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Clima, l’Italia e altri 10 Stati Ue si allineano alle richieste dell’industria: “Approccio pragmatico sull’assegnazione di quote Co2 gratuite”

La dichiarazione dei ministri dell’Industria in vista del Consiglio competitività ricalca le priorità elencate da BusinessEurope, la Confindustria europea, in una nota del 24 febbraio. Urso: "Sospendere il meccanismo, è una tassa"
Clima, l’Italia e altri 10 Stati Ue si allineano alle richieste dell’industria: “Approccio pragmatico sull’assegnazione di quote Co2 gratuite”
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Rivedere il sistema europeo per la riduzione delle emissioni come vuole l‘industria. Cioè, in particolare, con “un approccio pragmatico all’assegnazione gratuita” delle quote di Co2. Tradotto: continuando a snaturare il meccanismo basato sul principio del “chi inquina paga“. È la richiesta contenuta in una dichiarazione congiunta sul rafforzamento della competitività dell’industria europea dei ministri dell’Industria di Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna che si sono riuniti nel gruppo di Paesi ‘Friends of Industry’ per coordinare le posizioni alla vigilia del Consiglio competitività in corso a Bruxelles. A rappresentare l’Italia il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Che ha definito il sistema Ets “un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee” di cui intende chiedere la sospensione fino a quando sarà rivista.

La dichiarazione degli 11 ricalca le priorità elencate da BusinessEurope, la Confindustria europea, in una nota del 24 febbraio, in cui si chiede tra l’altro alla Ue di riconsiderare l’abolizione delle quote di emissione di carbonio gratuite con la motivazione che “le imprese si trovano ad affrontare costi crescenti e una forte concorrenza globale, mentre mancano per lo più le condizioni che renderebbero la decarbonizzazione un buon business case”.

Gli 11 Stati, in particolare, auspicano ​”una revisione dell’Ets che migliori la competitività dell’Ue garantendo un segnale di prezzo efficace, prevedibilità, stabilità del mercato e protezione contro un’eccessiva volatilità dei prezzi, insieme a un approccio pragmatico all’assegnazione gratuita che promuova gli investimenti in tecnologie rispettose del clima e fornisca solide garanzie contro la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”. Cioè il presunto rischio che le imprese delocalizzino per non pagare: sempre più improbabile visto che nel frattempo sta entrando in vigore la tassa sul carbonio alle frontiere che colpisce le importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio da parte di aziende con sedi in Paesi dove la legislazione ambientale è più permissiva.

Secondo i ministri, “la decarbonizzazione non dovrebbe essere ottenuta attraverso la deindustrializzazione” e “la prossima revisione dell’Ets” attesa a luglio “dovrebbe mirare a sostenere la competitività dell’industria europea e a potenziare gli investimenti in tecnologie innovative. Dato il calo del tetto massimo alle emissioni a livello Ue, gli attori industriali corrono il rischio di elevati livelli di prezzo, maggiore volatilità del mercato e liquidità limitata”.

I firmatari – anche qui rispondendo agli appelli delle imprese – chiedono inoltre “un’attuazione proporzionata, basata sul rischio e favorevole all’innovazione delle norme sull’IA industriale, supportata da orientamenti chiari, norme armonizzate, regole di conformità e scadenze realistiche”. In particolare, è necessario “chiarire l’interazione tra la legge sull’Intelligenza artificiale e il regolamento sulle macchine nel corso” del pacchetto di semplificazione “dell’AI-Omnibus”.

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