È questa la vera resistenza: restare persone perbene anche se il mondo sembra premiare chi non lo è
di Federica Morrone
La violenza è diventata un linguaggio normale: nelle guerre, nella politica, nelle relazioni quotidiane. Proprio per questo vale la pena chiedersi se esiste ancora una forza silenziosa capace di opporsi a questa deriva e di reagire alla propaganda.
L’adolescenza di molti di noi è stata costellata di afflati universali e indomite speranze. Qualcuno, col tempo, li ha rinchiusi in un baule ermetico, dimenticandoli in un angolo buio del sé. Qualcun altro, anche se ormai decisamente fuori età, li mantiene vivi nonostante le batoste ricevute e il momento storico aberrante che stiamo attraversando.
Appartengo a questa categoria di ingenui sognatori. E continuo a credere che sia possibile realizzare ciò che, a prima vista, può sembrare un ossimoro: una lobby di persone perbene. Suona presuntuoso? Ridicolo? Irrealizzabile? Forse. Le grandi derive storiche si infiltrano nella vita quotidiana delle persone. Eppure esiste una connessione sottile, una sorta di energia condivisa, tra chi rifiuta una società corrotta e non accetta i vecchi disegni di potere – oggi più che mai in azione – che intrecciano apparati, finanza e organizzazioni criminali.
Le esistenze di molti di noi vengono trascinate in uno stato di guerra, anche quando quella guerra è completamente estranea alla nostra natura. Accade nel grande e nel piccolo. Le logiche di sopraffazione che vediamo nel mondo si riproducono spesso, in scala ridotta, nelle relazioni umane.
Il rischio enorme è lasciarsi risucchiare da questa dinamica, fino a trasformarsi nella stessa materia dei belligeranti. E allora sì che è finita: basta un attimo per diventare indifferenti, egoisti, aggressivi.
In fondo la scelta è sempre la stessa: si può vivere da Davide o da Golia, da Sanchez o da Trump, da Papa Francesco o da Epstein.
Quello che sconcerta è che alla base di molti conflitti esistono istinti atrocemente perversi: devianze, sadismi, mostruosità che ogni essere umano dovrebbe essere in grado di riconoscere e tenere a bada. Malati gravi di narcisismo e crudeltà che, invece di curarsi, si alleano, si ricattano o diventano ricattabili, arrivando a mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa del mondo. Presidenti, principi, magnati, persone comuni: tutti possono cadere nella stessa tentazione, quella dell’abusare del proprio potere, qualunque esso sia. Siamo immersi nella ferocia. Possiamo diventarne partecipi o indifferenti. Possiamo aiutare oppure voltare lo sguardo.
Eppure si possono subire torti enormi e mantenere la propria integrità. Si può cancellare dal proprio vocabolario la vendetta, la rabbia sterile, il risentimento. Si può rifiutare la frase più pericolosa di tutte: “tanto non c’è niente da fare”.
Le persone perbene non cambiano il mondo con gesti spettacolari. Ma impediscono, ogni giorno, che diventi completamente ingiusto. La loro è una forma di resistenza antica e profondissima nella storia europea. Non solo la resistenza eroica delle armi, ma quella civile: persone che continuano a comportarsi con correttezza anche quando sarebbe più facile fare il contrario. Non mentire quando sarebbe conveniente. Non usare gli altri come strumenti. Non rispondere alla violenza con la stessa logica. Continuare a curare, educare, insegnare, aiutare. La civiltà non è una dichiarazione astratta, è una pratica quotidiana. E forse è proprio questa la vera resistenza del nostro tempo: restare persone perbene anche quando il mondo sembra premiare chi non lo è. Non è ingenuità. È una scelta. Ed è una forma di resistenza.