Atalanta, ecco la prova: gli applausi e la gloria non bastano, le italiane non possono più permettersi le coppe
Belli gli applausi. Ma la gloria nelle coppe non basta, purtroppo. Prendiamo l’Atalanta: in settimana era stata protagonista di una rimonta storica contro il Borussia Dortmund, che rimarrà negli annali. Di gran lunga la miglior prestazione italiana in Europa quest’anno. Ma cosa le è rimasto di questo capolavoro. Tanti complimenti, sicuramente. Anche un po’ di soldini: nel ricco formato della nuova Champions, il passaggio del turno frutta un bonus di 11 milioni, a cui aggiungere un altro milioncino per l’incasso della prossima gara casalinga. Però a che prezzo: sono molti di più i soldi a cui la Dea rischia ora di dover rinunciare. Il contraccolpo infatti è stato immediato: la squadra ha pagato le fatiche fisiche e forse ancor più mentali in campionato, perdendo addirittura in superiorità numerica contro il Sassuolo. Una sconfitta sanguinosa, che interrompe la striscia di nove risultati utili, in una giornata favorevole visto il pareggio tra Roma e Juventus. L’Atalanta avrebbe potuto ulteriormente accorciare le distanze dal preziosissimo quarto posto e invece scivola a meno sei, in maniera quasi definitiva.
L’impresa col Borussia è stata epica, però in Europa la corsa probabilmente si fermerà agli ottavi (quel lato di tabellone pare proibitivo), mentre costerà caro in campionato. Nel momento cruciale, la squadra di Palladino si ritroverà con due gare in più da giocare contro il Bayern Monaco (a cui va aggiunta pure la semifinale di Coppa Italia), che bruceranno inevitabilmente energie preziose per una rimonta in classifica già di per sé complicata vista la partenza ad handicap con Juric. Discorso simile, ma solo con risultato diverso e non a caso, per la Juventus. Anche i bianconeri, sfibrati dallo sforzo titanico in settimana col Galatasaray, sono stati in balia della Roma per quasi 75 minuti. Sono riusciti a salvarsi al 90’, innanzitutto per demeriti altrui (la banda di Gasperini ha letteralmente buttato una vittoria decisiva), e forse anche perché l’eliminazione in Champions, a differenza dell’Atalanta, aveva lasciato rabbia e non appagamento, quantomeno le forze mentali per reagire alla difficoltà.
Non cambia di molto la sostanza. La verità è che oggi le coppe sono un lusso che tante squadre in generale, e le italiane in particolare, non possono più permettersi. O sei una corazzata. O giochi un campionato poco competitivo. Oppure il doppio impegno si rivela insostenibile alla lunga, specialmente in un torneo molto livellato come la Serie A. Gli sforzi settimanali possono portare via anche una decina di punti che a meno di vantaggi in classifica abissali e sempre più rari si rivelano alla fine decisivi, qualsiasi sia l’obiettivo. Che si tratti dello scudetto – l’Inter ne sa qualcosa, e infatti l’impressione è che si sia fatta eliminare quasi scientemente anzitempo dalla Champions, per non rischiare il bis dello scorso anno –, o anche solo del quarto posto. In quest’ultimo caso, poi, il paradosso – uno dei tanti del calcio moderno – è che sono le stesse coppe a disincentivare a giocare le coppe, perché per una società arrivare in Champions (e garantirsene i ricavi) è molto più importante di essere competitivi nella coppa a cui ci si è qualificati.
Il prossimo esempio lo avremo presto con la Roma. Che all’Olimpico ha sprecato un match point contro la Juventus e adesso dovrà rituffarsi nell’Europa League: un trofeo prestigioso che rappresenterebbe il punto più alto della storia del club a livello internazionale (la Conference meglio non considerarla). E che i giallorossi hanno tutto per vincere, se non sono i favoriti poco ci manca. Però si ritroveranno a giocarsela con la Juve (e forse pure il Como) alle calcagna e il quarto posto mai così a portata di mano: un obiettivo vitale che la proprietà insegue da anni e non può fallire ancora. Contro un avversario, il Bologna agli ottavi, che invece non ha più molto da chiedere al campionato e potrà concentrarsi interamente sulla doppia sfida. Anche lì ci sarà una scelta da fare: puntare a tutto col rischio di non ottenere nulla, o rinunciare a qualcosa. Alla fine da noi contano i risultati, e pazienza per i complimenti. Anche perché poi in Italia (vedi il trattamento riservato all’Inter di Simone Inzaghi) spesso non arrivano manco quelli.