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Aborto, la Commissione Ue approva l’uso di fondi europei dopo la mobilitazione dei cittadini: “Ma no a nuovi strumenti”

La campagna My Voice My Choice - che ha raccolto oltre un milione di firme - chiedeva la creazione di un nuovo strumento giuridico. Cinque Stati sollecitano Von der Leyen perché metta in pratica quanto promesso
Aborto, la Commissione Ue approva l’uso di fondi europei dopo la mobilitazione dei cittadini: “Ma no a nuovi strumenti”
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Non sarà creato un nuovo fondo per garantire l’accesso all’aborto in tutta l’Unione europea, ma gli Stati potranno attingere da quelli già esistenti. In particolare, potranno far riferimento al Fondo Sociale Europeo per “migliorare la parità di accesso ai servizi sanitari, compresi i servizi per l’interruzione di gravidanza”. È questa la risposta della commissione Ue alla petizione di My Voice My Choice che ha raccolto oltre un milione di firme per chiedere un meccanismo che tutelasse la possibilità di abortire per tutte le donne. Non un recepimento totale della richiesta dei cittadini, ma una prima apertura, arrivata grazie a una mobilitazione dal basso senza precedenti di attiviste e attivisti: “Il Parlamento europeo ci ha dato il massimo supporto possibile”, ha commentato la coordinatrice Nika Kovac ricordando il voto di dicembre scorso. “La commissione europea lo ha rispettato. Siamo però delusi dal fatto che non abbiano stanziato fondi aggiuntivi. Va bene, ma questo ci rattrista”.

E se ora molto dipenderà anche dalle reazioni dei singoli governi, c’è chi ha già iniziato a farsi sentire: i primi ministri di Spagna, Slovenia, Svezia, Danimarca ed Estonia hanno esortato la presidente Ursula von der Leyen, a dare seguito concreto all’iniziativa e mostrare come potrebbe essere implementata nella pratica. Realizzare le intenzioni sarà la prossima sfida “Oggi”, ha chiuso Kovac, “festeggeremo, domani inizieremo a lavorare di più perché ciò che abbiamo capito dall’incontro è che l’istituzione stessa non si prenderà cura della situazione e che il movimento è necessario”. Non solo, il comitato a ilfattoquotidiano.it, ha spiegato che si tratta comunque di “una risposta storica” perché “è la prima volta che si consente ai Paesi di utilizzare fondi Ue per gli aborti a favore di persone che non possono accedervi. Abbiamo sempre sostenuto un meccanismo di adesione volontaria, in cui i Paesi potessero scegliere liberamente di partecipare. Siamo molto fiduciosi che diversi di loro utilizzeranno questi fondi per aiutare le donne. Abbiamo undici governi che ci sostengono e contiamo su di loro”.

Le pressioni e la decisione della commissione Ue

Nelle scorse ore, in attesa che la commissione Ue si esprimesse, erano iniziate a circolare voci sul fatto che l’intenzione fosse quella di non dare seguito alla petizione. Per questo gli attivisti avevano deciso di lanciare una nuova raccolta firme per “far cambiare idea” ai commissari. Oggi è arrivata la decisione. Dopo aver analizzato “attentamente” l’iniziativa e tenendo conto delle “limitazioni” imposte dai Trattati Ue alla competenza dell’Unione nella salute pubblica, la commissione ha dichiarato che “gli Stati membri possono fare affidamento sugli strumenti Ue esistenti per migliorare la parità di accesso a servizi sanitari legalmente disponibili e a prezzi accessibili, compresi i servizi per l’aborto sicuro”. E in particolare al Fondo Sociale Europeo (Fse+). Visto che il sostegno dell’Ue “può già essere fornito in tempi relativamente rapidi, dagli Stati membri disposti a farlo nell’ambito degli strumenti esistenti, non è necessario proporre un nuovo strumento giuridico“, hanno concluso. Quindi il sostegno Ue può essere fornito attraverso il programma Fse+, nel caso in cui gli Stati membri desiderino, volontariamente e secondo le rispettive legislazioni nazionali, fornire questo sostegno. Secondo la commissaria Hadja Lahbib, “questa iniziativa salverà delle vite”, ha dichiarato. “Ciò è stato possibile solo grazie a My Voice My Choice”.

La mobilitazione in Italia: “Smentita la linea del governo Meloni”

Secondo l’Oms, sono quasi 500mila gli aborti non sicuri che avvengono ogni anno in Ue. Un tema molto sensibile anche in Italia. Da qui è nata l’Iniziativa dei cittadini europei, la più veloce di sempre nella storia dell’Union e e che solo nel nostro Paese ha raccolto oltre 160mila firme, quasi come in Francia e Germania. “Questa decisione”, ha commentato Federica Vinci, co-coordinatrice di My Voice My Choice in Italia, “arriva mentre il governo Meloni dichiara di non voler toccare la 194, ma nei fatti la svuota” o “blocca il congedo parentale paritario”. Ed “è quindi soprattutto una smentita politica della linea del governo italiano”. Per l’altra co-cordinatrice Alice Spaccini, “concretamente, le donne che vivono in Paesi dove l’aborto è ostacolato potranno avere garantirà una copertura della prestazione sanitaria, includendo anche le spese di viaggio e di soggiorno se dovranno andare all’estero”. Ma non solo. “Si afferma un principio fondamentale: il riconoscimento a livello europeo del diritto ad accedere all’aborto in condizioni di sicurezza e legalità”. Infine, ha chiuso il terzo co-cordinatore Matteo Cadeddu, “la mobilitazione non finisce qui. Forti del supporto di oltre 40 collettivi e associazioni della società civile – l’Italia è stato il paese con il maggior numero di organizzazioni aderenti – ci daremo da fare perché quanto promesso dalla commissione venga attuato per tutte le persone in Europa”.

“I soldi per le armi invece ci sono sempre”

Tra chi si è esposto nell’europarlamento sul tema c’è il gruppo The Left. Che, tramite la co-presidente Manon Aubry ha riconosciuto il “primo passo”, ma ha anche osservato che “il diavolo si nasconde nei dettagli”. “Piuttosto che creare un nuovo fondo dedicato all’aborto, la Commissione europea dà la possibilità di utilizzare un fondo sociale esistente, già in calo. È lontano dalla richiesta portata da My Voice, My Choice”. Per la 5 stelle Carolina Morace è “un compromesso al ribasso”, mentre “i fondi per le armi ci sono sempre”. Anche i Socialisti annunciano che continueranno “a lottare per un meccanismo permanente che garantisca a tutte le donne in Europa l’accesso a servizi di assistenza all’aborto sicuri e legali”. E per la dem Annalisa Corrado è comunque “un segnale politico” mentre “in molti Paesi i diritti delle donne vengono ostacolati o addirittura negati”. Sul fronte opposto, Fdi esulta per la mancanza di nuovi finanziamenti. “L’aborto non è una priorità in Europa”, ha detto l’eurodeputato Paolo Inselvini, “non è competenza europea, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, e pertanto non si possono istituire nuovi fondi”. Ora resta da vedere se e come saranno usati quelli esistenti.

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