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Ultimo aggiornamento: 17:30

Referendum, i procuratori Curcio, Tescaroli e Nitti: “La politica non vuole che tornino le indagini di 30 anni fa”

I procuratori avvertono: il referendum rischia di ridimensionare il potere giudiziario; investire in personale e risorse potrebbe velocizzare i processi e rafforzare la giustizia
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“Dopo trent’anni di tensioni siamo arrivati a questo referendum, che rappresenta per chi lo propone un lasciapassare per fare ulteriori riforme che ridimensionano il potere giudiziario. Ricordiamoci come sia cambiata l’attenzione, dopo Tangentopoli, del potere giudiziario da parte della politica; c’è stata una regia che si è perfezionata negli anni, che ha creato una macchina anche propagandistica contro i magistrati. È evidente che ci si è attrezzati affinché non possa più succedere quello che è successo trent’anni fa”, queste le parole del procuratore di Catania, Francesco Curcio, ospite del Forum del Fatto Quotidiano “Perché No – speciale referendum”, insieme a Luca Tescaroli, capo della Procura di Prato, e Renato Nitti, al vertice dell’ufficio di Trani.

Renato Nitti prosegue: “Questa resa dei conti arriva in un momento in cui abbiamo finalmente una verità: mettendo risorse, i tempi dei processi si riducono“, sostiene il procuratore, facendo riferimento agli investimenti in termini di personale ottenuti grazie ai fondi del PNRR e agli uffici per il processo .”Occorre domandarsi: perché la politica non si occupa, in primo luogo, di questo e si occupa di qualcosa di cui i cittadini non hanno nessuna necessità?”.

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A cura di Paolo Frosina
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