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Unicredit alle porte di Commerzbank. Merz: “Vogliamo l’indipendenza della nostra banca, ma la risposta sta a lei”

L'amministratore delegato Orcel: "Offerta fatta per motivi tecnici, ma non puntiamo al controllo. È giunto il momento di dialogare". Francoforte: "Non ci sono i presupposti"
Unicredit alle porte di Commerzbank. Merz: “Vogliamo l’indipendenza della nostra banca, ma la risposta sta a lei”
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Unicredit è tenuta a fare un’offerta di acquisizione, avendo superato la soglia del 30%. Questo è prescritto dal diritto commerciale. Adesso la questione compete ai due soggetti interessati. L’opinione politica del governo è chiara: vogliamo mantenere l’indipendenza di Commerzbank. Ma adesso Commerzbank deve dare una risposta e tutto il resto si vedrà nelle prossime settimane e mesi”. Se non come un’apertura, che non c’è, il commento del cancelliere tedesco Friedrich Merz, all’ultima mossa di Unicredit a Francoforte suona almeno come un “non siamo d’accordo, ma se la vedano loro”.

La banca italiana ha lanciato un’offerta pubblica volontaria di scambio per superare il 30% dell’istituto tedesco che già possiede e avere anche più flessibilità rispetto ai piani di acquisto di azioni proprie di Commerzbank, che comportano fluttuazioni degli italiani da una parte all’altra della soglia rilevante del 30 per cento appunto. “Non puntiamo al controllo, ma a un dialogo costruttivo con Commerzbank e gli altri stakeholder”, ha detto l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, presentando l’operazione agli analisti. “È giunto il momento di dialogare. Ci auguriamo quindi che questa offerta ribadisca questo messaggio e la nostra costante disponibilità al dialogo con la dirigenza di Commerzbank. Rimaniamo convinti del notevole valore che una soluzione concordata potrebbe generare”, ha aggiunto il banchiere spiegando che l’operazione “non presenta svantaggi rispetto all’obiettivo di stimolare un dialogo costruttivo. Il nostro obiettivo con questa operazione è superare la soglia del 30%. Possiamo raggiungerlo solo con un’offerta pubblica di acquisto volontaria che, come previsto dalla legge tedesca, è un’offerta a tutti gli azionisti per il 100% delle azioni. La nostra aspettativa, tuttavia, è di non superare di molto il 30%”.

Resta ovviamente ferma la premessa alla base dell’ingresso di Unicredit in Commerzbank: “Credo che una fusione non solo aggiungerebbe molto valore agli azionisti, ma anche alla Germania, all’Europa, ai clienti e alle persone che lavorano presso Commerzbank e Unicredit”, dice Orcel. E, almeno a parole, l’Europa lo sostiene. “Per rendere l’Unione del risparmio e degli investimenti un successo”, fanno sapere da Bruxelles senza entrare nel merito del caso specifico, “abbiamo bisogno di banche forti, perché sono intermediari chiave nei mercati dei capitali”, mentre le nostre banche “non hanno raggiunto una scala sufficiente per essere competitive sul piano internazionale”. Invece “il consolidamento nel settore bancario attraverso fusioni domestiche e transfrontaliere contribuirebbe a migliorare l’efficienza e la redditività delle banche”.

Ma Commerzbank non apre. “Non ci sono le basi per i colloqui”, manda a dire il numero uno Bettina Orlopp, che si ribadisce convinta “della forza e del potenziale della nostra strategia, che punta sull’autonomia e sulla crescita redditizia”. E protesta perché “di fatto” non c’è “alcun premio per i nostri azionisti”. In ogni caso il consiglio di amministrazione e il consiglio di Sorveglianza di Commerzbank “esamineranno attentamente” l’offerta una volta pubblicata, “agendo nel migliore interesse della banca, dei suoi azionisti, dei dipendenti e dei clienti”. Intanto il capo del consiglio di fabbrica della banca, Sascha Ubel annuncia un’azione di difesa “con tutte le nostre forze e i nostri mezzi” di fronte a quello che definisce come “il passo successivo della spudoratezza” che, “non è solo un passo non concordato, ma ostile”. E così il portavoce del ministero delle Finanze tedesco, cui fa capo il 12% della banca, ha buon gioco a sottolineare che “un’acquisizione ostile non sarebbe accettabile” e quello di Unicredit “è un annuncio, di cui prendiamo atto, non ancora una proposta”.

I base ai dettagli dell’operazione forniti dalla banca, Unicredit prevede che la propria offerta sarà pari a 0,485 azioni proprie per ogni azione Commerzbank, il che implica un prezzo di 30,8 euro per azione (32,1 euro a +8,6% la chiusura in Borsa) della banca tedesca, ovvero un premio del 4% rispetto alla chiusura del 13 marzo. ll rapporto di cambio sarà determinato dalla BaFin, l’autorità di vigilanza finanziaria tedesca, nei prossimi giorni sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi degli ultimi tre mesi delle azioni delle due banche. Si prevede che l’offerta sia formalmente avviata all’inizio di maggio, con un periodo di adesione di quattro settimane.

Per Standard & Poor’s l’offerta “è la conferma che UniCredit continua a perseguire un accordo più ampio e trasformativo con Commerzbank”, tanto che non si esclude che “i termini dell’offerta di scambio possano cambiare prima della chiusura dell’operazione, prevista per giugno”. In particolare “se le discussioni che UniCredit intende avviare con tutti gli stakeholder di Commerzbank dovessero tradursi in un sostegno a un accordo di più ampia portata”.

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