Non serve più conservare la ricevuta cartacea del pos per portare in detrazione le spese: basta lo scontrino. Ecco cosa controllare
Non sarà più necessario conservare la ricevuta cartacea emessa dal Pos per giustificare le spese detraibili nella dichiarazione dei redditi. La novità è stata introdotta dal decreto Pnrr: adesso è sufficiente conservare lo scontrino fiscale, all’interno del quale viene riportata l’indicazione del pagamento tracciabile.
La ricevuta del Pos potrà essere cestinata
Per portare in detrazione una qualsiasi spesa – come le visite mediche o i costi sostenuti dal veterinario – fino a qualche tempo fa era necessario conservare lo scontrino e la ricevuta del Pos per dimostrare la tracciabilità del pagamento.
Questo obbligo, da marzo, viene meno: se l’esercente ha aggiornato il software in suo possesso, lo scontrino dovrebbe riportare in automatico la dicitura “Pagamento Tracciato” o specificare il mezzo di pagamento. La dicitura contenuta sullo scontrino fiscale ha valore legale di prova del pagamento, rendendo di fatto superfluo l’obbligo di conservare la ricevuta del Pos.
Scontrino parlante e tracciabilità
Per poter inserire nel modello 730 le spese sostenute e portarle in detrazione, però, lo scontrino deve essere parlante. Al suo interno deve contenere il codice fiscale del destinatario della detrazione, la natura e la quantità dei beni o dei servizi acquistati e deve risultare chiaramente che il pagamento non è avvenuto in contanti.
La rivoluzione è stata resa possibile dal nuovo obbligo a cui sono stati sottoposti gli esercenti, che devono avere dei registratori telematici connessi con i Pos. Grazie alla sinergia di questi strumenti, l’Agenzia delle Entrate riceve in automatico i flussi dai circuiti bancari: nel momento in cui lo scontrino telematico indica un pagamento elettronico, il circuito si chiude automaticamente nel database del fisco.
Quando un acquisto viene effettuato in una farmacia, i dati confluiscono direttamente nel sistema Tessera sanitaria: quando la spesa viene caricata correttamente all’interno della propria area riservata dell’AdE, si possono smaltire i documenti cartacei, dopo aver verificato che l’importo indicato sia corretto.
“È positivo che il peso di archiviazioni cartacee ingombranti e spesso inutili venga finalmente superato – spiega Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti -. Questa innovazione non solo agevola le famiglie e i professionisti, ma si inserisce coerentemente nel percorso di digitalizzazione fiscale e di tutela dell’ambiente I cittadini per anni hanno riempito faldoni di scontrini e ricevute da allegare alla dichiarazione dei redditi: era un simbolo di un sistema che faticava a stare al passo con la digitalizzazione. Ora quel peso potrà essere alleggerito”.
Cosa è meglio e controllare (e se necessario conservare)
Anche se la ricevuta del Pos non deve essere più conservata è opportuno adottare alcune precauzioni per essere sicuri che la detraibilità delle spese non vada persa in caso di controlli o di anomalie tecniche.
Prima di lasciare il negozio è opportuno accertarsi che lo scontrino fiscale sia completo: al suo interno deve contenere il codice fiscale corretto e la dicitura del pagamento. È importante che sia riportato chiaramente: “Pagamento Elettronico”, “Carta” o “Tracciato”. Nel caso in cui queste indicazioni dovessero mancare, la ricevuta del Pos diventa l’unico modo per dimostrare che il pagamento non è stato effettuato in contanti.
Nel caso in cui non si avesse la ricevuta cartacea del Pos, la prova della tracciabilità è garantita da una serie di documenti alternativi che l’Agenzia delle Entrate accetta come validi. Tra questi ci sono gli estratti conto bancari e della carta di credito: è opportuno scaricare periodicamente i file Pdf dal proprio home banking, in modo da avere una prova certa e duratura della transazione.
Tempi di conservazione
I documenti che giustificano le detrazioni (scontrini, fatture ed estratti conto) devono essere conservati per un periodo specifico per rispondere a eventuali accertamenti. Il termine standard per gli accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi è cinque anni che diventano dieci per i documenti relativi a ristrutturazioni edilizie o spese con detrazioni ripartite su più anni.