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Prima idoneità agonistica allo sci per atleta con defibrillatore: “Gareggia e ha vinto anche molte gare”

Il giovane sciatore, affetto da Sindrome di Brugada, ha ottenuto l’ok grazie a un defibrillatore sottocutaneo di ultima generazione e a un monitoraggio con telemetria durante le discese
Prima idoneità agonistica allo sci per atleta con defibrillatore: “Gareggia e ha vinto anche molte gare”
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Mentre da giorni si festeggiano le medaglie italiane nelle discipline dello sci a Milano-Cortina, arriva una buona notizia per una giovane promessa. Per la prima volta in Italia è stata rilasciata l’idoneità allo sci alpino agonistico a un atleta portatore di defibrillatore. La certificazione è stato adottata a Padova e riguarda una promessa dello sci nazionale affetta da Sindrome di Brugada, una patologia cardiaca rara e potenzialmente letale. A seguire il caso è stata l’équipe dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, coordinata dal professor Domenico Corrado, direttore della UOC Cardiologia 1, insieme al professor Federico Migliore (UOS Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione) e alla professoressa Cristina Basso, direttrice della UOC Patologia Cardiovascolare.

La patologia e i rischi

“La Sindrome di Brugada è una malattia elettrica delle cellule cardiache che predispone ad arresto cardiaco – spiega Corrado – L’attività sportiva era controindicata sia per lo stimolo alla progressione della patologia miocardica a causa dello stress meccanico e per il sovraccarico emodinamico, sia perché fattore scatenante di aritmie ventricolari maligne, sia per il potenziale danno del dispositivo da traumatismo”. Una condizione che, tradizionalmente, porta a escludere l’attività agonistica per il rischio legato allo sforzo fisico e alla possibilità di aritmie pericolose. Tuttavia, come precisa lo stesso Corrado, “Questa sindrome provoca di solito aritmie non durante lo sport, ma di notte e a riposo”.

Il monitoraggio sulla neve

La decisione di concedere l’idoneità è arrivata dopo un approfondito percorso clinico e un monitoraggio diretto dell’attività cardiaca dell’atleta, anche durante l’attività sportiva. “Abbiamo usato la telemetria per monitorare l’attività cardiaca sia durante il riposo che durante la discesa su neve ed abbiamo deciso che l’atleta, previo utilizzo di un corpetto che difende il defibrillatore da eventuali urti, può gareggiare. E sta anche vincendo numerose gare”. Un passaggio cruciale è stato l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo di ultima generazione, dispositivo capace di rilevare e interrompere aritmie ventricolari potenzialmente letali attraverso l’erogazione di uno shock elettrico, senza l’impiego di elettrocateteri inseriti all’interno del cuore o dei vasi sanguigni. La protezione del dispositivo durante le discese è garantita da un apposito corpetto antiurto, studiato per ridurre il rischio di traumi in caso di caduta.

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