“Il capo di gabinetto di Nordio ha superato un limite che si fa fatica veramente a credere. Parla in Sicilia di plotone di esecuzione. Ricordo che davanti al plotone di esecuzione ci sono andati Livatino, Chinnici, Terranova, Falcone, Borsellino, Occorsio, Alessandrini, Amato“. Con queste parole Pier Luigi Bersani, ospite di Dimartedì (La7), commenta le discusse dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, magistrata in aspettativa, ex deputata di Forza Italia e attuale capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Bartolozzi, già al centro di polemiche per essere indagata dalla procura di Roma per falsa testimonianza nel caso Almasri, ha suscitato un vespaio durante un dibattito su Telecolor Sicilia, mentre promuoveva il Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati (“Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, sono plotoni di esecuzione”).
L’ex ministro ricorda: “In Sicilia davanti al plotone di esecuzione se ne sono andati, mal contati, una trentina di magistrati, uccisi dalla mafia, dalla ‘ndrangheta, da attentati. E per cosa? Per difenderci dalla mafia, dal terrore e dalle manovre oscure”.
E sottolinea: “Il punto è che la Bartolozzi la pensa proprio così. È la Meloni che fa la surfista e aggiusta il tiro a seconda della giornata e del momento”.
Bersani rammenta anche che la maggioranza ha cambiato registro nella narrazione della riforma: “Erano tutti partiti col dire all’inizio che la riforma Nordio non c’entrava nulla col funzionamento della giustizia. Adesso, non sapendo che pesci pigliare e vedendo che l’aria è girata, cercano di addossare alla magistratura i problemi di un servizio giustizia che non funziona”.
L’ex segretario del Pd ha quindi richiamato un principio costituzionale spesso dimenticato nel dibattito: “Vorrei ricordare l’articolo 110 della Costituzione, dove c’è scritto ben chiaro che l’organizzazione e il funzionamento dei servizi della giustizia toccano al ministro della Giustizia. Noi abbiamo la metà dei giudici rispetto alla media europea”.
Bersani ha poi tracciato due scenari opposti all’esito del referendum: “Se vince il Sì tirano dritto, hanno fatto 30 e fanno 31. Quindi, faranno una legge elettorale rispetto al quale la legge truffa è un cioccolatino al latte e faranno il premierato, cioè vanno verso Orban“.
Al contrario, una vittoria del No rappresenterebbe per lui qualcosa di più profondo: “Se vince il No c’è qualcosa di più della politica, di più della tecnica. È un contropiede: vuol dire che cambia l’aria. Ovvero quell’ideologia lì dell’uomo o della donna soli al comando, del superamento di queste divisioni dei poteri, di questi imbarazzi rispetto a chi governa, quell’aria lì comincia ad avere un contraccolpo”.