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Ultimo aggiornamento: 13:13

Referendum, Travaglio contro Bocchino: “Gratteri non è mai stato in nessuna corrente e fa saltare tutte le vostre menzogne”. Su La7

Travaglio smonta le tesi di Bocchino: "Se Borsellino e Falcone fossero vivi, non oseresti dire che erano politicizzati"
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Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e l’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino sull’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’evento di chiusura della campagna per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia.
Bocchino ovviamente dà ragione in modo incondizionato alla premier: “Sicuramente la magistratura è una casta, perché è un gruppo chiuso. Giorgia Meloni ha fatto un ragionamento molto pacato: la riforma Nordio toglie la magistratura vera dalle grinfie politiche delle correnti che fanno riferimento a soggetti partitici. Oggi il 20% dei magistrati è politicizzato, l’80% lavora bello tranquillo, guarda caso però negli organismi direttivi ci sono solo gli appartenenti a quel 20%. C’è una casta all’interno della casta”.

Travaglio smonta punto per punto le argomentazioni del direttore editoriale del Secolo d’Italia: “Questa storia secondo cui chi fa parte delle correnti è politicizzata, Bocchino la può dire perché Borsellino l’hanno ammazzato. Se Borsellino e Falcone fossero ancora vivi, lui non oserebbe dire una cosa del genere, perché dovrebbe dire che Borsellino, alto esponente di Magistratura Indipendente, la corrente di destra, era politicizzato e che Falcone, addirittura fondatore della corrente Movimento per la Giustizia, era politicizzato”.
E aggiunge: “Far parte delle correnti non vuol dire essere politicizzati, altrimenti Bocchino starebbe insultando Alfredo Mantovano, un magistrato in aspettativa, che, se lascia la politica, torna in magistratura. Mantovano è anche un alto esponente di Magistratura Indipendente, che è una delle quattro correnti della magistratura. Quindi, è politicizzato. E fa addirittura il sottosegretario: dobbiamo diffidare di lui se torna in magistratura? Dobbiamo cancellare i provvedimenti che ha preso quando stava in Cassazione prima di diventare sottosegretario?”.

Il direttore del Fatto sottolinea: “Ma come si può continuare a sputtanare migliaia di magistrati soltanto perché fanno parte di un’associazione privata insieme ai loro colleghi? Bisogna dimostrare ogni volta che ogni loro provvedimento è viziato da vizi politici. E poi – conclude – bisogna anche spiegare perché Nicola Gratteri, che non ha mai fatto parte di nessuna corrente ed è stato osteggiato da tutte le correnti, è il portabandiera del No. Ecco perché continuano a insultarlo, perché Gratteri fa saltare tutte le loro menzogne“.

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A cura di Paolo Frosina
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