Il mondo FQ

2006, 2016, 2026: c’è più di un filo conduttore che lega gli anni dei referendum costituzionali

In tutte queste campagne referendarie, gli argomenti deboli pro-riforma hanno condotto i promotori a trasformare il voto referendario in una sorta di plebiscito sul Governo in carica
2006, 2016, 2026: c’è più di un filo conduttore che lega gli anni dei referendum costituzionali
Icona dei commenti Commenti

di Roberto Celante

2006, 2016, 2026: c’è più di un filo conduttore che lega i referendum costituzionali di queste annate.

Il primo si riferisce alla rinuncia della ricerca di un consenso trasversale in Parlamento. Considerando che il testo da modificare non era quello di una legge ordinaria, ma del patto sociale sul quale si fonda la nostra democrazia, ci si sarebbe aspettati una maggiore sensibilità da parte del Governo, promotore della riforma, che avrebbe dovuto prendere atto della maggioranza risicata raccolta nella prima votazione e istituire un tavolo con le opposizioni, per verificare la possibilità di addivenire ad un testo condiviso. Perché la Costituzione è di tutti e tale deve rimanere. Deve restare un testo sul quale tutti i partiti possano riconoscersi: ne va della credibilità e della stabilità della nostra democrazia.

Un altro elemento che unisce le annate: i toni e i contenuti della propaganda a favore del “SÌ”. In tutte queste campagne referendarie, gli argomenti deboli pro-riforma hanno fisiologicamente condotto i promotori a trasformare il voto referendario in una sorta di plebiscito sul Governo in carica, o sul suo leader. L’unica a tentare di sottrarsi a questa logica è l’attuale premier Meloni, ma si tratta, a ben vedere, di un tentativo alquanto maldestro, avendo dichiarato che, in caso di vittoria del “NO”, non si dimetterà, salvo però spendersi in prima persona per il “SÌ”, denunciando le “sentenze surreali” riferite alla cronaca giudiziaria. Sentenze che, a suo dire, vanificherebbero l’operato del suo governo. Sentenze che, invece, altro non fanno, se non dare applicazione alla normativa vigente, compresa quella emanata dalla Destra…

Il terzo, e il più significativo, filo conduttore deriva dal fatto che ogni volta la maggioranza di turno ha approvato una riforma per alleggerire o rimuovere i pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione, ad applicazione e, al tempo stesso, a presidio del principio della divisione dei poteri.

Nel 2005, infatti, era stato depotenziato il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, aumentando al tempo stesso i poteri del Premier, che nominava e destituiva a piacimento i Ministri, ne dettava l’agenda e poteva sciogliere la Camera dei Deputati che ne avesse votato la sfiducia. Inoltre, e su questo ultimo punto la successiva riforma del 2016 avrebbe attinto a piene mani da quella del 2005, veniva svilito il Senato, che avrebbe cessato di essere elettivo, avrebbe partecipato solo in alcuni casi all’iter legislativo e avrebbe perso la funzione di controllo dell’operato del governo, poiché soltanto la Camera dei Deputati avrebbe conservato il rapporto fiduciario con l’Esecutivo.

Nel 2025, è stata approvata la Riforma costituzionale sull’assetto della Magistratura, definita solo impropriamente “Riforma della Giustizia”, perché non migliorerebbe in alcun modo né l’efficienza del servizio erogato (obiettivo perseguibile solo intervenendo sui codici di procedura con legge ordinaria, nonché assumendo più magistrati e forze dell’ordine), né la funzione di deterrenza della legge penale e la percezione della certezza della pena (si dovrebbero eliminare la sospensione condizionale della pena e le misure alternative alle pene detentive e costruire più carceri).

Il vero obiettivo di questa riforma è invece sondare la disponibilità dei cittadini, o meglio, la loro capacità di percezione del pericolo: se vincesse il “SÌ”, lo step successivo alla separazione delle carriere dei magistrati sarebbe un’ulteriore riforma e, di conseguenza, un nuovo quesito referendario, che riguarderebbe stavolta la subordinazione dei PM all’Esecutivo, che definirebbe le priorità nelle indagini da svolgere, dando precedenza ai reati di maggior allarme sociale, per lasciar ammuffire e prescrivere le inchieste sui c.d. “colletti bianchi”, politici compresi. Dovremo, quindi, dimostrare di considerare ancora fondamentale il principio di divisione dei poteri e, come già nel 2006 e nel 2016, votare un altro “NO”!

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

Preferirei di NO

A cura di Paolo Frosina
Ogni martedì, fino al referendum, la newsletter del Fatto racconta le ragioni del NO.
Iscriviti alla newsletter
Preferirei di NO

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione