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Ultimo aggiornamento: 14:09

“Crosetto a Dubai? Servizi non monitorano viaggi privati dei ministri”. Ma non risponde alla domanda del Fatto sugli “impegni istituzionali” e sull’assenza di informazioni e scorta

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“Le agenzie di intelligence -mi sembra superfluo ricordarlo- non monitorano i viaggi privati dei ministri. E la legge 124 (legge sui Servizi del 2007, ndr) vieta attività di controllo a una serie di persone tra cui gli esponenti politici”.
Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, rispondendo a una domanda dei cronisti sulle informazioni date dal ministro della Difesa, Guido Crosetto sulla sua presenza a Dubai, il giorno in cui è scattato il conflitto in Medio Oriente. Dunque, per il sottosegretario, quello del titolare della Difesa del governo Meloni era un viaggio privato, anche se proprio Crosetto aveva aggiunto che nel breve periodo di vacanza aveva inserito “appuntamenti istituzionali“. “Quello che veramente importa è l’operatività del ministro della Difesa che, come già attestato da subito dalla presidente Meloni, non è mai venuta meno, benché egli fosse fuori dal territorio nazionale” ha aggiunto Mantovano. “Crosetto ha detto due giorni fa non in un luogo qualsiasi, ma in Parlamento, quindi in un luogo civilmente sacro, che aveva necessità di concedersi qualche giorno di ferie con la famiglia. Per questo ha utilizzato un volo commerciale per andarvi e avrebbe utilizzato un volo commerciale per rientrare se non fosse esploso il conflitto” ha concluso il sottosegretario. Alla domanda successiva posta da ‘Il Fatto Quotidiano’, che ha ricordato a Mantovano il vero senso delle parole di Crosetto in Senato evocate parzialmente da Mantovano (il ministro non raffigurava una vacanza pura ma un viaggio misto di ferie e di impegni istituzionali) il sottosegretario si è rifiutato di rispondere. La domanda includeva due quesiti: quando il Ministro ha comunicato la sua presenza in quella zona per impegni istituzionali e se fosse corretto che fosse lì senza scorta. Mantovano si è rifiutato di rispondere a entrambi. Prima ha offerto (come fosse una graziosa concessione al quotidiano che ha detto di apprezzare) la possibilità di fare una domanda diversa. L’offerta di un “bonus” è stata ovviamente rifiutata dal Fatto e a quel punto – incassato il rifiuto – il sottosegretario ha passato la parola ad altri giornalisti che hanno persino usato il “bonus” per porre due domande senza mai richiedere a Mantovano di rispondere sul punto da noi sollevato. Così il sottosegretario con delega ai servizi ha potuto non rispondere a una domanda importante e relativa a fatti di interesse pubblico come le informazioni ricevute dai servizi di intelligence sugli impegni istituzionali di un ministro della difesa che si trovava all’estero all’insaputa del Governo e dei servizi in un momento delicato.

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