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Conferenza di Monaco, l’Ue accusa Trump mentre Rubio fa il suprematista. Ma l’Occidente si rifonda dall’interno

Tali azioni Usa costituiscono delle violazioni del diritto internazionale, e un rifiuto di quel mondo multipolare che è a tutti gli effetti una realtà già in atto
Conferenza di Monaco, l’Ue accusa Trump mentre Rubio fa il suprematista. Ma l’Occidente si rifonda dall’interno
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di Roberto Iannuzzi *

L’annuale Conferenza di sicurezza di Monaco, in Germania, non è un appuntamento finalizzato a fornire un’analisi neutrale della realtà internazionale, quanto piuttosto una narrazione. Lo scopo è garantire il consenso nei confronti di politiche spesso non elaborate democraticamente, quanto piuttosto imposte dall’alto.

La narrazione degli ultimi anni, incentrata sulla “minaccia russa”, dipingeva Mosca non come un “competitor” con specifici interessi e preoccupazioni di sicurezza, bensì come “incarnazione” del male. La logica conseguenza di una simile descrizione è che qualsiasi proposta di negoziare con i russi viene bollata come tradimento, e ogni approccio pragmatico al conflitto come una forma di appeasement.

Quest’anno, alla precedente narrazione si è sommata quella della “distruzione” dell’ordine internazionale a guida Usa. Fedele all’approccio della narrazione, piuttosto che dell’analisi delle cause, il rapporto introduttivo della conferenza, eloquentemente intitolato Under Destruction, parla dell’ascesa di forze politiche all’interno delle società occidentali che, spinte dal “risentimento” per “la traiettoria liberale che le loro società hanno intrapreso”, “favoriscono la distruzione rispetto alle riforme”.

Al vertice di tali forze, il rapporto pone il presidente americano Donald Trump, accusato di un graduale ritiro dall’Europa e di un vacillante appoggio all’Ucraina. Assieme alla minacciosa retorica della Casa Bianca sulla Groenlandia, tale atteggiamento sarebbe responsabile dell’accresciuto senso di insicurezza dell’Europa.

Se alcune delle critiche rivolte a Trump sono giustificate, certamente non lo sono le scomposte reazioni europee, derivanti dal sovrapporsi dell’odierna narrazione sul “tradimento” americano a quella precedente sulla “minaccia russa”.

Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz, l’ordine internazionale “non esiste più”, e la libertà dell’Europa è minacciata, non dall’interno, ma dall’esterno. L’unica soluzione è il riarmo, e rendere le forze armate tedesche “il più forte esercito convenzionale in Europa il prima possibile”. Egli ha anche affermato che la guerra in Ucraina finirà “solo quando la Russia sarà almeno economicamente, e potenzialmente militarmente, esausta”. Gli ha fatto eco il presidente francese, asserendo che questo è “il momento dell’audacia”, e che l’Europa “deve imparare a diventare una potenza geopolitica”.

Ci ha pensato il giornale americano Politico a toccare nuove soglie di allarmismo con un articolo intitolato “I paesi occidentali vedono arrivare la terza guerra mondiale”.

Ma il culmine della Conferenza di Monaco è stato senz’altro rappresentato dal discorso del segretario di Stato Usa Marco Rubio. Apparentemente volto a tranquillizzare gli europei sulle intenzioni degli Usa, tale discorso si è rivelato un condensato di ideologia suprematista e neocoloniale, in spregio di quell’ordine internazionale del cui deterioramento i leader occidentali sono soliti incolpare avversari come Russia e Cina.

Rubio ha criticato pesantemente la globalizzazione e il sistema internazionale fondati dal suo stesso paese, contemporaneamente condannando lo stato sociale europeo: “Abbiamo esternalizzato sempre più la nostra sovranità alle istituzioni internazionali, mentre molte nazioni hanno investito in un massiccio stato sociale a scapito della capacità di difendersi”. Egli ha affermato che “non possiamo più anteporre il cosiddetto ordine globale agli interessi vitali della nostra gente e delle nostre nazioni”.

Ha condannato l’Onu per la sua incapacità di risolvere crisi come quella di Gaza, quando sono stati gli Usa a imporre innumerevoli volte il veto per bloccare qualsiasi iniziativa del Consiglio di Sicurezza volta a porre fine al massacro.

Ha sostenuto che le Nazioni Unite non sono state in grado di far fronte “alla minaccia alla nostra sicurezza proveniente dal dittatore narcoterrorista in Venezuela”, e che “ci sono volute le forze speciali americane per assicurare alla giustizia questo fuggitivo”.

Ha lodato il bombardamento americano dell’Iran lo scorso giugno, un’altra violazione del diritto internazionale.

Ha tessuto le lodi della civiltà occidentale che unisce le due sponde dell’Atlantico, esaltandone la sua componente peggiore, l’espansionismo coloniale. E ha affermato che “l’America non ha interesse ad essere il cortese e disciplinato custode del declino controllato dell’Occidente”, ma che anzi intende ristabilirne l’egemonia, possibilmente con gli europei ma all’occorrenza anche da sola.

Questa enunciazione di suprematismo e unilateralismo non è meramente teorica. Al contrario, è già messa in pratica in azioni come il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro, l’assedio medievale imposto a Cuba, il sequestro delle petroliere di varie nazioni in acque internazionali, i continui bombardamenti della Somalia, un forse imminente e ancor più pericoloso attacco militare all’Iran.

Tali azioni costituiscono altrettante violazioni del diritto internazionale, e un rifiuto di quel mondo multipolare che è a tutti gli effetti una realtà già in atto alla luce del declino economico dell’Occidente.

Tale declino, del resto, è in gran parte dovuto a ragioni interne, che vanno dalla deindustrializzazione alla finanziarizzazione dell’economia, all’aumento vertiginoso delle disuguaglianze e delle concentrazioni di capitale, all’erosione dello stato sociale e della democrazia.

L’Occidente non si rifonda sottomettendo i nemici esterni, come vorrebbe la retorica che promana da Monaco. Si rifonda dall’interno, anche facendo piazza pulita dell’arroganza e delle idee suprematiste di cui si è fatto portavoce Marco Rubio.

*Autore del libro “Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana” (2024).
Twitter: @riannuzziGPC
https://robertoiannuzzi.substack.com/

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