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Inquinanti, opere idrauliche, plastica, barriere create dall’uomo: i fiumi italiani versano in cattive acque

Il 14 marzo ricorre la Giornata Internazionale di Azione, ma i numeri italiani non sono molto positivi: solo il 43% dei nostri corsi d'acqua ha raggiunto il “buono stato ecologico” richiesto dalla Direttiva Europa
Inquinanti, opere idrauliche, plastica, barriere create dall’uomo: i fiumi italiani versano in cattive acque
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Meno della metà dei fiumi italiani (il 43%) ha raggiunto il “buono stato ecologico” richiesto dalla Direttiva Europa Quadro Acque entro il 2027. E altre minacce (Pfas, pesticidi etc) rischiano di minarne ulteriormente la salute chimica. Inoltre, i nostri corsi d’acqua sono ancora vittime di opere idrauliche, a volte inutili e dannose, che li hanno in gran parte canalizzati, riducendone le aree di esondazione naturale e distruggendone la vegetazione sulle sponde. Infine, sono anche frammentati dalle numerose barriere (dighe, traverse, briglie), molte delle quali ormai obsolete, che ne interrompono la continuità, alterando il trasporto di sedimenti al mare e, da ultimo, soffrono dei cambiamenti climatici e delle temperature in aumento che allungano i periodi di scarsità d’acqua scatenando aspri conflitti per le risorse idriche. È questo, in sintesi, il quadro della situazione nella Giornata Internazionale di Azione per i Fiumi, il 14 marzo.

“Intendiamoci, abbiamo regioni dove si è fatto molto sul miglioramento dello stato chimico, soprattutto grazie alla spinta normativa data dalla Direttiva Quadro Acque”, spiega Francesco Comiti, professore di Gestione dei bacini idrografici all’Università di Padova. “Ma siamo ancora di fronte a criticità di tipo idro-morfologico, aggravate dalla sospensione del decreto sul deflusso ecologico (provvedimento normativo che introduce la quantità d’acqua minima necessaria a valle di un prelievo per mantenere l’ecosistema fluviale in buona salute). La sospensione è stata motivata dalla siccità del 2022, ma è paradossalmente ancora vigente”.

Consumo di suolo, plastica, crisi climatica

Per il Wwf Italia quello a cui assistiamo è, in realtà, un vero e proprio “attacco indiscriminato e legalizzato” ai fiumi italiani. Nel Rapporto “Sos Fiumi. Manutenzione idraulica o gestione fluviale?”, l’organizzazione si riferisce al taglio indiscriminato nella vegetazione ripariale e al dragaggio degli alvei, realizzati con la scusa della sicurezza idraulica da Regioni, consorzi di bonifica, uffici o servizi tecnici territoriali. L’altro dato inquietante è fornito dal consumo di suolo lungo i fiumi, in aumento del 7% come media nazionale ma con punte più alte in Liguria, Trentino e Veneto. “I fiumi”, spiega Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque del Wwf, “hanno bisogno di spazio: invece li abbiamo canalizzati, togliendo tutte le aree di esondazione naturale, soprattutto nelle aree a rischio idrogeologico, anche in Emilia Romagna, nonostante una legge sul consumo di suolo”. E poi c’è, ovviamente, il tema delle plastiche e micro-plastiche. Ogni anno i fiumi italiani trasportano tonnellate di rifiuti plastici che si accumulano sulle sponde. Si stima che l’80% della plastica nei mari arrivi proprio dai fiumi. Da qui nasce il progetto, sempre del WWF, “Adopt Rivers and Lakes”, che ha come obiettivo la tutela degli ecosistemi di acqua dolce.

L’altro tema è, ovviamente, quello della crisi climatica. Già nel 2022 proprio Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha certificato che il valore annuo medio della risorsa idrica disponibile per l’ultimo trentennio 1991-2020 si è ridotto del 19% rispetto al trentennio 1921-1950, valore di riferimento storico. “Ci sono molti studi che analizzano come cambierà la portata dei fiumi nei prossimi decenni”, spiega il prof. Comiti, “e tutti indicano che andremo incontro a periodi di magra più frequenti e prolungati, anche a causa della evaporazione dal suolo. La siccità inoltre aumenta la necessità di irrigare e dunque la quantità di acqua da prelevare: è un problema circolare”.

Fiumi, serve un cambiamento culturale

Per risolvere le criticità legate ai fiumi serve abbandonare un approccio solamente “idraulico” e mettere in campo un cambiamento culturale, indicato dalla normativa Nature Restoration Law del 2024, il regolamento europeo che promuove il ripristino ambientale, secondo cui i paesi europei sono chiamati a rinaturalizzare gli ecosistemi di acqua dolce e le funzioni naturali dei fiumi, contribuendo a recuperare 25.000 chilometri di fiumi in Europa.

Una soluzione alla questione delle falde acquifere sempre più impoverite è favorire la loro ricarica naturale. “La ricarica può avvenire prima dell’estate, quando ancora l’acqua non serve per l’irrigazione, convogliando nel sottosuolo l’acqua delle piogge, o dai canali durante i periodi di ‘morbida’ dovuti alla fusione nivale e alla precipitazioni invernali e primaverili”, spiega Comiti. Le Aree Forestali di Infiltrazione (AFI) servono proprio a ricostituire l’originario livello delle falde e hanno un’azione di depurazione dovuta agli apparati radicali degli alberi, migliorano la qualità delle acque sotterranee, riducono i gas serra, migliorano il paesaggio, incrementano la biodiversità.

Questa azione riduce anche i conflitti sempre più aspri rispetto agli usi dell’acqua. “Oggi c’è già un frazionamento spaventoso dei poteri sulle acque e negli ultimi anni siamo andati avanti a forza di emergenze gestite dai commissari (alla siccità, alla difesa del suolo, alla depurazione delle acque etc)”, afferma Andrea Agapito Ludovici. “Bisognerebbe rivedere le concessioni per l’agricoltura, l’idroelettrico, in relazione all’attuale disponibilità d’acqua, attraverso i bilanci idrologici che dovrebbero redigere le Autorità di bacino. Purtroppo, ci sono lobby fortissime. Il mondo politico”, conclude, “è spesso responsabile di una gestione scriteriata del territorio, si nasconde spesso dietro soluzioni semplicistiche, a ridosso di calamità naturali (siccità, alluvioni) che si rivelano spesso inefficaci anche se di facile visibilità mediatica. È necessaria e urgente una nuova consapevolezza”.

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