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“L’Italia ripudia la guerra”, dice l’articolo 11. Il No al referendum sulla giustizia serve a difenderlo

L’attenzione del dibattito è tutta concentrata sui 7 articoli della Costituzione che vengono cambiati. Ma dell’art. 11 non se ne parla perché, in effetti, non c’entra nulla. O no?
“L’Italia ripudia la guerra”, dice l’articolo 11. Il No al referendum sulla giustizia serve a difenderlo
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L’articolo 11 della nostra Costituzione inizia cosi: “L’Italia ripudia la guerra”. Di questa norma in tema di referendum sulla Giustizia non si parla mai. L’attenzione del dibattito sulla separazione delle carriere è tutta concentrata sugli altri 7 articoli che vengono cambiati. Ma dell’art. 11 non se ne parla perché, in effetti, non c’entra nulla. O no?

Andiamo con ordine.

– secondo il governo, il Paese versa in una situazione di grave emergenza soprattutto in tema di pubblica sicurezza;

– a suon di decreti Sicurezza, si offre tutela agli operatori delle forze dell’ordine che si trovano coinvolti in fatti di cronaca che vengono puntualmente strumentalizzati dal ministro di turno per la propria propaganda. Scudi per tutti soprattutto quando i fatti sono gravi. Si offre protezione politica, economica e giuridica a coloro che sbagliano o possono aver sbagliato mentre si rimane sordi alle legittime e doverose rivendicazioni della stragrande maggioranza degli agenti che quotidianamente fanno il loro dovere, rispettando la legge, per proteggerci: no alle loro rivendicazioni salariali in tema di straordinari non pagati, no al tempestivo rimborso delle indennità di trasferta, no al loro diritto di essere formati e preparati come ci impongono Cedu e Costituzione, no ad una effettiva tutela delle loro condizioni di lavoro, no al concreto rispetto della loro dignità;

– tutto questo accade in tempo di guerra. Questa, sì, è la vera emergenza.

– il nostro governo partecipa come osservatore al Board on Peace. Manda il vicepremier Tajani. Di più non può fare perché la nostra Costituzione ci impedisce di ricoprire un ruolo attivo. L’art. 11, appunto. Lo si dichiara quasi a lamentarsene. Come a dire ‘mannaggia!’.

Ora abbiamo una nuova guerra già da tempo annunciata che è quella che Trump ha lanciato contro l’Iran. La situazione internazionale sta diventando sempre più incontrollata e incontrollabile con effetti devastanti sul piano sociale economico e ambientale. Una guerra che nessuno ha voluto tranne Trump e Netanyahu.

La condanna netta di fronte a tutto questo deve essere forte e chiara, ma la nostra premier si limita a sussurrare la sua astensione e cioè a dichiarare la sua (cioè nostra) non partecipazione a quegli eventi drammaticamente catastrofici.

Politica e affidabilità sono purtroppo diventati, in sé e per sé, espressione di un ossimoro. Abbiamo tuttavia il sempre preziosissimo baluardo dell’art. 11 della Costituzione che ci impedisce di fare scelte scellerate ma, mi duole dirlo, occorre che venga osservato evitando che si smaterializzi in un semplice proclama privo di concreti effetti sul nostro pacifico vivere insieme.

A questo punto diventa doveroso chiedersi a chi spetti di tutelarne il valore concreto imponendolo a tutti, anche con la forza dello Stato. La risposta è tanto semplice da sembrare ovvia. Spetta alla magistratura, con a capo il Presidente della Repubblica, con l’aiuto delle Forze dell’ordine.

Il 22 e il 23 “voteremo Sì per ristabilire il primato della politica”: questo ci sta dicendo la maggioranza di governo attuale. Traiamone le logiche conseguenze, per favore. Io voterò No, pensando anche all’art. 11 della nostra bellissima Costituzione.

Preferirei di NO

A cura di Paolo Frosina
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