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Ultimo aggiornamento: 16:24

Referendum, Bindi a La7: “Bartolozzi è ancora al suo posto. Chi è il vero ministro della Giustizia? Lei non è meno potente di Nordio”

L'ex presidente della Commissione Antimafia lancia l'allarme sul potere nascosto nel ministero della Giustizia
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Caso Bartolozzi? Tutto quello che ha detto la capo di gabinetto del Ministro della Giustizia è di una gravità inaudita. Come mai è ancora al suo posto? Io vorrei capire chi è il ministro in via Arenula. È una domanda seria la mia. Io credo che Bartolozzi non sia meno potente del ministro Nordio e credo che in quel ministero ci siano delle condizioni per cui non è possibile liberarsi della Bartolozzi. È inquietante“. Sono le parole pronunciate a Tagadà (La7) dall’ex presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, commentando il caso di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, già indagata per il reato di false dichiarazioni o informazioni al pm, nell’ambito del caso Almasri, ed entrata recentemente nell’occhio del ciclone per le sue frasi contro i magistrati. Al 14 marzo 2026, Bartolozzi resta al suo posto, blindata dal ministro Nordio, mentre il caso continua ad alimentare lo scontro referendario.

Bindi solleva le sue perplessità: “Ho trovato un disegno di legge firmato da Bartolozzi quando era deputata di Forza Italia: chiedeva l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Se qualcuno non avesse ancora capito dove va a finire la riforma Nordio, ricordo che dopo la separazione delle carriere e dopo che si fa dei pm una sorta di casta a parte, si abolisce, appunto, anche l’obbligatorietà dell’azione penale. Cioè il Parlamento dice ai giudici – spiega – i reati prioritari sui quali devono indagare. Non credo che al primo posto ci sarà la capo di gabinetto, né immagino che all’ultimo posto ci sarà Mustafà. Insomma, si capisce chi siano i veri artefici di questa riforma, che cosa abbiano in testa”.

E osserva: “A parte il fatto che un capo di gabinetto che durante una fase delicatissima si permette di fare campagna elettorale e di farla in questo modo, già viene meno ai suoi doveri istituzionali. Ma qui c’è una politica istituzionale e c’è un potere reale dietro quella politica“.
L’ex ministra, infine, aggiunge: “Qualche volta ci dobbiamo interrogare dove sta il vero potere. In più, la capo di gabinetto del ministro Nordio è sotto inchiesta e ha un avviso di garanzia per il caso Almasri. E come c’è stata questa vicenda, ce ne possono essere molte altre. Un capo di gabinetto si fa dimettere dopo una cosa del genere. Io per molto meno ho cambiato capi di gabinetto quando ero ministra. Quindi, penso che la capo di gabinetto sappia più cose del ministro“.

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A cura di Paolo Frosina
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