“Consapevole di lavorare per il clan”, in carcere l’avvocato dei Contini e delle truffe alle assicurazioni. Voleva denunciare le Iene
Il filo che collega il clan Contini al mondo delle truffe assicurative passava per lo studio dell’avvocato Salvatore D’Antonio. Penalista, nonché professionista che “si è adoperato per assicurare al clan Contini il raggiungimento dei propri obiettivi strategici e il rafforzamento della propria presenza sul territorio, nella piena consapevolezza di operare per il sodalizio e di fornire un contributo in tal senso rilevante”, scrive il Gip di Napoli nella parte di motivazione dell’arresto per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito dell’indagine che ha portato a quattro arresti per infiltrazioni nell’ospedale San Giovanni Bosco.
Nel provvedimento si fa riferimento a un’intercettazione in cui D’Antonio ammette che il bar dell’ospedale era un’appendice della cosca. Risale al gennaio 2019. “Diciamo che loro pure furono arrestati sequestro delle società li ho difesi io, pure sono stati assolti, perché loro ritenevano che all’interno praticamente della come si chiama di questo bar e cose venisse gestito dalla camorra del Clan Contini , è vero, così è, cioè io prima del sequestro già conoscevo la avvenivano proprio i ……. poi parlano di altri assistiti di D’Antonio”.
C’è ne è un’altra in cui D’Antonio preannuncia una denuncia alle Iene. Gli inviati del programma di Italia 1 stanno ficcando il naso nella gestione del bar all’ospedale San Giovanni Bosco. Erano andati lì per fare domande al gestore, Salvatore De Rosa, per chiedergli se aveva appartenenze con la camorra. È il 30.11.2018 e l’avvocato ne parla con N. B., perito assicurativo al centro di numerose frodi assicurative riportate nell’ordinanza. Il Gip ne ha respinto la richiesta di arresto per concorso esterno, ritenendo il suo contributo agli interessi della cosca datato, e limitato nel tempo.
Avvocato D’Antonio: Che è successo? ( con tono allarmato)
N. B.: Fai finta che non sai niente, stammi a sentire, “le Iene”,mi senti?
Avvocato D’Antonio: eh
N. B.: eh, sono andate nel San Giovanni Bosco (ospedale ndr) hanno acchiappato a Salvatore De Rosa, gli hanno detto: “è vero che lei ha appartenenze con la camorra?” “io sono di passaggio qua!”(risposta di De Rosa al giornalista ndr), “ma come siete di passaggio, siete il proprietario del bar perché dite che siete di passaggio?”(giornalista ndr)
Avvocato D’Antonio: veramente?
N. B: eh fai finta che non sai niente, perché quello ti chiama sicuramente, a me me l’hanno detto mi hanno chiamato quella ragazza,no?mi ha chiamato e mi ha detto “nunzio è successo un bordello hanno detto vicino a Salvatore , gli hanno detto così,hai capito, questo è uno smacco malamente, sto fatto,eh perché tu hai fatto riaprire il bar che quelli hanno detto che era una cosa con i Contini
Avvocato D’Antonio: Vabbè facciamo una denuncia alle “Iene”
N.B.: eh si deve fare la denuncia immediatamente.
N. B. è accusato pure di essere capo e promotore di un’associazione a delinquere dedita alle truffe assicurative insieme a Salvatore De Rosa, l’uomo del bar dell’ospedale. Nelle circa 2000 pagine dell’inchiesta – frutto nel nucleo investigativo dei carabinieri e del nucleo Pef della Finanza di Napoli – viene ricostruito un modus operandi collaudato e stratificato. Un lavoro fatto di falsi testimoni e di accordi con liquidatori coi quali stabilire patti “commerciali” (incassavano il 10% dell’importo dietro la certezza della chiusura positiva della pratica).
N. B. e l’avvocato D’Antonio erano in contatto per lucrare su pratiche assicurative del “fondo vittime per la strada e non solo”. L’ordinanza è piena di intercettazioni dalle quali traspare “uno stabile rapporto di affari (…) già da solo singolare visto che quest’ultimo si occupa esclusivamente, almeno in apparenza, di diritto penale”. Una di queste conversazioni farebbe emergere la “spregiudicatezza” di D’Antonio che, a proposito di un altro avvocato, dice: “io non l’ho fatto picchiare da Michele Contini… (suo amico e parente del boss Edoardo Contini, ndr)… non l’ho fatto picchiare dai camorristi e gli ho fatto gestire le pratiche a lui che ha litigato con tutti…”.