Decreto bollette, il Coordinamento Free resta scettico: “Alcune misure sono incoerenti con la decarbonizzazione”
“Come Coordinamento FREE – Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica – comprendiamo l’urgenza del Governo di intervenire per ridurre il peso delle bollette elettriche per famiglie e imprese, come previsto dalla bozza di decreto recante ‘Misure urgenti di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas. Tuttavia esortiamo al contempo il Governo a riconsiderare alcune misure che, se confermate, rischiano di produrre effetti distorsivi sul mercato elettrico e di risultare incoerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione e con i principi di corretta formazione dei prezzi”. Attilio Piattelli, presidente di Coordinamento Free, è parzialmente scettico sul decreto bollette. Che, a suo avviso, favorisce le fonti fossili a scapito delle altre.
Cosa pensate del meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici?
Il decreto introduce all’articolo 5 un meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici a gas dei corrispettivi della tariffa di trasporto del gas e, in aggiunta, di una quota riconducibile agli oneri ETS sostenuti per la produzione di energia elettrica. L’intervento appare finalizzato a ridurre il prezzo di mercato dell’energia elettrica – oggi fortemente influenzato dalla generazione a gas – anche con l’effetto di comprimere i ricavi delle fonti rinnovabili che operano, come le altre fonti in un quadro di mercato. La realtà però è un po’ diversa. Il rimborso dei costi legati al differenziale tra TTF (l’hub europeo del gas) e PSV (Punto virtuale di scambio) e del contributo ETS (Emissions Trading System) – oggi stimabili, più o meno, in circa 30 €/MWh – riduce artificialmente il costo variabile della generazione a gas, con il rischio concreto di aumentarne l’utilizzo nell’ordine di merito per la formazione dei prezzi in borsa. Si crea così un incentivo implicito a favore di una fonte fossile proprio mentre il sistema energetico europeo è impegnato in un percorso di progressiva decarbonizzazione. Sebbene il decreto preveda una verifica del pieno trasferimento dei rimborsi nelle offerte di vendita, non vi è certezza che l’intero beneficio si traduca in una effettiva e stabile riduzione del prezzo all’ingrosso. Il rischio è quindi quello di intervenire sui costi senza avere garanzie certe sull’effettivo vantaggio per i consumatori finali.
A vostro avviso va preservato il sistema ETS?
Si tratta di una questione di principio, non trascurabile. Il sistema ETS è stato istituito per internalizzare il costo ambientale delle emissioni di CO₂ e fornire un segnale economico chiaro e progressivo contro l’uso delle fonti fossili. Neutralizzarne l’effetto contraddice la ratio dello strumento europeo e potrebbe costituire un precedente pericoloso sotto il profilo della coerenza delle politiche climatiche. Inoltre, il rimborso decorre dal 1° gennaio 2027, configurandosi come misura strutturale e non come intervento immediato e temporaneo di natura emergenziale. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: il mancato gettito derivante dai rimborsi viene coperto tramite componenti applicate ai prelievi di energia elettrica. In altri termini, l’onere viene redistribuito in bolletta, con il rischio di penalizzare determinate categorie generando effetti redistributivi non equi.
Cose occorrerebbe fare, secondo lei?
La strada più efficace e coerente dovrebbe essere quella di preservare integralmente il meccanismo ETS, mantenendone la funzione ambientale di stimolo alla decarbonizzazione, e di favorire in modo deciso la stipula di contratti PPA a lungo termine per le fonti rinnovabili che oggi operano a mercato, con meccanismi di garanzia e aggregazione analoghi a quelli previsti per l’Energy Release, strumento predisposto per i nuovi impianti FER.
Ci sono aspetti positivi nel decreto?
È certamente positivo quanto previsto all’articolo 3 della bozza di decreto in materia di contrattazione di lungo termine della produzione rinnovabile. Tale impostazione andrebbe tuttavia ulteriormente rafforzata e resa centrale nella strategia di contenimento strutturale dei prezzi, offrendo stabilità dei prezzi di generazione da FER e ricavi certi per gli operatori delle rinnovabili con prezzi che siano però commisurati ai costi operativi delle tecnologie e al giusto margine d’impresa. Infatti, nel caso in cui gli impianti fossero obbligati a vendere a prezzi ritenuti troppo bassi, potrebbero non essere in grado di sostenere i costi operativi. Una gestione troppo aggressiva dei prezzi riconosciuti per tali categorie di impianti rischia di compromettere asset produttivi già realizzati e di determinare la perdita di capacità rinnovabile. In aggiunta, sollecitiamo un piano straordinario di rapida e significativa accelerazione delle procedure di autorizzazione degli impianti FER, con il forte potenziamento delle strutture preposte al rilascio delle autorizzazioni. Tale azione permetterebbe un’accelerazione delle realizzazioni di nuovi impianti FER che, nel giro di pochi anni, porterebbe a una riduzione consistente del costo delle bollette, senza effetti negativi per il sistema e rendendo il beneficio strutturale nel tempo. Un aumento stabile della produzione elettrica da fonti rinnovabili contribuirebbe inoltre a rafforzare l’indipendenza energetica del Paese, a sostenere la crescita dell’industria nazionale e a favorire risposte concrete al percorso di decarbonizzazione del nostro Paese. C’è poi nel decreto un’ulteriore criticità relativa al biogas.
Può spiegare meglio?
L’articolo 4 introduce modifiche rilevanti al meccanismo dei prezzi minimi garantiti per biogas. Il taglio delle ore di producibilità mal si sposa con una tecnologia che non consente di interrompere e riavviare la produzione. Le ulteriori condizionalità di accesso al meccanismo poste dalla norma per gli impianti superiori a 300 kW rischiano di portare alla chiusura immediata degli impianti, compromettendo la realizzazione delle riconversioni verso la produzione di biometano sancite dal PNRR e, in ottica di più ampio respiro, dal PNIEC.
Cosa pensa dell’articolo 6 relativo alla gestione della capacità di rete e sulla riduzione della cosiddetta saturazione virtuale?
È condivisibile. Si tratta di una misura attesa da tempo e non più prorogabile. Il Coordinamento FREE ribadisce che la riduzione delle bollette rappresenta un obiettivo prioritario e condiviso. Tuttavia, non è condivisibile il perseguimento di tale obiettivo attraverso un indebolimento del sistema ETS, favorendo così la generazione fossile. La soluzione strutturale risiede invece nel rafforzamento del mercato delle rinnovabili per favorirne il loro rapido sviluppo e nella promozione della contrattazione di lungo termine per le FER che oggi sono gestite a mercato. Solo così si potrà riuscire a garantire davvero la decarbonizzazione, la tutela dei consumatori e la sicurezza energetica per il Paese. Sicurezza che le fonti fossili, viste le sempre maggiori tensioni geopolitiche, riescono sempre meno a garantire.