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Ultimo aggiornamento: 8:54

Referendum, Travaglio a La7: “Il deputato di Fdi e il sistema clientelare? Non è una mela marcia, altrimenti Meloni l’avrebbe cacciato”

"Mi auguro che la gente apra gli occhi". Travaglio avverte: il No è l'unico modo per fermare l'azzardo Nordio
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Il deputato di Fratelli d’Italia parla di ‘solito sistema clientelare’ perché evidentemente è abituato a impiegarlo, altrimenti direbbe: ‘Per stavolta usiamo il sistema clientelare'”. Così, a Otto e mezzo (La7), il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta l’intervento del deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia, pronunciato nei giorni scorsi a Genzano di Lucania, in Basilicata, durante un incontro a sostegno del Sì al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo.
Il parlamentare meloniano, concludendo il suo discorso davanti a dirigenti e simpatizzanti locali, ha invitato a mobilitare voti “con gli argomenti”, aggiungendo che, se questi non fossero bastati, si sarebbe potuto ricorrere “anche al solito sistema clientelare: i favori a mio cugino, ai nostri parenti. Non ci credi? Non fa niente, tu sei mio cugino, a te t’ho fatto un favore, a te te n’ho fatti tanti. Devi votare sì”. E ha chiusto con un appello netto: “Dobbiamo vincere questa battaglia”.

Per Travaglio quelle parole rivelano molto di più di un semplice scivolone retorico, sottolineando come l’aggettivo “solito” implichi una pratica abituale e condivisa, non un’eccezione momentanea: “Ha detto ‘il solito sistema clientelare: evidentemente i voti lui e i suoi amici se li procurano così”, osserva il direttore.
Se davvero esistesse, come recita la narrazione diffusa nel centrodestra, una “casta di magistrati che non paga” mentre i politici pagherebbero il conto delle proprie responsabilità, oggi Mattia “sarebbe stato preso per un orecchio dalla Meloni o da chi per essa e espulso dal partito di Fratelli d’Italia, partito di maggioranza relativa della presidente del Consiglio”. Invece, nota il direttore, “tutto tace”, perché “noi ci scandalizziamo di queste vergogne ma loro le trovano normali”.
Quel “solito” non è un lapsus isolato, ma il sintomo di una mentalità diffusa, “almeno nel centrodestra”, e forse – aggiunge – “anche una parte del centrosinistra”, ricordando l’episodio di Vincenzo De Luca che, durante la campagna referendaria renziana del 2016, prometteva “fritture di pesce” per convincere al Sì.
“Evidentemente pensano che la Costituzione sia roba da vendere e da comprare, un articolo a te, un articolo a me”, osserva Travaglio.

Il direttore precisa che le frasi di Mattia, per quanto sgradevoli, “naturalmente non sono un reato”. Ma avverte: se qualcuno desse seguito concreto a quell’invito, andando in giro a “comprare voti in cambio di favori”, allora si configurerebbe la corruzione elettorale o il voto di scambio, reati veri e propri. E qui entra in campo il nodo politico più spinoso: “Sapete che cosa succederebbe? La magistratura, se li scoprisse, chiederebbe l’autorizzazione a procedere per intercettazioni e cose di questo genere e il Parlamento come risponderebbe? Da quando c’è questa maggioranza, in 54 casi su 59 di parlamentari per i quali i magistrati hanno chiesto l’autorizzazione a procedere, il Parlamento ha risposto di no: 54 volte su 59 in tre anni“. È la prova che “la casta che non paga è quella dei politici, come insegna il caso Palamara”.

Di fronte a un episodio del genere, Travaglio lancia un appello diretto all’opinione pubblica: “Mi auguro che la gente apra gli occhi”. Perché il vero rischio, per il direttore del Fatto, sta proprio nella riforma Nordio al centro del referendum, che aumenterebbe il peso della politica sulla giustizia: “Con la riforma Nordio la politica conterà di più nella giustizia. Ci conviene? La politica che è quella roba lì purtroppo. Qui non si tratta di una “mela marcia” da espellere dal cestino, altrimenti –conclude – sarebbe già successo. Se il partito non reagisce con indignazione e non caccia chi parla così, tutti gli altri intorno a me saranno autorizzati a pensare che è giusto. E allora, possiamo fidarci a dare a questa politica più potere dentro la magistratura? Io credo che sia un azzardo terribile“.

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A cura di Paolo Frosina
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