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Massimo Adriatici, ex assessore leghista a Voghera, condannato a 12 anni per l’omicidio di un 39enne marocchino

L'ex membro della giunta comunale è stato ritenuto colpevole di aver ucciso con un colpo di pistola Younes El Boussettaoui nel 2021 in piazza Meardi
Massimo Adriatici, ex assessore leghista a Voghera, condannato a 12 anni per l’omicidio di un 39enne marocchino
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È stato condannato a 12 anni Massimo Adriatici, l’ex assessore leghista alla Sicurezza di Voghera per l’omicidio volontario di Younes El Boussettaoui, il 39enne marocchino ucciso con un colpo di pistola in piazza Meardi, nella cittadina pavese la sera del 20 luglio 2021. Il processo davanti al giudice Luigi Riganti si è svolto con rito abbreviato, quindi prevedendo una riduzione di un terzo della pena.

Quella sera d’estate di cinque anni fa dalla pistola di Adriatici – avvocato, con un passato da poliziotto – partì il colpo che uccise il nordafricano. Lo scorso 26 novembre, il pubblico ministero Fabio Napoleone, procuratore a Pavia, aveva chiesto la condanna a 11 anni e 4 mesi mentre per i legali della difesa l’ex assessore andava assolto per legittima difesa. La pena supera dunque la richiesta dei magistrati inquirenti, che avevano invocato il minimo che in abbreviato corrisponde a 14 anni (21 se fosse ordinario) dopo aver valutato la concessione delle attenuanti che riducono ulteriormente la pena di un terzo.

Gli avvocati hanno sostenuto che al momento dello sparo l’imputato era in uno stato di “incapacità naturale” in quanto, dopo aver ricevuto uno schiaffo durante una colluttazione con El Boussettaoui, sarebbe caduto in un blackout, non rendendosi conto di quanto stava succedendo. Circa un anno e mezzo fa, il 6 novembre 2024, la giudice Valentina Nevoso aveva chiesto con un’ordinanza alla procura di Pavia di modificare il capo di imputazione che nel primo processo era eccesso colposo di legittima difesa.

Il nordafricano – pluripregiudicato già noto alle forze dell’ordine – era ubriaco e stava importunando alcuni ospiti del bar. Adriatici – armato della sua calibro 22 – era in piazza e chiamò le forze dell’ordine. Ci fu una parapiglia e Adriatici fu colpito e finì a terra, quindi sparò all’uomo che morì poco dopo. L’ex assessore ha sempre sostenuto di essersi avvicinato all’uomo perché stava importunando alcune persone. Le indagini erano partite dalle immagini delle telecamere di sicurezza di piazza Meardi, che mostravano l’ex assessore camminare dietro la vittima poco prima dello sparo.

L’ex assessore era stato arrestato, poi la procura – a termine delle indagini – aveva ritenuto che Adriatici fu “aggredito” dal migrante e una “violenta manata al volto” ne determinò “l’improvvisa caduta a terra e la perdita degli occhiali che inforcava”. Fu “costretto dalla necessità di difendersi dal pericolo attuale dell’offesa ingiusta provocata dall’aggressione in corso” da parte della vittima la quale “si avvicinava ulteriormente chinando il busto verso di lui per colpirlo di nuovo”. Esplose quindi un colpo d’arma da fuoco con la sua pistola Beretta modello 21 calibro 22 che uccise El Bossettaoui: una reazione non proporzionata al pericolo ma per colpa, non intenzionalmente secondo i pm. Da qui la scelta della prima incolpazione, rimodulata dalla giudice Valentina Nevoso circa un anno fa.

“Non esistono persone di serie A e di serie B, anche se viviamo in un momento storico molto complesso, in cui cercare la verità è sempre molto difficile”, ha commentato l’avvocata Debora Piazza che insieme al collega Marco Romagnoli rappresenta la famiglia della vittima e che assistono anche i parenti di Abderrahim Mansouri, vittima dello sparo del poliziotto Carmelo Cinturrino, fermato per omicidio di volontario. “Avevano parlato di legittima difesa, qui (caso Adriatici, ndr) come nel caso di Rogoredo. La sentenza di oggi ci ha detto che siamo tutte persone uguali davanti alla legge – ha aggiunto la legale – Questo mi consente di credere nella giustizia e di continuare a difendere le persone ai margini della società”.

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