Vannacci esce dal gruppo dei Patrioti in Ue. Ufficializzata l’entrata nei Sovranisti guidati da AfD
Le ripercussioni dello scisma vannacciano arrivano anche a Bruxelles. Con una conferenza stampa, il leader del nuovo partito Futuro Nazionale ha annunciato la propria fuoriuscita dal gruppo europeo dei Patrioti, che tra i suoi banchi ospita la Lega, per entrare in quello, ancora più estremo, di Europa delle Nazioni Sovrane (Esn), famiglia formata in larga maggioranza da eurodeputati appartenenti alla formazione di estrema destra tedesca Alternative für Deutschland. “È un onore, mi riconosco totalmente nei principi e ideali di questo gruppo”, ha commentato il generale nel corso dell’annuncio alla stampa.
Questi principi, spiega ancora l’ormai ex leghista eletto all’Eurocamera proprio tra le fila del Carroccio, vedono “prevalere la sovranità nazionale sul federalismo europeo che si vorrebbe raggiungere cancellando quelle che sono le identità delle nostre nazioni, il principio che vuole proteggere le identità dei popoli europei e delle tradizioni greco-romane europee, il principio della semplificazione burocratica nell’economia dei nostri Stati, di uno Stato che sia meno incombente, che tassi di meno le popolazioni e che dia libero sfogo alle eccellenze che da sempre hanno caratterizzato l’Europa e le sue splendide azioni. Il principio che vuole negare il Green Deal, la peggiore truffa che l’Europa abbia subito dal dopoguerra a oggi e che ha desertificato le nostre industrie, le ha delocalizzate e ci ha reso più poveri e più instabili. E soprattutto una posizione chiara su quello che è stato un fenomeno di massa degli ultimi anni, quello dell’immigrazione, che non è solamente l’importazione di forza lavoro, che poi va in qualche modo a delegittimare o a sostituire la forza lavoro che invece è presente ed è qualificata nelle nostre nazioni, ma è anche l’importazione di altre culture, altre civiltà che non sono compatibili con la nostra”.
Un programma elettorale il suo che, in parte, coincide proprio con quello della Lega. Motivo per cui una delle domande poste affronta proprio le motivazioni della sua decisione. E Vannacci spiega le differenze, a suo parere, tra la dimensione italiana e quella europea: la Lega, dice, è stata “coerente” a livello Ue nella linea riguardo all’Ucraina, ma “incoerente” in Italia. Vannacci ha ricordato di aver votato contro il prestito Ue all’Ucraina “già nei tempi passati. La mia posizione al riguardo è supportata da un ragionamento, ossia che sono quattro anni che noi continuiamo a perseguire una strategia che non ha portato a niente. La guerra è ancora in corso, l’esercito russo continua ad avanzare, lentamente ma inesorabilmente, sul territorio ucraino e questa strategia di continuare a consegnare armi e risorse infinite, che spesso non vanno dove dovrebbero andare, all’Ucraina si è dimostrata una strategia perdente“. Secondo il generale, l’unica alternativa se si vuol sconfiggere la Russia è quella di “far entrare in guerra la Nato e l’Unione europea contro i russi e quindi mandare i nostri figli a combattere in Donbass e a morire per Kiev. E questo non penso che sia un’alternativa che i popoli europei prendano in considerazione. Tenuta in considerazione questa realtà, noi dobbiamo ad ogni modo e ad ogni costo sviluppare relazioni diplomatiche per giungere alla pace il più presto possibile, perché la pace di oggi ci costerà, ma ci costerà meno della pace di domani. Vorrei far notare che la Lega, all’interno dei Patrioti, nell’ultimo anno e mezzo ha sempre votato contro le armi all’Ucraina e contro il sostegno indiscriminato, anche economico, che l’Europa voleva dare all’Ucraina. Ha votato contro anche all’istituzione” di un prestito da “90 miliardi di euro che oggi è bloccato per l’apposizione di due Stati sovrani”, Ungheria e Slovacchia. Quindi, prosegue, “questa posizione in Europa è coerente. L’incoerenza si è verificata in Italia, dove invece al momento della firma del decreto per la consegna delle armi all’Ucraina e del sostegno economico la Lega ha votato a favore. Questo è stato uno degli episodi che mi ha portato ad uscire da quel partito, ma non è il solo”. E a questo punto parla di “una incoerenza generale su molte posizioni, dalla Fornero alla difesa della famiglia tradizionale come base della società occidentale, a tantissime altre posizioni che, se da una parte venivano esternate con grande chiarezza, dall’altra poi non trovavano riscontro nei voti”.
Insieme a lui, a ufficializzare l’entrata in Esn c’era il presidente del gruppo, il tedesco René Aust: “Per noi è un grande onore poterti accogliere nel nostro gruppo e puntiamo su una eccellente collaborazione – ha dichiarato – Avremmo accolto solo deputati fedeli ai loro principi e non c’è dubbio in questo caso. Nelle prossime settimane e mesi questa resterà la situazione per fare un lavoro importante al Parlamento europeo e in patria. Abbiamo discusso su punti comuni e differenze e il risultato è che abbiamo pochissime differenze ma possiamo trovare un denominatore comunque per la politica economica e migratoria”.
Dopo i ringraziamenti reciproci, Vannacci si concede un ultimo commento quando gli viene fatto notare che ai sondaggi il suo neonato partito è dato già al 4%: un risultato che “rincuora“, ha commentato. “Le percentuali mi interessano fino a un certo punto. Non ne faccio una questione di riuscita o di fallimento, ma in qualche modo sono rincuorato. Un partito che ancora deve esistere, che deve ancora tenere la sua assemblea costituente, che è dato alla soglia del 4%…caspita! Ditemi un’altra realtà in cui ciò sia avvenuto”.