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Referendum, ora Nordio teme la rimonta: “Se vince il No l’ala estrema della magistratura ipotecherà la politica”

Nel giorno in cui un sondaggio dà i contrari alla sua riforma in vantaggio di sei punti, il ministro torna a evocare scenari apocalittici. Ma assicura: "Io e il governo resteremo dove siamo"
Referendum, ora Nordio teme la rimonta: “Se vince il No l’ala estrema della magistratura ipotecherà la politica”
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Una vittoria del No al referendum “non sarebbe una vittoria del centrosinistra, ma dell’ala estrema della magistratura che ipotecherebbe la politica“. Nel giorno in cui un sondaggio dà i contrari in vantaggio di sei punti percentuali sui favorevoli, Carlo Nordio torna ad agitare scenari apocalittici in caso di bocciatura della sua riforma. Ospite di un forum dell’Ansa, Nordio si dice “arcisicuro” che a prevalere nelle urne sarà il Sì. Ma nell’ipotesi contraria, assicura parlando di sè in terza persona, “il governo resterebbe dov’è, e anche il ministro della Giustizia, sia pure un po’ deluso”. A uscire sconfitta dal voto, sostiene però, sarebbe “la politica in generale, non il centrodestra”, perché la magistratura ha “politicizzato il referendum”. Citando Giuliano Vassalli, giurista e partigiano da lui eletto a padre nobile della riforma, il Guardasigilli denuncia che “in Italia la politica si trova in una situazione di sovranità limitata dalle pressioni della magistratura”. E avverte: “Forte di una vittoria alla quale ha dato un significato politico, la magistratura si sentirebbe in diritto di mantenere questa ipoteca sulla politica denunciata da Vassalli trent’anni fa”.

Il colloquio parte dall’intervento senza precedenti di Sergio Mattarella al Consiglio superiore della magistratura, in cui il presidente della Repubblica ha invitato le altre istituzioni a “rispettare” l’organo di autogoverno, condannando quindi esplicitamente l’uscita di Nordio che lo aveva accusato di usare metodi “para-mafiosi”. La domanda, però, descrive l’appello del capo dello Stato come un generico monito ad abbassare i toni della campagna. Così il ministro può cavarsela rispondendo di essere “in perfetta e rispettosissima sintonia con il presidente della Repubblica”, e dicendosi addirittura “dispiaciuto” che il discorso sia “stato interpretato come una sorta di rimprovero” nei suoi confronti. Poi ributta la palla nel campo avversario: “Probabilmente tutti abbiamo esagerato nei toni, qualche tono nei nostri confronti è stato particolarmente antipatico, soprattutto quando arrivava da magistrati, sentirsi dire che sei un piduista o un eversore della Costituzione. Ma d’ora in avanti parliamo solo di contenuti”.

In caso di vittoria del Sì, torna a promettere Nordio, dal giorno dopo “apriremo un tavolo di confronto con la magistratura, con l’avvocatura e con il mondo accademico, per trovare il più possibile elementi di incontro nelle norme di attuazione“, cioè le leggi che dovranno definire i contenuti di dettaglio della riforma. Lui stesso, però, nei giorni scorsi ha ammesso che le bozze di quelle leggi sono già state scritte, attirandosi le critiche delle opposizioni e dell’Associazione nazionale magistrati. Il ministro invita le toghe “intorno a un tavolo” anche per quanto riguarda i criteri di priorità dell’azione penale, cioè a quali reati dare la precedenza delle indagini: “C’è una disomogeneità da Procura a Procura, ognuna fa quello che le pare. Bisogna trovare un criterio in modo che tutte le Procure abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare”.

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A cura di Paolo Frosina
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