia Meloni nell’intervista al Tg1 subito dopo il consiglio dei ministri ha parlato di “un meccanismo antispeculazione che di fatto lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo sanzioni per chi dovesse discostarsi”. Descrizione ampiamente esagerata: il provvedimento si limita a disporre che le compagnie petrolifere comunichino quotidianamente ai gestori i prezzi consigliati, li pubblichino sui propri siti e li trasmettano sia al Garante per la sorveglianza dei prezzi sia all’Antitrust. In aggiunta, i gestori non potranno aumentare i prezzi nell’arco della stessa giornata. Il risultato sarà solo quello di rendere più tracciabile la formazione dei listini lungo la filiera. Peraltro non sono previste multe per chi si “discosta” dall’andamento reale del prezzo della materia prima, come sostenuto dalla premier: la sanzione, pari allo 0,1% del fatturato giornaliero, scatterà in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione.

Poco incisivo anche lo “speciale regime di controllo dei fenomeni distorsivi lungo la filiera” che stando al decreto verrà messo in campo dal GaranteMister Prezzi – “al fine dell’immediato rilievo, previa individuazione di indici di anomalia, dell’andamento dei prezzi al consumo in rapporto alla variazione dei prezzi delle materie prime e raffinate sui mercati”. La figura istituita nel 2007 presso il ministero delle Imprese continuerà ad avere solo poteri di segnalazione e moral suasion. Se emergono aumenti ritenuti anomali e repentini, trasmetterà alla Guardia di Finanza “il dettaglio degli operatori della distribuzione e delle relative compagnie petrolifere, presso i quali accertare e verificare le eventuali anomalie (…) e il costo giornaliero di acquisto del greggio e dei prodotti raffinati da parte del titolare dell’autorizzazione petrolifera”. Gli esiti verranno poi inviati all’Antitrust per eventuali sanzioni e, nei casi più gravi, all’autorità giudiziaria che è ovviamente l’unica a poter determinare se ci sono reati.

Le opposizioni criticano sia la portata sia l’impostazione del decreto. Per il Pd è “troppo poco e troppo tardi”, mentre Avs sottolinea come il taglio delle accise sia finanziato con risorse pubbliche e non a carico dei profitti del settore energetico. Secondo Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, le sanzioni dello 0,1% sono una beffa: “Per dare un ordine di grandezza, il fatturato giornaliero dei carburanti è pari a circa 200 milioni di euro: la sanzione, anche ipotizzando il massimo, sarebbe di appena 200mila euro. Una cifra irrisoria. Una vergogna”. I parlamentari M5S bocciano quello che definiscono “ridicolo tentativo di pannicello referendario, già mangiato dall’aumento dei prezzi sui mercati, assolutamente non in grado di aiutare famiglie e imprese di fronte al caro energia”. Peraltro le coperture, fanno notare, ammontano a una cifra “pressoché identica a quella che il governo ha messo in conto di incassare dall’aumento delle accise sul gasolio deciso nell’ultima manovra: un aumento strutturale, quest’ultimo, contro un taglio delle accise temporaneo, quello deciso nel Dl carburanti approvato ieri sera”.

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