Il trattato commerciale Usa-Argentina legalizza l’Italian sounding: a rischio Dop e Igp italiane, da Asiago a Parmigiano e capocollo
Dop e Igp italiane ed europee sotto scacco dopo la firma del trattato bilaterale tra Stati Uniti e Argentina, che introduce un mutamento sostanziale nel quadro del commercio internazionale dei prodotti agroalimentari. Attraverso l’integrazione di clausole di priorità e la definizione di una lista di termini considerati “generici”, l’intesa tra Washington e Buenos Aires punta a stabilire un primato normativo che potrebbe rendere inefficaci le tutele previste dai negoziati tra Unione Europea e Mercosur.
L’accordo, denominato ARTI, ovvero Agreement on Reciprocal Trade and Investment e firmato il 5 febbraio, prevede una gestione molto permissiva dei nomi dei prodotti alimentari che “apre il mercato sudamericano ai falsi a stelle e strisce”, scrive Coldiretti in una nota. In particolare, l’Argentina si impegna a permettere l’uso di termini che identificano prodotti agricoli in relazione a merci statunitensi, se non c’è una qualità o reputazione specifica essenzialmente attribuibile alla sua origine geografica. L’articolo 2.5 stabilisce esplicitamente che Buenos Aires non limiterà l’accesso al mercato dei prodotti americani per l’uso di una lunga lista di termini specifici, tra cui sono presenti nomi che richiamano direttamente tipicità italiane come Asiago, Burrata, Fontina, Gorgonzola, Grana, Mascarpone, Mozzarella, Parmesan, Pecorino, Provolone, Ricotta e Romano per i formaggi, e Bologna, Capocollo, Mortadella, Pancetta, Prosciutto e Salame per i salumi. La lista contiene anche nomi di altre produzioni tipicamente europee: tra gli altri Brie, Camembert, Edam, Emmental, Feta, Gouda per i lattiero-caseari e Bratwurst, Chorizo e Kielbasa per le carni lavorate.
In altre parole, l’accordo stabilisce che un nome possa essere utilizzato liberamente se non viene dimostrato che il prodotto abbia una “reputazione specifica essenzialmente attribuibile alla sua origine geografica”: non si dà dunque per scontato che “Asiago” sia una produzione veneta da proteggere, ma si stabilisce che, se non diversamente provato secondo i criteri dell’accordo, quel nome può essere trattato come un termine comune per indicare un tipo di formaggio, a prescindere da dove venga prodotto. Aver incluso un elenco di nomi nell’accordo di fatto cristallizza la genericità di questi prodotti per Usa e Argentina, e impedisce all’Italia o all’Ue di chiedere in futuro che quei nomi siano riservati solo ai prodotti originali Dop o Igp.
L’accordo trasforma in termini di uso comune nomi considerati nel sistema europeo e internazionale come proprietà intellettuale e territoriale, rendendo di fatto legale l’Italian Sounding sul mercato argentino. Per i produttori italiani, questo significherà dover competere con versioni americane di “prosciutto” o “grana” che costeranno meno perché non devono rispettare i disciplinari di produzione. Le conseguenze sono rilevanti: un consumatore argentino potrà comprare una burrata o un prosciutto americano credendo di acquistare un prodotto italiano e si creerà un pericoloso precedente, che oggi riguarda solo il mercato argentino, ma che avrà un impatto sui futuri accordi commerciali del nostro paese e dell’Unione.
L’intesa tra Stati Uniti e Argentina introduce inoltre una clausola di priorità e incompatibilità che neutralizza le tutele che l’Unione Europa aveva ottenuto nel negoziato con il Mercosur. L’accordo di Bruxelles puntava a proteggere i prodotti Dop e Igp impedendo le imitazioni in Sud America, ma quello di Washington ribalta la situazione, attraverso l’articolo 2.3.2 che sancisce il divieto di Buenos Aires di prendere impegni con altri Paesi che risultino incompatibili con le libertà concesse agli Stati Uniti, imponendo all’Argentina di garantire che i regolamenti tecnici, gli standard e le procedure di valutazione della conformità non creino ostacoli al commercio bilaterale e che non siano discriminatori. In altri termini l’Unione Europea non potrà chiedere all’Argentina di adottare standard tecnici o certificazioni di qualità europee che gli Usa considerino “ostacoli al commercio”. Washington vuole assicurarsi che l’Argentina non conceda ad altri paesi, come l’Italia, tutele speciali come quelle sulle Indicazioni Geografiche che finirebbero per discriminare i prodotti statunitensi.
Il trattato americano-argentino si configura come un vero e proprio blitz: lo scorso novembre le parti hanno comunicato l’avvio dei lavori per un nuovo quadro di cooperazione bilaterale, e il 5 febbraio è stato presentato l’accordo, che diventerà efficace entro 60 giorni dalle notifiche di conferma del completamento delle procedure interne, ovvero approvazioni governative e ratifiche legislative. Entrando in vigore così velocemente, l’accordo ARTI sarà operativo ben prima dell’accordo Ue-Mercosur, che sebbene sia stato ufficialmente firmato, è stato rinviato dal Parlamento alla Corte di Giustizia, prima di dover comunque affrontare le ratifiche nazionali. Di fatto superando le tutele che Bruxelles aveva ottenuto dall’alleanza sudamericana.