Bimbo del “cuore bruciato”, c’è un nuovo organo disponibile. Valutazione rimandata a mercoledì con l’Heart team di esperti
È mercoledì 18 febbraio il giorno probabilmente più importante per il piccolo di 2 anni e 4 mesi, tenuto in vita con l’Ecmo dal 23 dicembre scorso, quando l’impianto dell’organo arrivato da Bolzano, è fallito perché l’organo era danneggiato. “Bruciato” dall’utilizzo del ghiaccio secco e trasportato in un box non di ultima generazione. Martedì sera è scattata l’allerta per la compatibilità di un cuore a poche ore dall’arrivo a Napoli di luminari di trapianti pediatrici per un consulto all’ospedale Monaldi.
Quattro ore di attesa per Patrizia Mercolino, la madre del piccolo paziente – che anche secondo gli esperti mostra una fibra eccezionale – convocata d’urgenza dalla direzione della struttura napoletana. Ma la compatibilità sarebbe “parziale” . Sulla possibilità di un nuovo trapianto aveva dato parere negativo l’ospedale Bambino Gesù, considerato uno dei centri di eccellenza e di riferimento anche per la tecnica del cuore artificiale. Ma anche due medici del nosocomio romano sono stati invitati nell’Heart team per una nuova valutazione delle condizioni del bimbo. La madre del piccolo è apparsa “arrabbiata”, ma mercoledì come ogni sarà in ospedale.
La nota dell’ospedale
Poco prima dell’1 di mercoledì l’azienda sanitaria ha diramato una breve nota: “In relazione all’allerta cuore diffusa nella giornata di ieri (17/02/2026) l’Azienda Ospedaliera dei Colli rende noto che ogni decisione in merito all’allocazione dell’organo sarà presa solo in seguito alla valutazione del team di esperti che nella giornata di oggi mercoledì 18/02/2026 si esprimerà sulla trapiantabilità del piccolo paziente ricoverato presso la Terapia Intensiva del Monaldi. Tale attesa non avrà alcuna ripercussione sul cuore del donatore in quanto compatibile con la gestione della donazione in corso”.
L’attesa
Il piccolo sarebbe quarto nella lista. Come aveva spiegato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, prima delle comunicazioni ufficiali: “Ci sono altri tre centri in attesa, è ovvio che si deve procedere subito. Attendiamo a breve una risposta”. Il legale ha aggiunto di essere in contatto con il Nas dei Carabinieri e con la procura perché nel caso che il bimbo fosse compatibile richiede il sequestro e la conservazione dell’organo danneggiato a fini probatori. Secondo il legale è fondamentale per stabilire tutti i passaggi del caso.
A entrare in sala operatoria, nel caso fosse assegnato il cuore a Napoli, sarebbe lo stesso cardiochirurgo che lo ha operato il 23 dicembre, disposto ad assumersi la responsabilità. Il medico, sospeso dall’attività di trapianti, è anche uno dei sei indagati. Come è noto la procura di Napoli, con l’aggiunto Antonio Ricci e il pm Giuseppe Tittaferrante, hanno aperto un’inchiesta per lesioni colpose gravissime.
Le indagini
Nel registro degli indagati ci sono sei persone indagate tra cui due cardiochirurgi e le rispettive equipe che hanno partecipato all’espianto in Trentino e il successivo impianto con il cuore “bruciato”. Quando ci si è resi conto che l’organo per il paziente, affetto da una miocardiopatia dilatativa dall’età di 4 mesi, era danneggiato, non si poteva tornare più indietro. Un cuore espiantato ha quattro ore di autonomia, poi deve trovare il suo nuovo posto nel torace del ricevente.
Dopo i primi giorni di indagini è emerso anche che il cuore fu trasportato all’interno di un contenitore di vecchio tipo, malgrado l’ospedale Monaldi disponga dei box tecnologici che controllano la temperatura: perché il personale non sarebbe stato adeguatamente formato per l’uso dello strumento più evoluto. Si è così optato per utilizzare il contenitore più vecchio, un box simile a quelli che per la conservazione di reperti fisiologici, che è però considerato fuori dalle linee guida acquisite dalla procura di Napoli. L’ospedale San Maurizio di Bolzano – tranne il giorno dopo l’emersione della notizia grazie a un articolo del Mattino – ha rilasciato commenti, né fornito ulteriori informazioni sul ghiaccio fornito perché il team napoletano non sarebbe arrivato “con tutta l’attrezzatura necessaria”.
L’Heart Team
A valutare le condizioni di Domenico, insieme ai medici del Monaldi, saranno il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio del Bambino Gesù di Roma, il professor Giuseppe Toscano dell’Università di Padova, il dottor Amedeo Terzi dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, il professor Carlo Pace Napoleone dell’ospedale Regina Margherita di Torino.