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La Fed lascia fermi i tassi e rivede al rialzo le previsioni sull’inflazione causa escalation in Medio Oriente

Penultima riunione dell’era di Jerome Powell che resterà però presidente pro tempore se Kevin Warsh, il candidato indicato da Trump, non otterà l’approvazione del Congresso entro il 15 maggio
La Fed lascia fermi i tassi e rivede al rialzo le previsioni sull’inflazione causa escalation in Medio Oriente
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Il taglio chiesto da Donald Trump non arriva. La Federal Reserve lascia i tassi invariati tra il 3,5% e il 3,75% nella penultima riunione dell’era di Jerome Powell. La decisione, presa con 11 voti favorevoli e uno contrario, arriva in un contesto di crescente incertezza, sia sul fronte interno sia su quello geopolitico. Il rallentamento nel percorso di disinflazione causa impatto della guerra in Iran sui prezzi energetici rischia di allontanare ulteriormente il ritorno stabile al target del 2%, mentre si avvicina un delicato passaggio di consegne ai vertici della banca centrale.

Pochi giorni fa un giudice federale ha annullato l’indagine penale del Dipartimento di Giustizia sulla testimonianza resa da Powell al Senato riguardo alla costosa ristrutturazione della sede della banca centrale. Resta però aperto il nodo della successione: Kevin Warsh è il candidato indicato, ma deve ancora ottenere l’approvazione del Congresso. In caso di ritardi oltre il 15 maggio, Powell ha chiarito che resterà presidente pro tempore, come previsto dalla legge.

Sul piano macroeconomico, la Fed ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2026, portandole al 2,4%. Ritoccate verso l’alto per anche le previsioni sull’inflazione, attesa al 2,7% quest’anno, mentre resta stabile il tasso di disoccupazione al 4,4%.

“L’economia statunitense si è espansa a un ritmo sostenuto”, ha spiegato Powell in conferenza stampa, sottolineando però che la creazione di posti di lavoro resta moderata e che l’inflazione “rimane leggermente elevata”. Le aspettative di inflazione nel breve termine sono aumentate nelle ultime settimane, “probabilmente a causa del forte rialzo dei prezzi del petrolio legato alle interruzioni delle forniture in Medio Oriente“. Quelle di lungo periodo, invece, restano ancorate all’obiettivo del 2%. Proprio le tensioni in Medio Oriente rappresentano oggi il principale fattore di rischio. “Le implicazioni per l’economia statunitense sono incerte”, ha detto Powell, assicurando che la Fed continuerà a monitorare i rischi per entrambi i lati del suo duplice mandato.

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