Indagato per concorso esterno il direttore del Policlinico di Messina Iacolino, ex eurodeputato Pdl. “Favori al boss di Favara”
Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del PdL, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara, suo compaesano, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie al suo ruolo. Sono finiti in manette sia Vetro sia un importante dirigente regionale, Giancarlo Teresi. Quest’ultimo, già finito in cella per corruzione 6 anni fa e ancora sotto processo, è stato ritenuto “indispensabile” dai vertici amministrativi regionali tanto da continuare a rivestire ruoli di vertice oltre l’età pensionabile. Dalle indagini emerge come ben due direttori generali dei dipartimenti inquadrati nell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, hanno sollecitato Teresi a presentare la domanda per la permanenza in servizio.
Vetro, mafioso e massone, ha un profilo criminale “di tutto riguardo” e conoscenze di alto livello. Nella sentenza di condanna a 9 anni subita e ormai definitiva i giudici scrivono che “è un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale”. Pur non avendo (e non potendo avere) alcuna carica nella società sponsorizzata da Teresi, l’Ansa Ambiente, il boss interloquiva con gli uffici regionali, dettava le regole per appalti in corso e da assegnare, consegnava “tangenti” negli uffici comunali, “dimostrando che l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”, scrivono gli inquirenti.
Abitazioni e uffici di Iacolino sono stati perquisiti, su disposizione della Procura di Palermo. L’ipotesi è che, da direttore generale della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, avrebbe fatto pressioni sui vertici amministrativi dell’Asp di Messina su procedimenti amministrativi, che interessavano il favarese Vetro. Secondo l’accusa, Iacolino ha ricevuto in cambio finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori in una società che operava nel Messinese. Il dirigente del Policlinico di Messina avrebbe poi cercato di agevolare alcuni incontri tra Vetro e funzionari di spicco della regione Sicilia come la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo del Dipartimento della Protezione civile siciliana, Salvatore Cocina. L’intento di tali rapporti sarebbe da ricondurre all’obiettivo di Vetro di raccomandare alcuni suoi protetti.
Ci sono poi due vicende sospette, indicate dai magistrati. Sono la procedura per l’accreditamento regionale per prestazioni sanitarie della società Arcobaleno s.r.l. riconducibile a Giovanni Aveni, imprenditore in affari con il boss favarese e da questi segnalato al manager, e la revoca dell’accreditamento regionale sempre nel settore sanitario alla Anfild Onlus di Messina, appartenente a un concorrente di Vetro. Iacolino si sarebbe interessato e reso disponibile per risolvere gli adempimenti amministrativi di competenza del suo ufficio, avrebbe sollecitato più volte i direttori, generale e amministrativo, dell’ASP di Messina e creato un canale diretto tra Vetro e Aveni. Anche Aveni risulta indagato.