Scacco alle rinnovabili, blocchi e incertezze fanno crollare le istanze per nuovi impianti: la mappa della paralisi
Nel 2025 crolla del 75% il numero dei nuovi progetti rinnovabili sottoposti a valutazione di impatto ambientale, mentre quasi il 70% dei 1.781 in fase di valutazione è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica Via Pnrr-Pniec. In Italia ritardi, lungaggini burocratiche, freni imposti dai ministeri competenti, continuano a schiacciare le rinnovabili, cruciali per il futuro e l’indipendenza energetica del Paese. “Un alert preoccupante vista la situazione geopolitica attuale in Medioriente e i conflitti degli ultimi anni che hanno fatto salire alle stelle il prezzo dell’energia e dimostrato tutta la fragilità di un mondo dipendente dalle fonti fossili”. Lo denuncia Legambiente con il nuovo report Scacco alle rinnovabili, presentato alla Fiera di Rimini Key, The Energy Transition Expo, in cui l’associazione sintetizza con dati e numeri la lunga lista d’attesa di progetti a fonti rinnovabili che aspettano di vedere la luce, ma anche le 108 storie di blocchi alle rinnovabili mappati lungo la Penisola. Al tempo stesso l’associazione indica la bussola da seguire con dodici proposte operative indirizzate al Governo Meloni per accelerare la diffusione delle rinnovabili.
Il 70 per cento dei progetti da valutare sono bloccati dalla burocrazia
A gennaio 2026, su 1.781 progetti a fonti rinnovabili in fase di valutazione Via Pnrr-Pniec, ben 1234 (pari al 69,3% del totale) sono in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica, con 17 progetti che attendono risposte da prima del 2021. Tra questi ci sono, ad esempio, i progetti relativi a due parchi eolici offshore in Puglia: il primo presentato nel Golfo di Manfredonia (Foggia) risalente al 2008 e il secondo proposto nelle acque del Mar Adriatico meridionale, in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola e presentato nell’aprile 2012. Quest’ultimo, dopo 11 anni di attesa, nel 2023 ha ottenuto parere positivo con prescrizioni (come, ad esempio, la riduzione nel numero degli aereogeneratori) da parte della Commissione Tecnica, ma ad oggi rimane ancora bloccato a quasi 15 anni dalla sua presentazione. In stallo anche 160 progetti ancora in attesa della determina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 45 in più dello scorso anno, mentre sono 88 quelli bloccati dalle istituzioni relative ai beni culturali nazionali e regionali, di cui 80 dal Ministero della Cultura. Un dato, denuncia Legambiente, “che mostra come troppo spesso questi ‘soggetti’ emettono pareri negativi sugli impianti, in contrapposizione con i pareri emessi dalla Commissione Tecnica Via Pnrr-Pniec. Un organo che sconta la mancanza di completamento dell’organico previsto e che, nonostante questo, negli ultimi anni ha aumentato la propria produttività e il numero dei pareri”. Altro progetto di eolico offshore che rimane in attesa è quello Med Wind, 2,8 GW di potenza rinnovabile collocati a largo di Marsala e Favignana, in Sicilia e in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie. Criticato per i presunti rischi per l’avifauna, per la pesca e per il turismo, dopo un articolato percorso di condivisione territoriale.
Crolla il numero delle nuove istanze
In questo contesto, preoccupa il calo del numero di progetti relativi a nuovi impianti a fonti rinnovabili avviati alla valutazione: dopo due anni di boom (609 nuovi progetti sottoposti a Via nel 2023 e 603 nel 2024), nel 2025 le nuove istanze registrano un crollo drastico del 75,3% rispetto al 2024, attestandosi al 149. Legambiente ricorda che l’Italia, inoltre, resta ancora lontano rispetto all’obiettivo dei 80.001 megawatt al 2030 previsti dal Decreto Aree Idonee. In termini di provvedimenti, c’è poi la questione dell’attuale decreto bollette, così come impostato, toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica, mentre continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando a rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo, dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema Ets. “Il settore delle rinnovabili – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare”.
Casi simbolo di blocchi: dalla Puglia all’Emilia Romagna
Su 108 storie totali di blocchi alle rinnovabili mappate in questi anni, 18 sono quelle censite nel 2026. A livello regionale la Puglia è la regione con più casi censiti in negativo (14), seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna. Tra i casi simbolo di quest’anno, c’è un progetto eolico da 23 megawatt proposto su una ex cava e discarica ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, in Campania, bocciato dalla Soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico ignorato durante l’emergenza rifiuti. In Emilia-Romagna, è in stallo l’eolico offshore a largo di Ravenna: un hub rinnovabile integrato da oltre 750 megawatt (eolico, solare galleggiante, accumulo, idrogeno, acquacoltura) con Via positiva e permessi già ottenuti nel 2024, che resta fermo non per mancanza di autorizzazioni, ma per l’assenza di un quadro regolatorio adeguato. In Umbria, invece, il cortocircuito è culturale-amministrativo: a Terni, alcuni cittadini si sono visti negare il fotovoltaico sui tetti perché “non esteticamente gradevole” e addirittura “visibile da un drone o da satellite”. Legambiente chiede al Governo Meloni “un atto di responsabilità in tema di fonti rinnovabili”. Dodici le proposte che avanza all’Esecutivo chiedendo in primis al ministero della Cultura e alla presidenza del Consiglio di accelerare gli iter interni, fissando un termine massimo per le determine nei casi di pareri contrastanti con priorità ai procedimenti più vecchi. Allo stesso tempo, spiega, “è fondamentale snellire gli iter autorizzativi per velocizzare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici già esistenti”. Legambiente chiede poi di completare l’organico della Commissione Pnrr/Pniec del ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, rafforzando allo stesso tempo il personale tecnico negli uffici regionali e comunali preposti alla valutazione e autorizzazione dei progetti. E di rendere aree di accelerazione quelle già compromesse (come le ex cave o i siti di bonifica), le aree a forte pressione ambientale (come quelle adiacenti a strade, autostrade, ferrovie) e quelle in cui gli impianti sono già presenti.
I record delle rinnovabili
Legambiente ricorda anche che il 2025 ha segnato un traguardo storico per la crescita delle rinnovabili in Europa. Per la prima volta nella storia eolico e solare, cumulativamente, hanno generato più elettricità delle fonti fossili con 841 TWh all’anno, pari al 30,1% dell’elettricità dell’Unione Europea, contro gli 809 TWh/a delle fossili e i 652 TWh/a del nucleare. Un traguardo storico a cui ha contribuito, nonostante le tante difficoltà del settore, anche l’Italia grazie ai 65,7 TWh/a di energia elettrica, pari a 7,8% dell’intera produzione europea, di cui 44,3 TWh di solare e 21,4 TWh di eolico. A fine 2025, le fonti rinnovabili hanno raggiunto nella Penisola una potenza complessiva di 81.479 megawatt, con un incremento di 7.176 realizzati nell’ultimo anno.
