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Batterie made in Europe, il sogno si spegne sotto il peso del Dragone

Fabbriche sospese tra Germania e Italia, mercato elettrico in frenata e costi fuori controllo mentre Bruxelles prepara incentivi e vincoli per salvare la filiera continentale dallo strapotere cinese
Batterie made in Europe, il sogno si spegne sotto il peso del Dragone
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Le ambizioni europee di costruire un’industria continentale delle batterie? Stanno crollando sotto il peso dei costi e della (apparentemente inarrivabile) concorrenza cinese. Importanti progetti industriali per la fabbricazione di accumulatori sono stati interrotti o del tutto cancellati proprio mentre l’Unione Europea si prepara a mettere in atto un intervento protezionistico per legare i sussidi all’acquisto di vetture a batteria e l’accesso al mercato europeo solo a chi produce nel vecchio continente.

All’inizio di febbraio, Automotive Cells Company (ACC) – sostenuta da Stellantis e Mercedes-Benz – ha sospeso i piani per le fabbriche di celle a Kaiserslautern, in Germania, e Termoli, in Italia. Colpa, a detta dei costruttori, di una domanda di veicoli elettrici inferiore alle aspettative. Il fallimento della Northvolt, poi, ha ulteriormente spento le speranze per un impianto su larga scala a Heide (Germania).

“Questi passi indietro sottolineano il crescente divario tra la retorica strategica dell’Europa e la realtà industriale”, sottolinea la testata specializzata Autonews.com, “mentre i funzionari dell’UE definiscono le batterie come essenziali per la ‘resilienza industriale’ e la competitività a lungo termine, le decisioni di investimento sono sempre più dettate dalla pressione sui costi e dal rallentamento delle vendite di auto elettriche”.

Ora a Bruxelles stanno mettendo a punto l’Industrial Accelerator Act, uno strumento pensato per rafforzare le catene di approvvigionamento europee per le tecnologie strategiche, incluse le batterie appunto. Il target rimane quello di indirizzare la domanda verso la produzione europea. In parallelo, l’UE ha introdotto il “Battery Booster” – parte di un pacchetto automotive più ampio – che offre circa 1,8 miliardi di euro in aiuti pubblici, principalmente attraverso prestiti a tasso zero (ma la legislazione richiederà mesi per essere approvata).

Sarah Michaelis della VDMA, una delle associazioni di macchinari più influenti d’Europa, ha affermato che l’Europa deve dimostrare di poter rendere scalabile la produzione di celle batteria utilizzando attrezzature europee. Ma senza grandi ordini di batterie, i fornitori di macchinari potrebbero ritirarsi dal settore, rischiando una perdita di competenze difficile da ricostruire.

Criticità messe in evidenze dall’impianto di Salzgitter gestito da PowerCo, un’unità di Volkswagen: dal dicembre 2025, l’impianto tedesco sta aumentando la produzione verso una capacità annua di 20 gigawattora, sufficienti per alimentare circa 250 mila veicoli elettrici. Una fabbrica gemella a Valencia, in Spagna, dovrebbe iniziare la produzione entro fine 2026. Tuttavia, sebbene le celle siano assemblate in Germania e Spagna, gran parte delle attrezzature di produzione proviene dall’Asia, in particolare dalla Cina. Significa che l’Europa ospita la produzione di batterie senza controllare pienamente la tecnologia sottostante e, anzi, ogni nuova fabbrica costruita con macchinari asiatici espande l’impronta globale dei fornitori cinesi, rafforzando il loro vantaggio competitivo in termini di costi.

Infatti, il dominio della Cina si basa sulla grande scalabilità, su fitte reti di fornitura e su un sostegno statale massiccio: i produttori asiatici hanno spesso accesso a decine di fornitori di componenti concorrenti, rispetto ai pochi presenti in Europa. Un fattore che abbassa i prezzi e accelera l’innovazione. Per le case automobilistiche europee, già alle prese con il rallentamento della domanda di vetture elettriche e con la pressione sui margini, pagare un sovrapprezzo per celle batteria prodotte in Europa potrebbe diventare insostenibile.

Oltretutto, per l’associazione tedesca dell’industria automobilistica, la potente VDA, il problema della produzione europea di batterie con componenti “Made in Europe” risiede negli elevati prezzi dell’energia, del costo del lavoro e degli oneri normativi. “Dal punto di vista della qualità, possiamo produrre celle in piccole serie”, sostiene Robert Cameron, responsabile produzione e logistica della VDA: “Il problema è che la Germania come sede produttiva è attualmente decisamente troppo costosa”.

Insomma, la strategia europea sulle batterie appare piena di criticità e senza investimenti rapidi e condizioni competitive, i fornitori di macchinari avvertono che potrebbero spostare l’attenzione altrove (consolidando ulteriormente il primato tecnologico asiatico). Non solo, le regole pensate per favorire i prodotti europei rischiano di far lievitare ulteriormente i costi in un momento in cui i car maker sono già sotto pressione, rendendo utopico il sogno di poter competere col Dragone.

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