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La nipote di Piero Calamandrei: “Al referendum voterò No. La destra vuol demolire le basi della Costituzione”

Silvia Calamandrei, storica e sinologa: "La Carta è il nostro patto di convivenza democratica. Chi non lo sottoscrisse ora tenta di distruggerlo dall'alto"
La nipote di Piero Calamandrei: “Al referendum voterò No. La destra vuol demolire le basi della Costituzione”
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Il 27 settembre di quest’anno ricorrono i settant’anni dalla morte di Piero Calamandrei. Giurista, avvocato, professore universitario, antifascista, politico, padre costituente, Calamandrei è tra le figure che hanno accompagnato la nascita della Repubblica nel dopoguerra, richiamato di frequente in vista del referendum del 22 e 23 marzo. “In questo clima vale la pena chiedersi cosa resta del suo pensiero quando lo si sottrae alle frasi isolate e lo si rimette nel contesto”, dice la nipote Silvia Calamandrei, 79 anni a giugno. E annuncia il suo No alla riforma Nordio, con cui, dice, la destra “tenta abusivamente di demolire la Costituzione dall’alto”. Figlia di Franco Calamandrei e Maria Teresa Regard, entrambi giornalisti, Silvia seguì i genitori a Pechino nei primi anni ‘50: era l’unica bambina italiana in tutta la Cina, esperienza che ha allargato il suo sguardo. Storica e sinologa di formazione, oggi si occupa della valorizzazione della memoria di famiglia e continua a seguire l’attualità cinese.

Quando ha capito che il suo era un nonno speciale?

Da bambina, quando mi ha insegnato a leggere, scrivere, disegnare e mi ha raccontato tante storie, favole e creato giochi per farmi divertire. E poi quando, rientrata dalla Cina nel 1956, ha passato l’estate a prepararmi per l’ammissione alla scuola italiana, facendomi da maestro. Mi è venuto a mancare proprio alla fine di quell’estate, nel settembre. In seguito ho riscoperto la sua importanza quando ho ereditato dopo la morte di mio padre la gestione delle sue opere, delle sue carte e della sua memoria. Soprattutto negli anni ‘90, col revisionismo storico e l’avvento del berlusconismo, ho capito quale formidabile antidoto fossero le sue parole nella difesa dei valori dell’antifascismo e della democrazia. Negli anni 2000, poi, la sua favola ecologista e pacifista Futuro postumo – sulla fine della specie umana, estintasi nella guerra atomica mentre sopravvivono solo le piante e gli animali – lo ha reso anche un precursore dell’impegno per la salvaguardia dell’ambiente e per l’interdipendenza globale.

Chi è per lei oggi Piero Calamandrei?

Un giurista, uno scrittore, un costituzionalista le cui carte e le cui opere ormai circolano ampiamente in rete e continuano a essere attuali nel dibattito pubblico. Da quando le sue opere giuridiche sono accessibili in rete sul portale archiviocalamandrei.it, grazie a un’iniziativa congiunta dell’Università Roma Tre, della Biblioteca di Montepulciano e di Google, sono migliaia gli accessi a livello globale e si avverano le sue parole degli anni ‘50 sulla caduta dei confini e l’interdipendenza tra i popoli grazie a un dialogo in tempo reale. Anche la citazione in rete dei suoi discorsi e delle epigrafi come Lo avrai, camerata Kesselring e la digitalizzazione dei suoi archivi ne tramandano il messaggio.

Qual è l’aspetto di Calamandrei che oggi viene ricordato davvero?

La sua battaglia per la difesa e l’attuazione della Costituzione e l’appello ai giovani alla partecipazione contro l’indifferenza. Anche la sua difesa della scuola pubblica, considerata l’organo più importante della Costituzione, è molto citata, a partire dalle riforme più recenti. In questa fase, in occasione del referendum sulla giustizia, lo si ricorda anche come fautore dell’indipendenza della magistratura e dell’equilibrio tra i poteri.

E l’aspetto che viene semplificato?

Il suo complesso percorso biografico, ben documentato nel volume Diario. 1939-45. Da interventista nella Grande Guerra arrivò, attraverso l’esperienza, a opporsi all’irrigidirsi degli schieramenti della Guerra Fredda e al pericolo della guerra atomica, fino a essere tra i pochi a votare contro il Patto Atlantico. Lo stesso percorso emerge nella sua riflessione sulla legge: alla difesa della legalità affiancò la ricerca del fondamento democratico della legge, approdando infine al ruolo di maestro del Diritto costituzionale.

