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Ilva, ora torna in campo Jindal. Urso: “Ha presentato offerta con piano industriale ambizioso”

L'annuncio del ministro delle Imprese in Aula semi-deserta: l'interessamento del colosso indiano riapre la partita per la cessione che vedeva in pista solo Flacks. La Uilm: "Basta balletti dei nomi"
Ilva, ora torna in campo Jindal. Urso: “Ha presentato offerta con piano industriale ambizioso”
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La partita si riapre o è solo un diversivo? Domanda legittima, visti i corsi e ricorsi di interessamenti, fughe e grandi ritorni legati all’Ilva di Taranto. L’ultimo coup de théâtre è andato in scena al Senato, durante un’informativa del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Di fronte a un’aula semi-deserta, con appena una trentina di parlamentari presenti, il titolare del Mimit ha annunciato che nella notte i commissari di Acciaierie d’Italia, il gestore del siderurgico in amministrazione straordinaria, hanno ricevuto una manifestazione di interesse da Jindal, il colosso indiano dell’acciaio che sfidò ArcelorMittal per prendersi gli impianti nel 2017.

Una notizia “particolarmente rilevante”, l’ha definita Urso visto che si tratta di un “primario operatore su scala globale” e che l’interessamento arriva mentre il governo è costretto a vendere per garantire il funzionamento della fabbrica, attraverso un prestito ponte autorizzato dall’Ue ma vincolato alla cessione. Attualmente l’unica offerta sul piatto è quella di Flacks Group, family office di Michael Flacks con zero esperienze nel settore siderurgico. Una proposta, quella del fondo americano, che presenta diversi punti oscuri e lascia con molti dubbi anche gli stessi commissari.

Ora però spunta Jindal, il cui nome era emerso già la scorsa settimana dopo un viaggio in India dello stesso Urso. Il colosso ha offerto un “piano industriale ambizioso, garantendo il processo di piena decarbonizzazione”, ha affermato il ministro precisando che la procedura di gara, a differenza di quanto si fece con Mittal, consente il miglioramento comparativo dell’offerta al fine di meglio garantire l’interesse nazionale e ricorda che i commissari “attendono proprio per la giornata di oggi, tutti i chiarimenti” da Flacks.

Con il gruppo statunitense, dal mese di gennaio, il ministro ricorda che è in corso un negoziato diretto e nel decreto che dà ai commissari il mandato di trattare è precisata “l’imprescindibilità di 3 requisiti”. Questi sono “la disponibilità a cedere alcune aree a Taranto e a Genova, non più utilizzate per la produzione siderurgica, al fine di collocarvi progetti di reindustrializzazione che sono già in campo; la presenza nella compagine azionaria dell’offerente di uno o più soggetti industriali del settore siderurgico, al fine di rafforzare il know how dell’acquirente; da ultimo, ma direi in primis, la imprescindibilità dei requisiti di sostenibilità finanziaria dell’operazione nel tempo”.

La novità non è stata percepita come positiva dai sindacati. Per il segretario della Uilm Rocco Palombella, la gestione “è ormai una pericolosa navigazione a vista che mette a rischio il futuro di migliaia di lavoratori e intere comunità”. Il leader sindacale ha avvisato: “Non accettiamo il balletto dei nomi. Servono interventi urgenti e concreti. Com’è possibile che l’offerta di Jindal, bocciata dai commissari solo un anno fa, oggi diventi improvvisamente la ‘svolta’ per la decarbonizzazione? È l’ammissione del fallimento dei negoziati precedenti”.

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