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Austin lancia la “stanza della rabbia” dopo il caso Gauff: è uno spazio senza telecamere

Agli Australian Open la tennista statunitense aveva distrutto la racchetta dopo una sconfitta pensando di esser distante dalle telecamere
Austin lancia la “stanza della rabbia” dopo il caso Gauff: è uno spazio senza telecamere
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Una “stanza della rabbia“. È l’ultima invenzione del Wta di Austin, in Texas. Un’idea e un concetto di attualità nel tennis dopo lo sfogo di Coco Gauff agli Australian Open. Una stanza in cui le tenniste possono sfogare le proprie frustrazioni distanti dalle telecamere. “Vi presentiamo la sala rage dell’ATX Open, la prima del suo genere, dove i giocatori possono esprimere privatamente frustrazione o emozioni in un ambiente sicuro e senza telecamere“, ha scritto il torneo WTA 250 sulle sue piattaforme social.

Nel post c’è anche un cartello con le parole “non sorridere“, “credo in te“, “puoi farcela” e “conta fino a tre” insieme a una racchetta rotta. Un’idea “influenzata” sicuramente dal caso Coco Gauff, che ha distrutto la racchetta durante l’Australian Open il mese scorso, scatenando un dibattito sulla privacy nei tornei. Dopo la sconfitta nei quarti di finale in 59 minuti contro Elina Svitolina al Melbourne Park, Gauff era infatti andata in una stanza secondo lei lontana dalle telecamere e aveva sbattuto la racchetta a terra, ignara del fatto che anche in quella zona ci fossero delle telecamere. E infatti il video ha subito fatto il giro del mondo.

Al discorso privacy si sono uniti dopo quell’evento anche Novak Djokovic e Iga Swiatek, che hanno chiesto maggiore privacy a riguardo. Dopo la sconfitta infatti Gauff aveva dichiarato di aver “cercato di andare in un posto senza telecamere” per sfogarsi e distruggere la sua racchetta. Un’idea – quella del Wta di Austin – che però non mette tutti d’accordo. Alcuni utenti – sotto il post X dell’account ufficiale del torneo – hanno “recensito” negativamente l’idea: “Ma che roba è? Stiamo incoraggiando questo tipo di comportamento? Il tennis è l’unica professione in cui le persone DEVONO assolutamente dare sfogo alla frustrazione in modo fisico? Non ci sono alternative, vero? Il resto del mondo può avere modi più sensati e ragionevoli per affrontare la frustrazione, ma loro no”, scrive qualcuno. Altri scrivono: “Cosa? È una cosa seria?”.

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