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“Intento rivoltoso e ostile istinto di ribellione”, sei misure e 27 indagati per gli scontri alla manifestazione pro-Pal di Milano

Quel 22 settembre, al termine del corteo pro-Palestina che aveva raccolto circa 15.000 persone tra movimenti e collettivi studenteschi, quattro giovani erano stati arrestati in flagranza, tra cui due minorenni e due studentesse universitarie
“Intento rivoltoso e ostile istinto di ribellione”, sei misure e 27 indagati per gli scontri alla manifestazione pro-Pal di Milano
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“Alcuni dei militanti pro-Pal ritenuti responsabili degli scontri del 22 settembre 2025 alla stazione Centrale di Milano durante le manifestazioni a sostegno del popolo palestinese e della spedizione umanitaria internazionale della flotta ‘Global Sumud Flotillà’ avrebbero avuto ‘intento rivoltoso’ lasciandosi andare a scene di ‘vera guerriglia’ con ‘violenza e ribellione’ contro la ‘polizia’ attraverso il ‘lancio’ di ‘oggetti contundenti, sanpietrini, segnaletica stradale’”. Sono le valutazioni della giudice per le indagini preliminari di Milano, Giulia D’Antoni, nell’ordinanza con cui ha disposto sei misure cautelari tra obblighi di firma e divieto di dimora per giovani frequentatori del centro sociale Lambretta, mentre per altri otto indagati ha fissato interrogatori preventivi.

Secondo la gip, gli scontri davanti alla stazione Centrale “non sono frutto di un occasionale episodio scatenante la rivolta, bensì di un radicato risentimento nutrito da parte degli esponenti dei centri sociali e dei gruppi antagonisti nei confronti delle Forze di Polizia”, uno “sfogo di un istinto di ribellione” che ha trasformato una manifestazione pacifista in un teatro di violenza. Gli episodi, spiega, sono “espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni dello Stato e, in particolar modo, le Forze dell’Ordine”, con un atteggiamento di sfida verso la tutela dell’ordine pubblico, vista dai manifestanti come un “limite alla libera manifestazione del pensiero”.

Quel 22 settembre, al termine del corteo pro-Palestina che aveva raccolto circa 15.000 persone tra movimenti e collettivi studenteschi, quattro giovani erano stati arrestati in flagranza, tra cui due minorenni e due studentesse universitarie. Per i minori il Tribunale per i minorenni di Milano ha disposto nove mesi di “messa alla prova”, sospendendo il processo e prevedendo lavori socialmente utili, con possibilità di estinzione dei reati in caso di valutazione positiva.

L’ordinanza della gip ricostruisce episodi concreti di violenza: un agente è stato colpito “ripetutamente con la ‘punta metallica di un ombrello’ al ‘volto e alla gola’” mentre cercava di contenere la folla, altri sono stati spinti “all’interno della folla tumultuosa dei manifestanti” e privati “dello scudo e dello sfollagente”. Sono stati lanciati transenne, sanpietrini, fumogeni e torce, mentre alcuni indagati hanno commesso atti di oltraggio a pubblico ufficiale mostrando il “dito medio” e “mimando atti sessuali” nei confronti degli agenti, e un altro ha tentato una rapina cercando di portare via lo scudo di protezione di un poliziotto.

“La manifestazione pacifista in favore del popolo palestinese è divenuta teatro di scontri accesi” scrive ancora D’Antoni, aggiungendo che gli scenari potrebbero “nuovamente riproporsi e che gli indagati possono reiterare” i reati, anche perché sono “soliti prendere parte a manifestazioni pubbliche organizzate riguardanti tematiche geopolitiche di interesse nazionale, oltre che quelle per ‘perorare la causa palestinese’”. L’inchiesta, coordinata dalla pm Francesca Crupi e diretta dal Procuratore Marcello Viola, ha finora portato all’identificazione e alla denuncia di 27 persone ritenute responsabili di gravi reati “di piazza” in concorso: resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni gravi o gravissime, interruzione di servizio pubblico, oltraggio e porto abusivo di armi improprie. Le misure cautelari sono state eseguite dalla Digos.

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