“Israele dovrebbe espandersi dall’Egitto all’Eufrate”: Paesi arabi contro le parole dell’ambasciatore Usa Mike Huckabee
Se Donald Trump si attribuisce il merito di aver riportato un fantomatico clima di pace a Gaza con il suo Board of Peace, chi non sembra aver capito la strategia del suo presidente è invece l’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee. Non nuovo a dichiarazioni estremiste quando si parla del conflitto israelo-palestinese e delle azioni illegali di Tel Aviv in Cisgiordania, il diplomatico, intervistato dal commentatore americano di destra, Tucker Carlson, ha definito “una buona idea” un’ipotetica espansione di Israele in vaste aree del Medio Oriente che comprendono Stati come Egitto, Siria, Giordania, Iraq e Arabia Saudita. Parole che, inevitabilmente, hanno provocato le proteste di numerosi Paesi arabi e anche del principale avversario dello ‘Stato ebraico’ nell’area: l’Iran.
L’occasione per dare la sua opinione, condivisa dalle frange più estremiste del sionismo, come quelle che fanno capo ai ministri Itamar Ben Gvir o Bezalel Smotrich, è stata la citazione di Carlson di un versetto biblico nel quale si descrive la promessa di Dio ai discendenti di Abramo del controllo di un territorio che va dal “Wadi d’Egitto” fino all’Eufrate. Huckabee, pastore battista, non ha esitato a rispondere che “sarebbe bello se la prendessero tutta“, quella terra. Accortosi della forza delle sue parole, l’ambasciatore le ha successivamente definite “un po’ iperboliche”, aggiungendo che Israele “non stava cercando di impossessarsi” del resto della terra a cui si fa riferimento nel versetto biblico.
Il suo tentativo di ridimensionamento non è bastato a evitargli le reazioni dei Paesi mediorientali, in una fase della guerra a Gaza caratterizzata da un tentativo di dialogo molto fragile, con Donald Trump che, almeno a parole, ripete la necessità di perseguire la soluzione dei due Stati e con le tensioni crescenti tra gli Stati Uniti e l’Iran. La Lega Araba, che rappresenta 22 Paesi, ha condannato le dichiarazioni di Huckabee di sabato definendole “estremiste e prive di qualsiasi fondamento”, spiegando che i suoi commenti avrebbero “infiammato i sentimenti” e “suscitato emozioni religiose e nazionaliste”. L’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, che rappresenta 57 Stati a maggioranza musulmana, li ha invece definiti “un inaccettabile appello all’espansione di Israele, potenza occupante, e alla sua occupazione di ulteriori territori palestinesi e arabi, basato su una narrazione storica e ideologica falsa”. L’Arabia Saudita, Paese col quale Washington vuole cercare di riprendere il prima possibile un percorso di avvicinamento simile a quello che ha portato agli Accordi di Abramo, ha definito le parole del diplomatico “sconsiderate” e “irresponsabili“, mentre la Giordania, monarchia custode dei siti sacri musulmani e cristiani di Gerusalemme, ha affermato che si trattava di “un attacco alla sovranità dei Paesi della regione”.
Nella polemica si è inserito anche l’Iran. Esmaeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri, ha condannato i commenti definendoli “una chiara testimonianza della complicità attiva americana nelle guerre di aggressione espansionistiche del regime israeliano, così come nel suo genocidio coloniale contro i palestinesi. Tale retorica ideologica estremista non farà che incoraggiare ulteriormente il regime occupante a perseverare nei suoi crimini atroci e nelle misure illegali contro i palestinesi, nonché nella sua continua aggressione contro le nazioni della regione”.