“La Farina ha lavorato con me e non ha mai fatto un espianto”, l’ex primario di Cardiochirurgia del Monaldi ipotizza sia stata stata “costretta”
Il caso della morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi morto il 21 febbraio scorso dopo due mesi di coma, continua ad alimentare polemiche e interrogativi sul prelievo avvenuto a Bolzano e trapianto a Napoli. Le indagini proseguono, anche se uno snodo cruciale è l’incidente probatorio deciso dal gip sull’autopsia del piccolo. C’è un’intervista dell’ex direttore della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, Giuseppe Caianiello, intervenuto nella trasmissione Lo stato delle cose condotta da Massimo Giletti su Rai 3, che esprime dubbi sulle competenze della cardiochirurga Gabriella Farina, prima operatrice a Bolzano e una dei sette indagati.
Come è ormai noto e anticipato dal FattoQuotidiano: nella sala operatoria del San Maurizio ci furono momenti di grande tensione tanto che il chirurgo austriaco, primo operatore dell’equipe di Innsbruck che doveva prelevare fegato e reni, dovette intervenire nel campo operatorio della collega. Collega che apparve come sopraffatta.
Secondo l’ex primario non avrebbe avuto l’esperienza necessaria per eseguire il prelievo dell’organo e avrebbe agito su indicazione del chirurgo Guido Oppido, primo operatore a Napoli e anche lui indagato. “La Farina ha lavorato con me e non ha mai fatto un espianto – ha dichiarato Caianiello – Non ha queste capacità di dire o di rispondere con queste parole: ‘Senti Oppido non sono esperta, perché mi mandi a fare questa operazione?”. Invece l’ha fatta perché è stata costretta da Oppido”. Una ricostruzione personale del medico e su cui, allo stato, non c’è nessun riscontro nelle indagini della procura di Napoli. Non esistono infatti indicazioni o testimonianze sul punto. Quello che è certo è che a partire – senza la necessaria attrezzatura per Bolzano – erano stati i cardiochirurghi di turno e reperibili. Senza il perfusionista.
Le verifiche chieste dalla difesa
Parallelamente, la difesa della dottoressa Farina ha chiesto alla Procura di Napoli nuove verifiche su quanto accaduto all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Gli avvocati Dario Gagliano e Anna Ziccardi hanno presentato un’istanza in cui segnalano possibili anomalie nella ricostruzione dei fatti e nelle testimonianze raccolte. Secondo i legali, alcuni medici e infermieri altoatesini avrebbero fornito versioni contraddittorie, non pienamente attendibili, anche perché ascoltati quando il caso mediatico era già esploso e l’attenzione nazionale era concentrata sia sul San Maurizio sia sull’ospedale Monaldi.
Nel mirino della difesa c’è in particolare la gestione del frigorifero che conteneva il ghiaccio secco utilizzato per conservare l’organo destinato al piccolo Domenico. Nella trasmissione televisiva del 2 marzo è emerso che l’indicazione pericolo sarebbe comparsa sulla parete accanto frigorifero solo dopo lo scoppio del caso legato al deterioramento del cuore. Mentre l’indicazione ghiaccio secco era presente. Un elemento che ha spinto i difensori a parlare di “possibile alterazione dello stato dei luoghi”. Anche se a prendere il ghiaccio era stato un operatore sanitario e comunque la gestione e la custodia del cuore era in capo all’equipe di Napoli. La troupe del programma televisivo avrebbe anche rilevato che il frigorifero utilizzato per il ghiaccio secco sarebbe stato completamente spostato e rimosso dall’area in cui si trovava in precedenza.
L’inchiesta della Procura
Al momento risultano indagati sette medici dell’ospedale Monaldi di Napoli, mentre nessun sanitario di Bolzano è stato finora coinvolto formalmente negli accertamenti. Il fascicolo è coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e affidato al pm Giuseppe Tittaferrante. Tra i punti ancora da chiarire ci sono diversi aspetti organizzativi e clinici: il corredo sanitario della squadra napoletana partita per Bolzano, gli orari del rientro a Napoli e le fasi dell’intervento chirurgico al Monaldi. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri del Nas di Napoli e Trento.
Secondo la ricostruzione finora emersa, il chirurgo Guido Oppido avrebbe espiantato il cuore malato del piccolo Domenico per procedere al trapianto, trovandosi però davanti a un organo congelato e quindi inutilizzabile. Ma la cardiectomia sarebbe avvenuta prima dell’apertura del contenitore dove c’era l’organo “inglobato in un blocco di ghiaccio”. Oppido, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, si dice pronto a far valere le proprie ragioni. Dagli atti emerge inoltre che durante l’espianto a Bolzano, oltre alla dottoressa Farina, era presente anche un altro chirurgo napoletano, Vincenzo Pagano, il cui nome compare tra i sette indagati.
Il caso arriva in Consiglio regionale
La vicenda ha ormai assunto anche una dimensione politica. Il caso Domenico Caliendo sarà infatti discusso formalmente in Consiglio regionale della Campania. È stata convocata per l’8 aprile una seduta monotematica dedicata alla vicenda del Monaldi. La richiesta era stata avanzata lo scorso 19 febbraio dalla V Commissione consiliare, su iniziativa dei capigruppo del centrodestra, che avevano chiesto al presidente della Regione Roberto Fico di riferire sugli esiti delle verifiche ispettive regionali e ministeriali. La seduta straordinaria è stata fissata dal presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi dopo la sospensione delle attività ordinarie dell’assemblea durante la sessione di bilancio.