Corruzione, divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale Fi Giovanni Zannini
C’è una misura cautelare per Giovanni Zannini, il consigliere regionale campano ex deluchiano rieletto alle ultime elezioni nelle file di Forza Italia. Il Gip di Santa Maria Capua Vetere ha parzialmente accolto le richieste della procura e ne ha disposto il divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe. Stessa misura per i coindagati, gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, i dominus dell’azienda di latticini Spinosa spa, per i quali, secondo l’accusa, si sarebbe adoperato per aiutarli a costruire un nuovo stabilimento caseario a Cancello Arnone.
In queste ore i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Aversa, stanno eseguendo le misure. I tre sono indagati, a vario titolo, di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. I reati riguardano in particolare l’episodio relativo alla realizzazione di un caseificio da parte degli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, entrambi raggiunti dalla misura del divieto di dimora in Campania. Un episodio noto già da quasi un anno e mezzo – da quando, nell’ottobre 2024 i carabinieri effettuarono perquisizioni a carico di Zannini e degli altri indagati – che non gli ha impedito di ricandidarsi alle elezioni regionali del novembre scorso, dove ha preso oltre 30mila voti. E così che il Gip, dopo aver riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza, ha ritenuto sussistente l’esigenza cautelare del rischio di reiterazione del reato da parte di Zannini, decidendo così di evitargli il carcere, nonostante la richiesta di segno opposto della Procura, ma di tenerlo comunque lontano dal territorio campano in cui opera.
A Zannini è contestato di essere intervenuto per far avere ai Griffo il finanziamento chiesto ad Invitalia, società del Mef (furono erogati i primi 4 milioni, poi finiti sotto sequestro con il caseificio), ottenendone in cambio una minicrociera in regalo. Per avere i fondi i Griffo avrebbero dovuto presentare, come spiegato in due note emesse nel 2022 dal Dipartimento competente della Regione Campania, la valutazione di incidenza ambientale, la cosiddetta “Vinca”. L’intoppo era che l’impianto era già stato realizzato, e peraltro in zona Sic Natura, senza alcuna valutazione ambientale. Due funzionarie della Regione, entrambe sentite dalla Procura, hanno confermato di aver ribadito a Zannini nel luglio del 2023 la necessità di presentare la Vinca e che il permesso a costruire rilasciato dal Comune di Cancello e Arnone per l’impianto sarebbe stato dichiarato nullo. Due funzionarie oggi elogiate per il coraggio ad opporsi alle richieste del politico dal Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Pierpaolo Bruni. Ricevuto il “no” dalla Regione, Zannini ha escogitato una manovra per aggirare l’ostacolo, chiedendo e ottenendo dal Comune di Castello del Matese, attraverso il sindaco Antonio Montone, di intervenire nella procedura, essendo l’ente matesino dotato di Commissione Ambiente Vinca; a quel punto il Comune di Cancello e Arnone, grazie al sindaco Ambrosca, ha presentato alla Regione richiesta di delega in materia di Vinca, dopo aver stipulato una convenzione con Castello del Matese.
Alla Commissione Vinca del comune matesino giunsero relazioni, sottoscritte da cinque professionisti, ritenute false, come quella che indica una distanza dell’impianto dal Sito Natura 2000 di 620 metri o che l’impianto è da realizzare quando invece era già stato edificato. Alla fine la Commissione si è espressa sulla non assoggettabilità a Vinca dell’impianto, il Comune di Cancello e Arnone ha emesso il documento finale e i Griffo hanno avuto una prima tranche dei finanziamenti da Invitalia.
Nel motivare la misura cautelare, il Gip evidenzia per Zannini “la spregiudicatezza e la disinvoltura con cui il politico cerca di risolvere le problematiche burocratiche” in favore della Spinosa spa: “È ampliamente a suo agio nell’implementare all’interno dell’amministrazione pratiche corruttive”. Rieletto in consiglio regionale, Zannini “detiene attualmente una posizione soggettiva che gli consentirebbe in ragione delle condotte delittuose di cui si è reso responsabile, di reiterare comportamenti offensivi dei medesimi beni giuridici protetti… A titolo esemplificativo, Zannini cercava di evitare con diversi espedienti e tergiversazioni il pagamento del soggiorno di cui usufruiva a settembre del 2023 nonostante fosse a conoscenza delle indagini nei suoi confronti. Indicativo della pervicacia a delinquere è la visita d’urgenza da Paolo Griffo dopo aver scoperto di essere stato attenzionato e fotografato al porto mentre sbarcava dallo yatch, nonché la volontà di far cancellare il suo nome dai registri di bordo”.
Il Gip ritiene idonea la misura del divieto di dimora nella Regione Campania e in quelle confinanti “in ragione della personalità negativa dello Zannini e dell’assoluta mancanza di scrupoli dallo stesso ostentata nell’attuare i propositi delittuosi, dell’estrema cautela mostrata nell’utilizzo di strumenti elettronici e telematici e della carica pubblica ricoperta”.