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Bimbo del “cuore bruciato”, c’è un nuovo organo disponibile. Il legale: “È quarto nella lista, ci sono altri tre centri coinvolti”

Convocata d'urgenza la madre del piccolo ricoverato al Monaldi. L'avvocato ha aggiunto di essere in contatto con il Nas dei Carabinieri e con la procura perché nel caso che il bimbo fosse compatibile richiede il sequestro e la conservazione dell'organo danneggiato a fini probatori
Bimbo del “cuore bruciato”, c’è un nuovo organo disponibile. Il legale: “È quarto nella lista, ci sono altri tre centri coinvolti”
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Mentre per mercoledì 18 febbraio si attendeva l’arrivo a Napoli di luminari di trapianti pediatrici, all’ospedale Monaldi di Napoli, martedì sera, è scattato l’allerta per la compatibilità di un secondo cuore per il piccolo di 2 anni e 4 mesi, tenuto in vita con l’Ecmo dal 23 dicembre scorso, quando l’impianto dell’organo arrivato da Bolzano, è fallito perché l’organo era danneggiato. “Bruciato” dall’utilizzo del ghiaccio secco e trasportato in un box non di ultima generazione.

Patrizia Mercolino, la madre del piccolo paziente – che anche secondo gli esperti mostra una fibra eccezionale – è stata convocata d’urgenza dalla direzione della struttura napoletana. Sulla possibilità di un nuovo trapianto aveva dato parere negativo l’ospedale Bambino Gesù, considerato uno dei centri di eccellenza e di riferimento anche per la tecnica del cuore artificiale. Ma anche due medici del nosocomio romano sono stati invitati nell’Heart team per una nuova valutazione delle condizioni del bimbo.

A quanto apprende il FattoQuotidiano però il piccolo è quarto nella lista. Come ha spiegato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia: “Ci sono altri tre centri in attesa, è ovvio che si deve procedere subito. Attendiamo a breve una risposta”. Il legale ha aggiunto di essere in contatto con il Nas dei Carabinieri e con la procura perché nel caso che il bimbo fosse compatibile richiede il sequestro e la conservazione dell’organo danneggiato a fini probatori. Secondo il legale è fondamentale per stabilire tutti i passaggi del caso.

A entrare in sala operatoria, nel caso fosse assegnato il cuore a Napoli, sarebbe lo stesso cardiochirurgo che lo ha operato il 23 dicembre, disposto ad assumersi la responsabilità. Il medico, sospeso dall’attività di trapianti, è anche uno dei sei indagati. Come è noto la procura di Napoli, con l’aggiunto Antonio Ricci e il pm Giuseppe Tittaferrante, hanno aperto un’inchiesta per lesioni colpose gravissime. Nel registro degli indagati ci sono sei persone indagate tra cui due cardiochirurgi e le rispettive equipe che hanno partecipato all’espianto in Trentino e il successivo impianto con il cuore “bruciato”. Quando ci si è resi conto che l’organo per il paziente, affetto da una miocardiopatia dilatativa dall’età di 4 mesi, era danneggiato, non si poteva tornare più indietro. Un cuore espiantato ha quattro ore di autonomia, poi deve trovare il suo nuovo posto nel torace del ricevente.

Dopo i primi giorni di indagini è emerso anche che il cuore fu trasportato all’interno di un contenitore di vecchio tipo, malgrado l’ospedale Monaldi disponga dei box tecnologici che controllano la temperatura: perché il personale non sarebbe stato adeguatamente formato per l’uso dello strumento più evoluto. Si è così optato per utilizzare il contenitore più vecchio, un box simile a quelli che per la conservazione di reperti fisiologici, che è però considerato fuori dalle linee guida acquisite dalla procura di Napoli. L’ospedale San Maurizio di Bolzano – tranne il giorno dopo l’emersione della notizia grazie a un articolo del Mattino – ha rilasciato commenti, né fornito ulteriori informazioni sul ghiaccio fornito perché il team napoletano non sarebbe arrivato “con tutta l’attrezzatura necessaria”.

Articolo in aggiornamento

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