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Mattarella al Csm, Meloni: “Ho trovato giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni”. Ma aggiunge: “Il Consiglio sia estraneo a diatribe politiche”

La premier in un'intervista a SkyTg24: "Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore". E sulla riforma della giustizia: "Vedo un tentativo di trascinare questa campagna elettorale in una lotta nel fango"
Mattarella al Csm, Meloni: “Ho trovato giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni”. Ma aggiunge: “Il Consiglio sia estraneo a diatribe politiche”
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Dopo un giorno di silenzio, e un prolungato gelo tra Palazzo Chigi e il Quirinale, Giorgia Meloni commenta la mossa a sorpresa del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ieri si è presentato a presiedere un’anonima seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura. Una decisione presa dal capo dello Stato per difendere l’istituzione Csm dopo le parole del Guardasigilli Carlo Nordio. Una brutta botta per il governo, in piena campagna in vista del referendum sulla riforma della giustizia. “Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore”, conferma Meloni in un’intervista a SkyTg24, “ci eravamo visti la sera prima, nel tradizionale incontro nell’anniversario dei Patti lateranensi”. Poi la premier aggiunge: “Ho trovato le parole del presidente giuste, credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni, penso che sia giusto il passaggio in cui il presidente della Repubblica dice, è importante che una istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche”.

Meloni prova a girare a suo favore le dichiarazioni di Mattarella, che in un minuto e mezzo ha rifilato una strigliata senza precedenti al Guardasigilli Nordio per aver accusato il Csm di adottare decisioni sulla base di un “meccanismo para-mafioso”. Il presidente della Repubblica infatti ha voluto ribadire “il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”. Ovvero del Csm. Poi, in un altro inciso del suo intervento, Mattarella ha sottolineato che il Consiglio superiore della magistratura “deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estraneo a temi o controversie di natura politica”. Un invito fermo, insomma, ad abbassare i torni della campagna referendaria e a non far diventare il Csm terreno di regolamento di conti. Il riferimento di Mattarella sembra essere alle iniziative dei consiglieri “laici” di centrodestra contro il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri.

Non potendo replicare su altri punti, su questo aspetto fa invece leva Meloni durante la sua intervista a SkyTg24: “Io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene di aver fatto banalmente una riforma di buon senso“, dice la presidente del Consiglio, parlando anche alla sua maggioranza.

Quella della giustizia per Meloni “non è una riforma di destra o di sinistra”, è “una semplice riforma di buon senso che consente di avere una giustizia più giusta, che consente di liberare il merito dei magistrati anche dal gioco delle correnti, e che stabilisce un principio secondo me banale ma molto importante, cioè che anche il magistrato, quando dovesse sbagliare, verrà giudicato da un organismo terzo”. La premier quindi sull’argomento ha concluso: “Queste sono le cose che fa la riforma, e io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non, diciamo, cercare di trasformarla in una polarizzazione, in un referendum sul governo. Questo interessa chi non può stare nel merito, non interessa a noi, perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano semplicemente fare del bene all’Italia”.

La replica a Macron

Meloni, durante la sua intervista a SkyTg24, ha poi replicato alle parole del presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha accusata di ingerenza per il suo intervento sul caso dell’uccisione dell’attivista francese di estrema destra Quentin Deranque. “Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l’aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico sulla Francia. Io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico”. Meloni poi ha specificato: “Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l’omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio”. “Quindi voglio dire, io non l’ho vissuta come un’ingerenza“, ha concluso Meloni.

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A cura di Paolo Frosina
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