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Nordio rinnega i suoi poteri disciplinari: “Li abolirei, il ministro non intervenga”. Ma lui lo fece nel caso Uss (e non solo)

Il ministro spariglia le carte per giustificare lo scarso utilizzo delle sue prerogative (nonostante gli anatemi contro la "giustizia domestica" del Csm). Ma smentisce se stesso: ecco perché
Nordio rinnega i suoi poteri disciplinari: “Li abolirei, il ministro non intervenga”. Ma lui lo fece nel caso Uss (e non solo)
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“Se fosse per me, abolirei il potere di iniziativa disciplinare del ministro, attribuendola al solo procuratore generale della Cassazione”. All’ultima curva della campagna referendaria, in un’intervista al Sole 24 ore, Carlo Nordio spariglia le carte per replicare a uno degli argomenti più efficaci usati contro di lui dal fronte del No: lo scarso utilizzo dei suoi poteri disciplinari. Per legge, infatti, il ministro della Giustizia può mettere sotto accusa i magistrati ritenuti responsabili di illeciti professionali, un potere che il Guardasigilli esercita in parallelo alla Procura generale della Cassazione. Non solo: il ministro può opporsi alle archiviazioni degli esposti che arrivano alla Procura generale, obbligandola a svolgere indagini nei confronti delle toghe denunciate, e può persino (un po’ come un gup nel processo penale) imporre di tenere il processo di fronte alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, se la Procura insiste a chiedere l’archiviazione. Inoltre, può impugnare le sentenze disciplinari del Csm che non gli piacciono, chiedendo una decisione diversa alle Sezioni unite della Cassazione. Tutto questo, però, Nordio lo fa ben poco: il Guardasigilli ha esercitato l’azione disciplinare contro i magistrati in media 28 volte l’anno, contro le 52 della Procura generale. E non ha impugnato quasi mai le decisioni dell’organo di autogoverno: in tutta l’attuale consiliatura l’ha fatto appena sei volte su 176 sentenze di merito.

Difficile quindi per il ministro tuonare contro la presunta “giustizia domestica” dei magistrati, quando lui non interviene mai per “raddrizzarla”. Nell’intervista al quotidiano di Confindustria, il giornalista Giovanni Negri gli fa una domanda chiara sul punto: “Sul disciplinare perché il ministro non impugna quasi mai pronunce di assoluzione o blande condanne? Perché non sollecita l’incolpazione coatta in caso di esposti archiviati infondatamente da parte della Procura generale della Cassazione?”. Ovviamente Nordio non può rispondere che non lo fa perché le assoluzioni e le archiviazioni sono quasi sempre corrette. E quindi butta la palla in tribuna facendone una questione di principio, quasi di eleganza istituzionale: “Secondo me l’iniziativa del ministro della Giustizia, in questo ambito delicato, dev’essere estremamente limitata, proprio per evitare il sospetto che vi siano interferenze politiche che vulnerino la sacrosanta indipendenza della magistratura”, afferma. Una convinzione mai esplicitata prima, così come quella contenuta nella frase successiva: “Aggiungo che, fosse per me, abolirei il potere di iniziativa disciplinare del ministro”.

Insomma, dopo tre anni e mezzo di mandato, grazie al referendum scopriamo che Nordio non crede nell’iniziativa disciplinare del ministro della Giustizia. Non si capisce allora perché l’abbia comunque esercitata oltre ottanta volte, anche rispetto a vicende giudiziarie dal chiaro peso politico: l’esempio più clamoroso è il caso di Artem Uss, l’oligarca russo in attesa di estradizione negli Stati Uniti fuggito dall’Italia nel 2023 dopo essere stato spostato dal carcere ai domiciliari. Per coprire le proprie responsabilità nella vicenda, il Guardasigilli esercitò l’azione disciplinare nei confronti dei tre magistrati di Milano che avevano attenuato la misura cautelare, accusandoli di “grave e inescusabile negligenza“. Un’iniziativa del tutto fuori dai canoni, visto che il governo non può chiedere di punire i magistrati per una decisione non condivisa, se quella decisione, come in questo caso, è stata assunta nel rispetto delle leggi. Al termine dell’istruttoria, com’era scontato, la Procura generale della Cassazione chiese l’archiviazione del procedimento: ma Nordio si oppose imponendo il processo di fronte al Csm, concluso, senza sorprese, con l’assoluzione piena.

Ma molte altre volte il ministro ha minacciato di usare i propri poteri disciplinari a scopo politico: da ultimo contro i magistrati che si sono occupati del caso della “famiglia del bosco”, diventato terreno della guerra del governo alle toghe, ma ancor prima contro il sostituto procuratore generale della Cassazione Raffaele Piccirillo, che si era “permesso” (testuale) di mettere in luce le sue incongruenze sul caso Almasri. Insomma, finora il Guardasigilli non aveva mai fatto intendere di “ripudiare” il proprio potere disciplinare, anzi. Ma in campagna referendaria, evidentemente, vale tutto.

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A cura di Paolo Frosina
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