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Giustizia

Ultimo aggiornamento: 13:22

Referendum, l’appello di Gratteri su La7: “Andate a votare, dopo sarà impossibile tornare indietro”. E replica agli attacchi di Calenda

Faccia a faccia a distanza tra Calenda e Gratteri: “Discutiamo della Costituzione”. “Troppo tardi, ora si deve solo votare”
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Sul referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo, nella trasmissione Dimartedì, su La7, si confrontano a distanza il leader di Azione, Carlo Calenda, favorevole al Sì, e il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, sostenitore del No.
Calenda invita a separare il giudizio sul merito della riforma dalle contrapposizioni politiche e dalle accuse reciproche: “Questa è una riforma della Costituzione e la Costituzione va presa sul serio. Noi dobbiamo imparare a discutere della Costituzione separatamente da tutto il resto, perché è ciò che ci unisce e dobbiamo discutere su qualcosa che deve continuare a unirci”.
Poi cita impropriamente le parole di Gratteri: ” Perché chi è per il No dovrebbe essere accomunato ai massoni, ai mafiosi o alle persone poco perbene? Questo sistema esiste in tutti i Paesi liberali. Dipingere chi non la pensa come te come una persona poco perbene è il principio per cui non esistono più le democrazie”.

La replica di Gratteri arriva punto per punto. Il magistrato parte proprio dall’invito al confronto avanzato dal senatore di Azione: “Ho notato che Calenda due o tre volte dice che bisogna discutere della riforma della Costituzione. Ma non è questo il momento di discutere: bisognava farlo quando la riforma era in Parlamento“.
Gratteri ricorda che il passaggio parlamentare non ha prodotto alcuna modifica al testo originario: “Se non è stata cambiata una virgola del disegno iniziale, vogliamo discutere ora? Adesso bisogna votare sì o no, decidere se si vuole tutto questo pacchetto”.
E allerta sulla portata della riforma: “Ricordiamoci che parliamo di sette articoli della Costituzione. E oggi li modifichiamo senza aver cambiato una virgola. Calenda dice che dobbiamo discutere della riforma della Costituzione? Dovevate discuterne in Parlamento, non adesso che si vota tra meno di venti giorni”.

Il magistrato definisce il referendum “qualcosa di veramente importante” e rivolge un appello ai cittadini: “Invito tutti a informarsi. Chi non vota da vent’anni vada al Comune a chiedere la scheda e vada a votare“. La posta in gioco, aggiunge, è alta: “Si interviene su sette articoli della Costituzione e poi sarà impossibile tornare indietro“.
Gratteri contesta anche il paragone con altri ordinamenti: “Quando sento dire che così funziona in Francia o in altri Paesi mi chiedo: chi ha stabilito che quei sistemi siano migliori del nostro? L’Alta Corte disciplinare è qualcosa di veramente pauroso. E il sorteggio è una mezza truffa“.

Infine torna sulle polemiche relative alle sue precedenti dichiarazioni. “Pensavo che la lingua italiana fosse abbastanza chiara – commenta ironicamente – “Io non ho mai detto che chi vota Sì è mafioso o massone. Ho detto che in Calabria i mafiosi e la massoneria deviata voteranno Sì perché sanno perfettamente che questa riforma indebolisce la magistratura. Sono loro che hanno voluto dire che chi vota Sì è mafioso, dal presidente del Senato in giù“.
E chiosa: “È come dire che chi vola e ha le ali è un uccello. Non è vero: anche il pipistrello e l’ape hanno le ali ma non sono uccelli. Da un mese si ripete la stessa storia e io continuo a chiarire quello che ho detto. Poi ci sono persone come Calenda che fanno finta di non capire“.

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A cura di Paolo Frosina
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