Messico, ucciso El Mencho, il leader più temuto dei narcos: caos e violenze nel Paese. Il ruolo degli Usa
Ore di caos e paura in Messico. I membri del Cártel Jalisco “Nueva generación” (Cjng) hanno messo a ferro e fuoco diverse località – tra cui Aguascalientes, Michoacán e Guanajuato – dopo l’uccisione del loro capo, Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho“, durante un’operazione eseguita dall’esercito messicano in collaborazione con Forze militari statunitensi. Fonti del governo federale confermano che l’operazione è stata eseguita a Tapalpa (Jalisco) con il sostegno dell’Intelligence militare centrale e la partecipazione della Forza aerea messicana e delle Forze speciale di reazione della Guardia nazionale. “Sono state abbattute sette persone e altre due sono state detenute durante lo scontro”, specificano fonti governative. Tra i caduti c’è anche Rubén Oseguera, classe 1990, figlio di “El Mencho”, primo in linea di successione all’interno del Cártel.
Le autorità messicane assicurano di aver provveduto al sequestro di vetture, armi da guerra e persino lanciarazzi “capaci di abbattere aeronavi e distruggere macchine blindate”. Nella nota ufficiale si legge che almeno tre agenti sono stati feriti durante il blitz e, in questi momenti, le Forze dell’ordine si concentrano “nel centro del Paese e negli Stati adiacenti a Jalisco per rafforzare i dispositivi di sicurezza dell’entità federale”.
Il sottosegretario di Stato Usa, Cristopher Landau, ha reagito definendo la notizia come un “evento importante per il Messico, gli Stati Uniti, l’America Latina e il Mondo”. Landau si è congratulato con le Forze dell’ordine messicane per aver eliminato “uno dei narcos più sanguinosi e pericolosi” al mondo. Più prudente invece la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, che ha evitato di rilasciare commenti sull’esito dell’operazione. Sheinbaum deve fare i conti con un’intera regione allo sbando, con numerosi focolai di violenza scatenati dal Cártel de Jalisco. Mentre si scrive il governo locale riporta 21 strade bloccate, decine di incendi e la presa dell’aeroporto di Puerto Vallarta, situato nel litorale di Jalisco, dove sono stati sospesi i voli. Air Canada e diverse compagnie aeree hanno sospeso le operazioni anche in altri aeroporti vicini.
Colpite anche venti succursali della Banca “Bienestar“, sempre a opera del Cártel. Il Gabinetto di sicurezza ha anche riportato l’esplosione della base della Guardia nazionale nella regione di Jalisco, a San Juan de Los Lagos. “Vi consigliamo di restare a casa: dalle 2.00 pm in poi colpiremo chiunque si trovi nelle strade”, è il messaggio circolato nelle ultime ore sui Social e attribuito al Cártel. “Non ci interessa se si tratta di persone innocenti o meno”, si legge ancora nel comunicato, dove l’organizzazione sottolinea la continuità con il suo leader: “Hay Mencho para rato” (Mencho ci sarà ancora, ndr). Lo stesso ordine arriva dal governatore di Jalisco, Pablo Lemus, che ha chiesto agli abitanti di rimanere nelle loro casa, varando misure di emergenza che includono la sospensione del trasporto pubblico.
“El Mencho”, classe 1966, era il secondo narco più importante del Messico, dopo Rafael Caro Quintero, e su di lui pendeva una taglia Usa di 10mila dollari. Nel 1992 era stato detenuto per narcotraffico, negli Stati Uniti, ed espulso nel suo Paese Natale, dove ha scalato i vertici della criminalità organizzata. Oseguera Cervantes aveva accumulato una fortuna di circa 500 milioni di dollari, secondo la Dea, ma altre agenzie di Intelligence parlano di cifre ben più alte, vista la sua rapida ascesa e il controllo esercitato dal Cártel su porti e rotte internazionali. Sin dal 2009, anno della sua fondazione, Cártel de Jalisco “Nueva generación” è nel mirino delle autorità statunitensi per narcotraffico e traffico di armi e nel 2018 ha superato l’egemonia del Cártel di Sinaloa. Negli ultimi anni Cjng ha esportato i suoi laboratori in diversi Paesi Ue, tra cui Francia, Paesi Bassi e Spagna, dove nel novembre 2025 è stata smantellata un’importante cellula radicata a Madrid.