Collegamento Cogne-Pila, dubbi sui centinaia di milioni (di soldi pubblici) per il progetto: “Venduto come trasporto pubblico locale, servirà agli sciatori”
Un collegamento funiviario che parte dai 1.534 metri di quota di Cogne e arriva alla – già contestata, per via del disegno architettonico – Stella del Coulis, a 2.753 metri, nel comprensorio sciistico di Pila. Il tutto per la cifra, ancora non definita, che oscilla tra i cento e i 200 milioni di euro (di soldi pubblici). Si parla da decenni della cosiddetta Greenway che unirebbe la località ai piedi del Parco nazionale del Gran Paradiso alla stazione che si affaccia su Aosta. Ma mai come ora il progetto è vicino alle fasi decisive. Perché c’è sia il sostegno del capoluogo, dei Comuni di Cogne e Gressan, sia quello del Consiglio regionale. E salvo poche eccezioni, sono tutti a favore, compresi il Consorzio degli operatori turistici e l’Associazione degli albergatori Adava.
Le ragioni del sì (col timore di una nuova alluvione) – Al momento siamo allo studio di fattibilità, come richiesto lo scorso anno dal Piano regionale per i trasporti. In una riunione di inizio febbraio sono state proposte nove alternative, e solo tre sono risultate adeguate: il punto d’arrivo, per tutte, è il rifugio a forma di stella inaugurato alla fine del 2025, mentre le differenze – non sostanziali – riguardano il punto di partenza (Cogne o la frazione di Epinel) e il tracciato. Chi guarda con favore al collegamento lo fa, principalmente, per due ragioni: aumento dei turisti, da una parte, e via di fuga in caso di emergenze, dall’altra.
Entrambi gli aspetti meritano un approfondimento. Partiamo dal secondo: nel luglio del 2024 la Valle di Cogne venne colpita da una violenta alluvione che tagliò in due la strada, isolando i paesi a monte. Per un mese, un tempo infinito (lettori e lettrici forse ricorderanno la proposta della ministra Daniela Santanché di far arrivare i turisti in elicottero). L’alluvione segnò la comunità locale e a distanza di un anno e mezzo il tracciato stradale presenta ancora criticità. Per i fautori del collegamento funiviario la Greenway si presenta appunto come via di fuga, dovesse la Grand Eyvia – il torrente che attraversa la valle – tracimare di nuovo e scavare la strada, rendendola inagibile. L’argomentazione, di fatto, è: grazie alla Greenway si potrà lasciare Cogne, raggiungere Pila e poi giù, verso Aosta. Non è un caso che il collegamento verrebbe venduto come infrastruttura di trasporto pubblico locale, e potersi così garantire i finanziamenti.
Più turisti, si diceva. Qui bisogna considerare il modello di sviluppo economico su cui negli ultimi decenni si è basata Cogne, che per ragioni storiche non è stata coinvolta dal turismo di massa legato allo sci alpino. E infatti chi oggi soggiorna a Cogne in inverno lo fa principalmente per lo sci nordico (fondo), escursioni, ciaspolate, arrampicata lungo le famose cascate di ghiaccio e solo in maniera decisamente residuale per la piccola stazione sciistica. Il collegamento con Pila, invece, permetterebbe di portare in valle migliaia di praticanti dello sci da discesa, che soggiornerebbero in un contesto “più montano” rispetto ad Aosta e dintorni.
1.500 persone all’ora sulla funivia: boom di parcheggi ed edifici – Le voci fuori dal coro, però, ci sono. Come quella di Marco Foretier, ingegnere, proprietario di un albergo nella frazione di Gimillan, esponente di Uniti a Sinistra. “Ciò di cui ha bisogno Cogne è una strada sicura – riflette – in vista di cambiamenti climatici ed eventi atmosferici sempre più gravi e numerosi, non sarà possibile utilizzare la funivia durante l’emergenza. Per sua stessa natura, è un impianto critico che si regge su funi e che per di più ha bisogno di energia. Al mondo non esistono ‘funivie per le emergenza’. Semmai può essere utilizzata nel post-emergenza, ma quel compito lo svolge meglio una strada finalmente messa in sicurezza”. Per quanto riguarda frane e valanghe sono state installati paramassi e paravalanghe. Resta però il torrente, dal momento che l’acqua può far crollare la strada. Ma qui Foretier ha le idee chiare: “Per risolvere il problema a Rhêmes-Notre-Dame hanno creato una galleria per ‘saltare’ la strada a rischio. Costerebbe molto meno, forse 40 milioni di euro, e metterebbe in sicurezza in maniera definitiva la vallata”.