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Perché gli attacchi agli impianti di Gnl di Ras Laffan aprono uno “scenario da Armageddon” sui mercati. I rischi per l’Europa

Il sito qatariota, con una capacità di circa 77 milioni di tonnellate annue, è il più grande hub di gas naturale liquefatto al mondo. Da cui l'Europa è diventata molto dipendente dopo il calo dell'import via gasdotto dalla Russia. Si temono interruzioni prolungate dell’offerta, che si tradurrebbero in uno choc globale sul prezzo dell'energia
Perché gli attacchi agli impianti di Gnl di Ras Laffan aprono uno “scenario da Armageddon” sui mercati. I rischi per l’Europa
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Gli attacchi incrociati agli impianti energetici nel Golfo, compresa l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, aprono quello che gli esperti del settore definiscono uno “scenario da Armageddon“. Non si parla più soltanto dello stop al traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante delle esportazioni globali di greggio. Sul tavolo c’è ora anche la possibilità di danni diretti alla capacità produttiva dell’area, uno dei principali poli energetici del mondo. Il rischio è quello di interruzioni prolungate dell’offerta, che si tradurrebbero in uno choc globale sul prezzo dell’energia con pesanti conseguenze per l’Europa, per cui il Qatar è il secondo fornitore dietro gli Usa -L’ad di QatarEnergy ha già fatto sapere che potrebbe dover dichiarare la forza maggiore sui contratti a lungo termine per le forniture di gas naturale liquefatto destinate a Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gnl del Paese. Il primo effetto è che il Brent è arrivato a superare i 119 dollari al barile – salvo ripiegare dopo che il sottosegretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha rivelato che è allo studio la rimozione delle sanzioni nei confronti del petrolio iraniano – e i prezzi del gas sul mercato europeo Ttf hanno registrato un’impennata oltre i 70 euro al megawattora, più che raddoppiando rispetto ai livelli precedenti all’escalation. In rosso tutte le Borse europee.

La produzione annuale del Qatar, circa 110 miliardi di metri cubi, è poco inferiore alla perdita di forniture russe via gasdotto verso l’Europa dopo l’invasione dell’Ucraina. Il sito di Ras Laffan, grande 290 km quadri e con una capacità di circa 77 milioni di tonnellate annue, è il più grande hub di gas naturale liquefatto al mondo. Da lì proviene in condizioni normali circa un quinto dell’offerta globale di Gnl. Almeno fino agli attacchi missilistici iraniani delle ultime ore, seguite ai raid contro il giacimento di gas iraniano di South Pars. Per gli operatori, racconta il Financial Times, si tratta di un evento senza precedenti. I raid iniziati mercoledì sera hanno messo fuori uso parte degli impianti rendendo incerto il ritorno alla piena operatività. QatarEnergy aveva già sospeso la produzione in via precauzionale, ma il mercato scommetteva su una ripresa rapida una volta stabilizzata la situazione nello Stretto di Hormuz. Uno scenario che ora appare superato.

Secondo diversi analisti, il ripristino completo potrebbe richiedere mesi, se non anni, soprattutto considerando la complessità delle tecnologie necessarie per il raffreddamento e la liquefazione del gas. “Mi sono svegliata stamattina e ho pensato: ‘No, per favore no'”, dice al Ft Anne-Sophie Corbeau, ex responsabile dell’analisi del gas presso la BP e ora al Center on Global Energy Policy della Columbia University. “Questo è sempre stato il mio incubo, il mio scenario da Armageddon, quello che non volevo assolutamente che si verificasse”. Se lo stop dovesse protrarsi per l’intero anno, prevede il quotidiano finanziario, l’offerta globale tornerebbe ai livelli del 2021, cancellando cinque anni di crescita. E senza alternative facilmente attivabili.

Le conseguenze degli attacchi ricadranno pesantemente sull’Europa, la cui dipendenza dal Gnl è aumentata dopo il taglio dei flussi russi. Ora il Vecchio continente dovrà competere direttamente con Asia orientale, in particolare Giappone e Corea del Sud, per accaparrarsi carichi alternativi, soprattutto dagli Stati Uniti. A carissimo prezzo. La stagione di riempimento degli stoccaggi in estate si preannuncia molto complessa. Intanto in Asia si segnalano già carenze e razionamenti, mentre diversi Paesi stanno tornando a utilizzare il carbone per la produzione elettrica.

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