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Alle Paralimpiadi tornano bandiera e inno della Russia. L’Ucraina diserterà la cerimonia d’apertura

Lo sport paralimpico compie una scelta che segna una netta discontinuità anche rispetto alle Olimpiadi attualmente in corso: "Come qualsiasi altro Paese". Gli organizzatori: "Non è una nostra decisione"
Alle Paralimpiadi tornano bandiera e inno della Russia. L’Ucraina diserterà la cerimonia d’apertura
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Alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 torna la bandiera russa. E con essa l’inno, i colori, i simboli ufficiali. Mentre la guerra in Ucraina prosegue dal febbraio 2022 e il dibattito internazionale resta acceso, lo sport paralimpico compie una scelta che segna una netta discontinuità rispetto agli ultimi anni. La svolta è dell’International Paralympic Committee: sei atleti russi e quattro bielorussi potranno gareggiare non più sotto la formula dei “neutrali”, ma rappresentando ufficialmente il proprio Paese. I dieci qualificati, specifica l’Ipc, saranno trattati “come quelli di qualsiasi altro Paese”. Mentre gli organizzatori si affrettano a precisare che non è una decisione che compete a Milano-Cortina: “La decisione di chi partecipa o meno non dipende da noi. Noi non facciamo politica, noi facciamo gli organizzatori. E se tutto va bene siamo contenti”, ha sottolineato l’ad della Fondazione, Andrea Varnier.

La decisione dell’Ipc ha subito provocato la reazione di Kiev: i funzionari ucraini diserteranno la cerimonia d’apertura, ha affermato il ministro dello Sport ucraino Matvii Bidnyi, che aveva descritto come ”scandalosa e deludente” la decisione. “Non saremo presenti alla cerimonia di apertura. Non prenderemo parte ad altri eventi paralimpici ufficiali”, ha scritto Bidnyi sui social. “Ringraziamo tutti i funzionari del mondo libero che faranno lo stesso”, ha aggiunto invitando a non presenziare alla cerimonia che aprirà le gare, previste dal 6 al 15 marzo.

Era dal 2014 che gli atleti russi, se partecipavano alle Olimpiadi, lo facevano sotto una bandiera neutrale. Il contingente russo sarà composto da sei atleti, ammessi tramite wildcard distribuite tra sci alpino, sci di fondo e snowboard. Tra i nomi già confermati c’è quello del pluricampione Alexey Bugaev. La Bielorussia schiererà invece quattro atleti, tutti impegnati nello sci di fondo. Dopo la messa al bando totale decisa nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina e la parziale riammissione senza simboli a Parigi 2024, il reintegro arriva in seguito alla decisione dell’Assemblea IPC dello scorso settembre e, soprattutto, dopo il successo nel ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport contro la Federazione Internazionale Sci. La sentenza ha restituito agli atleti ranking e punti precedentemente cancellati, consentendo loro di riprendere il percorso di qualificazione verso i Giochi.

Il dettaglio che più colpisce riguarda tempi e modalità. Le Olimpiadi invernali, in corso dal 6 al 22 febbraio 2026, vedono russi e bielorussi gareggiare ancora sotto la dicitura di “Atleti Individuali Neutrali”, secondo la linea del Comitato olimpico internazionale che consente la partecipazione solo nelle gare individuali e dopo un rigoroso processo di selezione, che esclude tutti coloro che hanno manifestato il sostegno alla guerra. Alle Paralimpiadi, in programma dal 6 al 15 marzo, torneranno invece ufficialmente bandiere e inni.

Una divergenza evidente tra le due manifestazioni, nonostante le dure proteste di Kiev, che aveva chiesto al governo italiano di bloccare la partecipazione. Il Comitato Paralimpico ha scelto una strada diversa rispetto al Cio, in un contesto in cui in ambito sportivo ancora non sono stati adottati provvedimenti contro Israele, i cui atleti continuano a partecipare alle gare, anche a Milano-Cortina, nonostante posizioni apertamente belliciste.

Oltre a Varnier, sul tema è intervenuto anche il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò: “Io sono un membro del Cio e non faccio parte del board del Comitato paralimpico, loro sono un ente autonomo e il loro presidente è un rappresentante all’interno del Cio”. “Questa -avverte Malagò- è una decisione che è stata presa da molto tempo, da quando hanno fatto l’assemblea in Corea qualche mese fa”. E in ogni caso “non è una cosa che riguarda il mio mondo; noi siamo il comitato organizzatore e il nostro obiettivo è completare un lavoro per altri cinque giorni, compresa la cerimonia inaugurale”. Dopodiché “respiriamo un attimo e poi dovremo fare altrettanto bene, come capacità organizzativa, per le Paralimpiadi”, conclude Malagò.

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