Omicidio delle suore italiane in Burundi: arrestato a Parma Guillaume Harushimana. La svolta dopo il libro di Giusy Baioni
I Carabinieri del Comando Provinciale di Parma hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Harushimana Guillaume, cinquantenne originario del Burundi e da tempo residente nella provincia emiliana, sospettato di aver organizzato e partecipato al triplice omicidio di Olga Raschietti, 83 anni, Lucia Pulici, 75 anni, e Bernardetta Boggian, 79 anni, le missionarie saveriane della congregazione delle missionarie di Maria, brutalmente assassinate tra il 7 e l’8 settembre 2014 nella loro sede religiosa di Kamenge, quartiere della periferia nord di Bujumbura, a ovest del Paese, vicino al confine con il Congo.
L’impulso decisivo per la riapertura del caso è giunto dopo la presentazione a Parma, nel settembre 2024, del libro-inchiesta “Nel cuore dei misteri“ di Giusy Baioni, giornalista freelance che collabora con il Fatto Quotidiano. Grazie all’inchiesta, la Procura di Parma ha avviato una terza fase investigativa, coordinata dal procuratore Alfonso D’Avino e durata circa un anno. La prima fase istruttoria, nel 2014, era stata archiviata per difetto di giurisdizione, e la seconda, nel 2018, chiusa per carenza di elementi nonostante Harushimana fosse già stato segnalato e sentito dagli inquirenti: l’uomo aveva esibito timbri sul passaporto per attestare la sua lontananza dal Burundi nei giorni del delitto. La nuova ricostruzione fa emergere uno scenario di estrema crudeltà e complessi intrecci politici. Il 7 settembre 2014, le suore Raschietti e Pulici furono colpite con un oggetto contundente e sgozzate. Suor Bernardetta Boggian, che al momento del primo attacco si trovava all’aeroporto per accogliere delle consorelle, fu invece uccisa la notte seguente. La religiosa fu decapitata e il suo capo reciso venne riposto accanto al corpo. Gli esecutori materiali rimasero nascosti all’interno dell’edificio dopo il primo, duplice omicidio e si allontanarono solo dopo il terzo delitto, travestiti da poliziotti, utilizzando divise fornite dalla polizia segreta.
Secondo il comunicato rilasciato dalla Procura di Parma, i delitti sono maturati in un “clima di vero e proprio terrore che si viveva in Burundi”. Come ideatore e mandante viene identificato il defunto generale Adolphe Nshimirimana, già capo della polizia segreta locale. Il generale avrebbe ordinato l’eliminazione delle suore dopo il loro presunto rifiuto di prestare cure e medicinali per supportare le milizie burundesi in Congo. Emergerebbero tuttavia anche altre concause: un movente economico legato alla gestione delle risorse del Centro Giovani Kamenge e un movente “esoterico-sacrificale“, legato a un rito propiziatorio richiesto dal generale per favorire la propria candidatura a presidente della Repubblica. Harushimana, stretto collaboratore di Nshimirimana, è ora accusato di aver agito come istigatore, co-organizzatore e supporto logistico. Gli vengono contestati sopralluoghi, l’aver garantito la disponibilità di denaro per i sicari e aver recuperato le chiavi per l’ingresso nell’abitazione delle vittime. Avrebbe inoltre acquisito camici da chierichetti o cantori da far indossare agli esecutori per non destare sospetti e avrebbe guidato l’auto utilizzata per condurre il gruppo all’interno della missione.
Non ultimo e come denunciato dall’inchiesta di Baioni, le indagini hanno confermato il contesto sistematico di depistaggi in Burundi, tra cui l’arresto del “folle di turno” e l’incendio della sede della Radio Pubblica Africana, rea di aver diffuso interviste a soggetti dichiaratisi co-autori del massacro. Diversi testimoni e soggetti coinvolti, tra cui il mandante e uno degli esecutori rei confessi, sono stati uccisi negli anni successivi. I Carabinieri hanno acquisito documentazione conservata dalle congregazioni saveriane e materiale esibito dalla giornalista, incluse foto della scena del crimine e interviste radiofoniche. L’arresto è avvenuto previa richiesta di procedere del ministro della Giustizia, necessaria per perseguire un cittadino straniero per reati commessi all’estero contro italiani. L’indagato è ora nella Casa Circondariale di Parma, in attesa che la sua posizione venga vagliata.