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Calamandrei aveva vissuto il fascismo e due guerre mondiali. Quanto sono attuali oggi queste sue parole?

L’aria della libertà è il titolo di uno spettacolo di letture, immagini e musica curato da Tomaso Montanari e Nino Criscenti, che gira in questi anni per tutta Italia e che ricostruisce le passeggiate domenicali degli anni ‘30 di Calamandrei e altri amici intellettuali antifascisti, da Pietro Pancrazi a Benedetto Croce a Nello Rosselli, per respirare aria pura sfuggendo all’oppressione della dittatura fascista. Visitavano borghi, chiese romaniche, rovine etrusche dell’Italia centrale, che contrapponevano alla retorica della romanità imperiale fascista. Erano in cerca d’aria ma anche delle radici di una patria interiore, che avrebbe poi dato fondamento all’Italia repubblicana.

Lei oggi vede dei segnali che quell’aria sta mancando? E se sì, dove?

Purtroppo non respiriamo una buona aria, né in Italia né in Europa né nel mondo che precipita nei conflitti e in cui il diritto internazionale viene continuamente calpestato. Già nel 1946 Calamandrei si preoccupava di un clima di desistenza, del rischio del venir meno dei valori per cui si era combattuto contro il nazifascismo, così come la fase della Guerra Fredda minava le speranze di una Costituzione mondiale cui aveva lavorato insieme a Borgese e che vedeva in parte attuata nella Carta delle Nazioni Unite. Il pericolo più grande è l’indifferenza, il disimpegno, la non partecipazione, che lui stigmatizzava nel discorso agli studenti milanesi del 1955. Ricordiamo le parole finali di Lo avrai, camerata Kesselring:

“Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno”

Da padre costituente, qual è la scelta o l’idea di Calamandrei che le sembra più decisiva dentro la Costituzione?

Oltre al Titolo quarto sul potere giudiziario, in cui profuse un grandissimo contributo, e che continua a farne un riferimento anche a livello internazionale, l’articolo che più gli era caro era il terzo, come si può percepire anche ascoltando il suo discorso agli studenti milanesi del 1955: la voce gli si alza e gli si incrina quando parla di “rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Ascoltatelo mentre lo legge e capirete perché dava tanta importanza alla scuola come luogo di formazione della cittadinanza: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Calamandrei è stato profetico su qualcosa? È stato invece smentito su qualcos’altro?

Si è parlato di profezia di Calamandrei riguardo alla demolizione della scuola pubblica, ma ci sono tante delle sue prese di posizione che ne fanno un anticipatore. Si dice che avesse una visione presbite, che vedeva lontano, e forse per questa ragione ha conservato attualità. Alcune delle sue prese di posizione possono essere considerate utopistiche. E non si sono avverate. Ma come lui stesso diceva: “La funzione delle utopie, la funzione degli ideali verso i quali ci si dirige come verso l’arcobaleno che è là alla fine della nuvola, sull’orizzonte, è proprio questa: di aiutarci a camminare in questo duro passaggio attraverso la vita, pur sapendo che quando si arriverà là dove si credeva fosse l’arcobaleno, ritroveremo soltanto un po’ di nebbia; ma l’arcobaleno sarà ancora più in là, e noi continueremo ad inseguirlo senza fermarci.”

Posso chiederle come voterà al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia?

Voterò No, come ho fatto per tutti i referendum volti a demolire le basi del nostro patto di convivenza democratica, quella Costituzione che è rimasta a lungo non attuata — Calamandrei la chiamava l’Incompiuta — ma che si è via via andata materializzando nella crescita democratica del nostro Paese. Pensiamo a quanti progressi ha compiuto negli anni delle riforme degli anni ‘70. Oggi chi non sottoscrisse quel patto è al governo e tenta abusivamente di demolirla dall’alto, mentre Calamandrei diceva che il governo ogni volta che si parla di Costituzione non deve interferire. Lo disse nel 1947, ancora in Costituente, ma resta valido oggi: “Nella preparazione della Costituzione il governo non ha alcuna ingerenza: il governo può esercitare per delega il potere legislativo ordinario, ma, nel campo del potere costituente, non può avere alcuna iniziativa neanche preparatoria. Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti; estraneo del pari deve rimanere il governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’assemblea sovrana.”

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A cura di Paolo Frosina
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