Trump inaugura il Board of Peace: “A Gaza forze militari da 5 Paesi. Tra 10 giorni scopriremo cosa succede con l’Iran”. Fuori, le proteste pro-pal
“Credo non ci sia mai stato niente di più potente e prestigioso“. Sono le parole con le quali Donald Trump ha salutato a Washington la prima riunione del cosiddetto “Board of Peace“, l’organizzazione internazionale promossa dal presidente degli Stati Uniti come alternativa alle Nazioni Unite. “Quello che stiamo facendo è molto semplice, pace. Si chiama Consiglio della Pace, e si basa su una parola facile da dire ma difficile da produrre, pace”, ha detto il capo della Casa Bianca aprendo il vertice e soffermandosi su un concetto: “Non c’è nulla di più importante e nulla di meno costoso della pace. Quando si va in guerra, costa cento volte di più di quanto costi fare la pace”. Alla riunione, il generale Usa Jasper Jeffers ha annunciato i Paesi che hanno offerto soldati per la forza di stabilizzazione internazionale (Isf) a Gaza. Sono Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania. Il comandante sarà Jeffers stesso, mentre il suo vice sarà affidato all’Indonesia.
Trump: “Per l’Onu era impossibile risolvere la situazione a Gaza”
Trump ha ridisegnato il ruolo dell’Onu: “Il Board of Peace sarà quasi un controllore delle Nazioni Unite per assicurarsi che funzioni correttamente”, ha dichiarato il presidente. Pur dicendosi fiducioso che il Palazzo di vetro “sarà un giorno molto più forte, il presidente americano ha aggiunto che se l’Onu avesse bisogno di aiuto “finanziario”, il Board è pronto a intervenire. Secondo il tycoon “la situazione di Gaza era impossibile da risolvere nell’ambito delle strutture esistenti delle Nazioni Unite”. “Così abbiamo fatto in modo che si andasse all’Onu – ha proseguito il presidente – ottenendo l’approvazione per creare questo gruppo e riunire queste nazioni, per trovare soluzioni molto specifiche a un problema molto unico e specifico”. Ma “abbiamo ancora molta strada da fare, sarà necessario il contributo di ogni Stato rappresentato qui oggi”. Rispetto a Gaza, “non esiste un piano B, l’alternativa è tornare alla guerra. Nessuno qui lo vuole. L’unica strada possibile è ricostruire Gaza in modo da garantire una pace duratura e sostenibile” (guarda su Millennium il reportage sulla distruzione dei Gaza e sulle vittime dei bombardamenti israeliani).
Le minacce all’Iran e Hamas
Trump è tornato, quindi, sulla necessità di fare un “accordo significativo” con l’Iran o “succederanno cose brutte”, ha detto il tycoon. “Nei prossimi 10 giorni scopriremo se riusciremo a raggiungere un accordo con l’Iran oppure no”, ha proseguito. Gli Stati Uniti, riferiscono i media statunitensi, hanno spostato in Medio Oriente un gran numero di mezzi militari per mettere sotto pressione Teheran: secondo il Wall Street Journal, si tratta del maggiore dispiegamento dai tempi dell’invasione dell’Iraq nel 2003. Il presidente ne ha anche per Hamas: “Penso che consegnerà le armi. Se non la faranno, riceveranno una punizione durissima”.
Le divagazione del tycoon
Il tycoon ha divagato parlando di economia, dazi, elencando ed elogiando i leader presenti, le relazioni che ha con ciascuno, vantandosi anche dell’endorsement che ha dato ad alcuni di loro, come il presidente argentino Javier Milei e il premier ungherese Viktor Orban. “Il primo ministro Orban ha il mio totale e completo sostegno per le elezioni”, ha ribadito Trump. “Non tutti in Europa apprezzano questo endorsement, ma va bene così, sta facendo un ottimo lavoro sull’immigrazione a differenza di altri Paesi che si sono fatti del male da soli”, ha aggiunto. “Quasi tutti hanno accettato” l’invito nel Board, ha proseguito il presidente Usa, “e quelli che non l’hanno fatto, lo faranno. Alcuni stanno un po’ facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me”. “Stanno giocando un po’, ma si stanno unendo tutti, la maggior parte immediatamente”.
Le proteste e la photo opportunity
Una piccola folla di manifestanti pro-palestinesi si è radunata fuori dal Donald Trump Institute of Peace dove il capo della Casa Bianca ha presieduto la riunione. Alcuni dei manifestanti hanno agitato grandi cartelli con su scritto: “Donald Trump, vai all’inferno”. All’interno dell’edificio, intanto, il presidente, Jd Vance, Marco Rubio, la chief of staff della Casa Bianca Susie Wiles, Jared Kushner, l’inviato speciale Steve Witkoff e gli altri rappresentanti del Board of hanno posato per la foto di famiglia, con il tycoon che ha esortato tutti a “sorridere” per l’occasione.
Mentre i vari leader attendevano il presidente Usa per lo scatto, dagli altoparlanti risuonava If I Can Dream, la celebre canzone “politica” di Elvis Presley. Una delle strofe, recita: “Ci deve essere pace e comprensione a volte. Forti venti di promessa che spazzeranno via il dubbio e la paura. Se posso sognare un sole più caldo. Dove la speranza continua a splendere su tutti. Dimmi perché, oh perché, oh perché quel sole non appare”. Dal programma quotidiano fornito dalla Casa Bianca emerge che il tycoon alle 13.50 ora locale, le 19.50 in Italia, dovrà essere nella città di Roma, in Georgia, per impegni legati alle elezioni di medio termine. Il che vuol dire che lascerà la riunione almeno alle ore 12. L’altra canzone che è risuonata durante la photo opportunity è stata Gloria, brano del 1979 di Umberto Tozzi.
Gli Stati membri hanno impegnato oltre 5 miliardi di dollari per gli sforzi umanitari e di ricostruzione per Gaza, ha annunciato ieri la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aggiungendo che i membri hanno anche assicurato il dispiegamento di “migliaia di persone per la forza di stabilizzazione internazionale e la polizia locale di Gaza”.
I componenti del Board
Chi c’è? “La commissaria Ue Dubravka Suica è a Washington, ma l’Unione non sarà membro del Board. Romania e Ungheria parteciperanno al livello di capo di stato e di governo con il premier ungherese Viktor Orban che ha già aderito formalmente al Board, così come la Bulgaria che però per problemi interni invierà un rappresentante. Seguono, ma come osservatori, l’Italia e la Repubblica Ceca con i vice premier-ministri degli Esteri (a Washington è arrivato il capo della Farnesina Antonio Tajani). Stesso ruolo per Cipro che invierà il suo capo della diplomazia e la Grecia con il viceministro. La Polonia sarà rappresentata dal consigliere della presidenza della Repubblica. Ci saranno poi anche Slovacchia e Croazia. Infine, l’Olanda, la Finlandia e l’Austria che potrebbero invece inviare i loro ambasciatori negli Stati Uniti. Ultima arrivata la Germania, che sarà presente con un alto funzionario del Ministero degli Esteri. Tra gli extra europei (ma con la tessera del G7 in tasca), spicca il Giappone, che potrebbe optare per l’assistente speciale del ministro degli Esteri. Non saranno presenti rappresentanti delle Nazioni Unite.