Così il conflitto ucraino sta trasformando l’ordine geopolitico globale
di Stefano Briganti
Sia come sia, in un modo o nell’altro, anche questa guerra giungerà al termine. Ognuno dei belligeranti, Europa inclusa, dichiarerà la propria “non sconfitta”, si spegneranno i riflettori sul campo di battaglia e si accenderanno quelli sul multimiliardario business (con relative mangiatoie) della ricostruzione ucraina. Resteranno anche accesi i riflettori sul nuovo scenario geopolitico globale che questa guerra, nata come un conflitto regionale, ha sviluppato e continuerà a sviluppare.
In parallelo a quella che l’occidente consente all’Ucraina di combattere sui campi di battaglia, c’è una guerra economico-commerciale-politica che per come è condotta non terminerà e sta contribuendo ai profondi cambiamenti degli equilibri mondiali a cui stiamo assistendo. Nata con lo scopo principale di strangolare l’economia russa bloccandone la macchina bellica e portare la Federazione alla sconfitta strategica, si sta rivelando l’innesco di un nuovo “ordine mondiale”. Venti pacchetti di sanzioni Ue e una decina Usa, per un totale di oltre 20.000 sanzioni, hanno mirato alla paralisi del sistema bancario russo e al principale introito economico di Mosca: le fonti energetiche. Un tale “volume di fuoco” verso il secondo produttore mondiale di petrolio e gas non si poteva pensare che non avrebbe destabilizzato gli equilibri geopolitici euroasiatici.
Il risultato è senz’altro pesante per l’economia russa ma questo non ha fermato la sua macchina bellica. L’Europa nel 2027 giungerà a “dipendenza zero” dal gas russo e si troverà dipendente in massima parte dal Gnl Usa molto più costoso. La Russia dal canto suo ha rinsaldato e accresciuto i suoi legami con la Cina alla quale sta fornendo a prezzi stracciati una buona parte del gas che forniva all’Europa. Fornitura destinata a crescere con la messa in produzione del Power Siberia 2 e dei nuovi impianti Gnl siberiani. In questo “partenariato strategico” con Mosca, la Cina migliora la sua posizione militare, accresce la propria competitività industriale e con il supporto russo sta aprendosi alle rotte commerciali artiche.
L’ambito politico della guerra economica tocca i rapporti tra l’Europa e la sua gigantesca vicina e tra l’Europa e il suo “alleato” americano. Chiuso ogni canale diplomatico, si è designata la Russia come uno “stato canaglia” pronto ad attaccare l’Europa nel giro di tre-quattro anni. Su questa decisione l’Europa sta trasformando la sua economia stagnante in una economia di guerra con un investimento decennale di 6,8 trilioni di euro in armi e ricerca militare. Inizierà così una nuova lunga guerra fredda Europa-Russia, mentre a est Mosca, con la “Grande Associazione Euroasiatica”, spinge per una architettura di “sicurezza indivisibile” in Eurasia tra i paesi Asean e Sco.
Anche i rapporti Usa-Europa sono cambiati. Washington, dopo aver assegnato all’Europa il ruolo di “watchdog” della Federazione Russa senza poter più contare sull’ombrello americano, si è “distaccata” dalla bomba ad orologeria ucraina e sta costruendo nuovi rapporti commerciali bilaterali con Mosca. Il National Defense Strategy 2026 traccia molto bene la visione “americo-centrica” degli Usa ed è spietato nei giudizi sul suo ex “protetto” d’oltreoceano.
L’Europa oggi si ritrova debole e schiacciata tra il crescente blocco euroasiatico e quello americano Maga. La Ue, che non ha un riconoscimento di “Stato sovrano” ma solo quello di “istituzione/garante economico”, cerca accordi commerciali qua e là per tenere in piedi il suo export ma non siede a nessun tavolo dove si discutono e definiscono i nuovi equilibri. A marzo 2022 l’Europa aveva due scelte: la prima era quella di avere il coraggio di ignorare Biden/Johnson, mettere sin da subito gli odierni “volenterosi” al fianco di Zelensky e, con la stessa determinazione mostrata oggi, negoziare e firmare un trattato con la Russia. La seconda, quella scelta, la conosciamo. Ognuno ha la libertà e il diritto di fare le proprie scelte ma poi deve accettarne le conseguenze.