“A Verona condivido la piscina con tre gruppi di signore che alle 9.30 fanno acquagym. Non posso prepararmi così per le Olimpiadi”: lo sfogo di Ceccon
È appena tornato dall’Australia e da una sessione di allenamenti massacrante, pronto per il debutto stagionale nel dorso a Losanna. Per Thomas Ceccon, campione azzurro del nuoto, plurimedagliato olimpico e primatista mondiale dei 100 dorso, questo 2026 è già il primo anno di avvicinamento alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, il grande obiettivo di una carriera già stellare che spera di arrivare al picco in California, quando il vicentino avrà 27 anni, la piena maturità agonistica. Anche per questo Ceccon è stato in Australia, anche per questo ora chiedo maggiore attenzione e comprensione in Italia.
L’azzurro ne ha parlato in una lunga intervista concessa a Repubblica. “Gli australiani rispetto a noi curano di più la parte atletica: palestra, corsa, spinning. Stavolta in porzioni ancor più generose. E con il gruppo di Dean Boxall sempre sveglia presto. Ho preso casa, ho cucinato, ho affittato un’auto, in modo da essere più indipendente. L’esperienza mi è servita, ma non penso più di ritornare in Australia. Per me è un capitolo chiuso“, ha spiegato Ceccon. Che per ora punta gli Europei di Parigi, con l’obiettivo di “buttare giù un programma di gare, di avere delle risposte cronometriche in modo da avere idee più chiare su quali specialità affrontare”. Il vicentino punta alla “modalità Phelps“, ovvero a essere competitivo su più gare: “Vedremo cosa aggiungere o tagliare nel dorso o nel delfino, staffetta a parte. Per poi puntare a Los Angeles 28“.
Ceccon ha scelto l’Australia, la talentuosa Sara Curtis si è trasferita in Virginia, negli Stati Uniti. Gli azzurri del nuoto scelgono strade opposte, non senza polemiche. E il nuotatore vicentino ci tiene a sottolineare quali sono i problemi in Italia: “A Verona – racconta – io condivido uno spazio in piscina con tre gruppi di signore che alle 9.30 entrano per fare acquagym. Non voglio essere maleducato, ma il loro programma prevede anche una musica alta. E a me che mi sto allenando mi deconcentra molto. Questa cosa va cambiata, non posso prepararmi così per le Olimpiadi“, denuncia Ceccon.
Non ha tutti i torti, ma il problema come al solito in Italia sono le strutture: “Ho visto che a Milano si è molto parlato di tenere stabilmente un palazzo del ghiaccio, ma nessuno fa notare che non esiste una piscina olimpica di 50 metri. La stanno costruendo nella zona del Cardellino, sarà a dieci corsie, ma per ora non c’è”, sottolinea ancora Ceccon. Che conclude con una considerazione amara: “Alla fine noi al nuoto diamo gli anni migliori della nostra vita, ma come siamo ricambiati?”.