Orban blocca il prestito Ue da 90 miliardi all’Ucraina: “Prima riparate l’oleodotto Druzhba”
Viktor Orban, in piena campagna elettorale, ha annunciato il veto al prestito da 90 miliardi all’Ucraina per il periodo 2026-2027 la cui ufficializzazione è prevista per il 24 febbraio, quarto anniversario dell’invasione russa. Da giorni il premier magiaro lancia i suoi strali contro Kiev. Volodymyr Zelensky – questa l’accusa – starebbe ritardando le riparazioni dell’oleodotto Druzhba che collega la Russia all’Europa e l’Ungheria e la Slovacchia rischiano così di restare a secco. L’Ue ha preso sin da subito in carico la questione, assicurando Budapest e Bratislava che la sicurezza energetica dei 27 è una priorità. “Il governo ucraino è impegnato a riparare il gasdotto. Sappiamo però anche come va la storia: gli ucraini riparano le infrastrutture” che “poi vengono di nuovo distrutte”, ha spiegato la portavoce della Commissione Paula Pinho.
Ma Orban ha tirato dritto, creando un nuovo casus belli contro l’Ue e anche l’opposizione interna. Il premier ha dato mandato all’ambasciatore all’Unione europea di presentare un’obiezione formale e bloccare così l’ultimo via libera previsto per il prestito da 90 miliardi a Kiev, che comunque non prevede il coinvolgimento dell’Ungheria, così come quello di Repubblica Ceca e Slovacchia. “Finché l’Ucraina bloccherà l’oleodotto Druzhba, l’Ungheria bloccherà il prestito di guerra. Non possiamo essere ricattati!”, ha avvertito Orban, mettendo così a rischio la cerimonia per la firma del prestito, prevista il 24 febbraio. Lo stesso giorno la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa saranno a Kiev per ribadire nella maniera più forte possibile il sostegno dell’Ue a Zelensky.
Per erogare un prestito, riferisce la European Pravda, è necessario approvare tre atti normativi dell’Ue: uno sull’attuazione della cooperazione rafforzata per l’istituzione di un prestito di sostegno per l’Ucraina per il 2026 e il 2027, un altro sulle modifiche allo Strumento per l’Ucraina (Ukraine Facility) e un altro ancora sulle modifiche al Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. Il Consiglio Ue, formato dai governi dei Paesi membri, ha concordato una posizione comune sul quadro giuridico necessario per erogare il prestito, che ora deve essere formalmente adottata insieme al Parlamento europeo il 24 febbraio, anniversario dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. L’approvazione dei primi due documenti può avvenire a maggioranza qualificata, mentre il terzo, ovvero le modifiche al bilancio a lungo termine dell’Ue, può avvenire solo all’unanimità. E venerdì 20 febbraio Orban ha bloccato l’adozione degli emendamenti al bilancio.
L’oleodotto Druzhba è stato colpito più volte negli ultimi mesi del 2025 e all’inizio del 2026. Il 27 gennaio una parte dell’infrastruttura ha subito significativi danni in un attacco, con la conseguente interruzione dei flussi di petrolio verso Paesi come Ungheria e Slovacchia. Budapest e Bratislava accusano Kiev di ritardi nella riparazione, mentre l’Ucraina rimanda la responsabilità agli attacchi russi e alle difficoltà infrastrutturali legate alla guerra. La crisi si intreccia con la politica interna ungherese: con le elezioni parlamentari di aprile 2026, Orban sfrutta la retorica anti-Ucraina e la gestione energetica come leva elettorale, esercitando pressione su Bruxelles per ottenere concessioni e difendere l’approvvigionamento nazionale.
Non solo. Orbán ha avvertito l’Ucraina che potrebbe interrompere la fornitura di energia elettrica se non riprenderà il transito del petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Stessa minaccia è arrivata dalla Slovacchia: “Se lunedì il presidente ucraino non riprenderà le forniture di petrolio alla Slovacchia, lo stesso giorno chiederò alle aziende slovacche interessate di interrompere le forniture di energia elettrica di emergenza all’Ucraina”, ha scritto su X Robert Fico accusando Volodymyr Zelensky di comportarsi “in modo ostile nei confronti della Slovacchia. In primo luogo, ha interrotto i flussi di gas verso la Slovacchia, causandoci danni per 500 milioni di euro all’anno. Ora ha interrotto i flussi di petrolio, causandoci ulteriori perdite e difficoltà logistiche”.
L’Ucraina avrebbe avanzato una proposta alternativa. Secondo la European Pravda Kiev propone che per portare petrolio in Ungheria e Slovacchia l’Ue utilizzi altri elementi della sua infrastruttura, in particolare l’oleodotto Odessa-Brody. Lo si legge in una lettera della Missione dell’Ucraina presso l’Unione Europea del 20/02/2026, indirizzata alla Direzione generale per l’Energia della Commissione Europea, esaminata dal quotidiano.