Il mondo FQ

Ungheria e Slovacchia bloccano il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Kallas: “È deplorevole”

Rischia così di saltare il provvedimento che le istituzioni Ue volevano prendere nell'ambito del conflitto ucraino proprio in occasione del quarto anniversario dell'invasione
Ungheria e Slovacchia bloccano il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Kallas: “È deplorevole”
Icona dei commenti Commenti

Lo aveva promesso e lo ha fatto. Il premier ungherese, Viktor Orbán, si è di nuovo messo di traverso in Europa sul ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia e anche sul prestito da 90 miliardi a Kiev, colpevole di aver danneggiato l’oleodotto di Druzhba, attraverso il quale Mosca trasportava il greggio verso l’Ungheria e la Slovacchia. E non è un caso che proprio Budapest e Bratislava siano i due governi che non hanno permesso, in sede di Consiglio Affari Esteri, di raggiungere l’unanimità necessaria per sbloccare le iniziative di Bruxelles.

Rischia così di saltare il provvedimento che le istituzioni Ue volevano prendere nell’ambito del conflitto ucraino proprio in occasione del quarto anniversario dell’invasione. L’incontro, d’altra parte, era iniziato con un clima di pessimismo diffuso: “Ci sarà una discussione sul ventesimo pacchetto di sanzioni, ma penso che oggi non ci saranno progressi in merito”, ha detto l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, al suo arrivo alla riunione. “Le dichiarazioni nette dell’Ungheria indicano che non cambieranno la loro posizione sulle sanzioni oggi”, ha poi concluso.

L’Unione europea si affida così all’azione della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e del presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, dalla capitale ucraina: “So che il presidente Costa e la presidente von der Leyen saranno entrambi a Kiev domani e solleveranno sicuramente la questione con il primo ministro Orbán perché non è proprio in linea con la sincera cooperazione che abbiamo nei trattati”. Kallas tocca poi uno dei punti che stanno dietro alla mossa del premier magiaro, da sempre contrario a sanzioni nei confronti di Mosca ma ancor più motivato dal fatto che ad aprile si terranno nuove elezioni: “Sappiamo che in Ungheria ci saranno presto le elezioni, ma considerando e conoscendo la storia dell’Ungheria mi è molto difficile credere che questo possa portare dei vantaggi. È deplorevole che si faccia ora fare marcia indietro rispetto a una decisione presa da tutti i Paesi al Consiglio europeo”. La decisione di Orbán arriva infatti dopo che anche l’Ungheria, ottenendo la possibilità di non partecipare allo stanziamento di fondi in favore di Kiev, aveva dato il via libera al prestito da 90 miliardi. Ma il danneggiamento dell’oleodotto ha fatto tornare il premier su posizioni più intransigenti: “Non sbloccheremo il prestito fino a quando l’Ucraina non lo avrà ripristinato”.

Da Kiev, però, non sembrano essere preoccupati dalle minacce del capo del governo ungherese. Droni ucraini hanno compiuto attacchi nella repubblica russa del Tatarstan provocando un incendio in una stazione di pompaggio del petrolio del sistema di oleodotti di Transneft che controlla il tratto russo dell’oleodotto Druzhba.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione